Celiachia = Genetica + Glutine e …

C’è qualcosa di nuovo e a discuterlo è il Professor Alessio FASANO.

Questa equazione l’ho volutamente e provocatoriamente estrapolata dall’ interessante intervista ad Alessio pubblicata su Evoluta Mente.

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Si, Alessio … il professor Alessio Fasano esperto mondiale di glutine e dei suoi effetti sul corpo umano, attualmente Direttore del Center for Celiac Research presso il Massachusetts General Hospital for Children. Finalmente una ventata di nuovo …

Qualcosa di estremamente interessante e concreto che emerge dalla ricerca scientifica e che offre la possibilità di riflettere ed aprire le menti piuttosto che dare ascolto ai tanti ciarlatani che attualmente si dedicano al glutine&dintorni per biechi scopi!

Una delle domande più ricorrenti è stata rivolta ad Alessio:
Perché pensi che la celiachia e la sensibilità al glutine abbiano avuto un drammatico simile aumento della prevalenza rispetto al recente passato?

Questa la semplice quanto efficace risposta:
Credo che ci siano due componenti che giustificano questo aumento. In primo luogo – una maggiore consapevolezza. Quando i sanitari cominciano a cercarla e sanno che esiste, la celiachia si trova. Si trova in qualsiasi parte del mondo.
Il secondo componente è che vi è un vero aumento della prevalenza nel tempo. E questo non è unico per la malattia celiaca o sensibilità al glutine; è ciò che vediamo in molte altre malattie autoimmuni. Siamo nel bel mezzo di una epidemia.

Su questa base volendo approfondire ancora meglio ecco scattare un’altra domanda anch’essa frequente ed intrigante:
[…] anche chi non ha una predisposizione genetica per la malattia celiaca potrà svilupparla lo stesso. Vuol dire che c’è qualcosa nell’ambiente che ‘innesca‘ la celiachia nelle persone?

Il professore con salomonica-sorridente sincerità asserisce che: Fino al recente passato, la risposta è stata “è il glutine, e quindi se siete geneticamente predisposti e si ingerisce glutine, è destino che si svilupperà la malattia”. Non è più così. […] Ciò significa che certo la predisposizione conta, certo, bisogna ingerire glutine. Ma questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Un’altra cosa deve essere allora inclusa nel quadro generale del problema. Personalmente, credo che sia un cambiamento nella composizione del microbiota il che potrebbe essere un’ulteriore causa che incrina la salute e predispone alla malattia.

Ecco l’interessante-innovativo spunto di riflessione: il microbiota, cioè quell’insieme di micro-organismi simbiontici, in quanto capaci di stabilire una vita comune con organismi diversi per trarre reciproco vantaggio, che popolano il tubo digerente umano. Sicuramente la genetica, sicuramente il glutine ma anche gli abitanti del nostro intestino giocano un ruolo determinante.

Era il 2007 quando Alessio presso le aule dell’Università Politecnica della Marche teneva un seminario, dal titolo Gliadin, Intestinal Permeability and Celiac Disease: From Innate Immunity to Autoimmunity, a studenti e ricercatori e professori e già sosteneva che genetica e glutine è condizione necessaria ma non sufficiente. Oggi lo afferma a tutta forza con il supporto e la consapevolezza che SOLO la ricerca scientifica porta!

E continua per meglio spiegare l’abnorme risposta del sistema immunitario … Questo ciò che esattamente accade: […] tramite un errore evolutivo, il glutine viene interpretato dal nostro sistema immunitario come nemico, come parte di un batterio. Quindi reagiamo come quando siamo esposti ai batteri. Utilizziamo lo stesso tipo di armi. Ma siamo tutti esposti ai batteri ogni giorno. Siamo tutti impegnati in questa lotta. Pochissimi perdono questa lotta e sviluppano infezioni, molto pochi. La stessa storia si propone con il glutine. […]

Semplici ma efficaci parole per spiegare e dunque introdurre sulla scena dei disturbi glutine correlati, sempre più articolata e complessa, il terzo attore il cui ruolo sembra proprio essere di grande interesse: il MICROBIOMA!

Ok il terzo attore ma … che ruolo ha?

Da quello che abbiamo capito, le modifiche del microbioma da batteri “amichevoli” a batteri “bellicosi” è quello che può predisporre alla malattia celiaca o la sensibilità al glutine. Questo concetto è abbastanza rivoluzionario perché significherebbe che non sei nato per sviluppare la malattia celiaca, il cancro, la sensibilità al glutine, l’asma o le malattie autoimmuni. Hai la possibilità di svilupparle, ma questo potenziale si tradurrà in realtà solo da come l’ambiente inciderà suoi tuoi geni. Ed è il microbioma che trasmuta gli stimoli ambientali e che incide davvero sul nostro genoma.

Oggi ci fermiamo qui ma presto tornerò per discutere:
1. glutine e cervello
2. prevenire meglio curare: lo studio Celiac Disease Genomic Enviromental Microbiome and Metabolic Study.

Senza glutine ogni tanto fa bene

E’ un paio di giorni.. forse anche 3… che campeggia sulla mia scrivania l’articolo di giornale che porta proprio questo titolo: Senza glutine ogni tanto fa bene. Ora ho deciso di condividere….

Ma che cosa significa?
Per chi va bene questa affermazione?

Tutti coloro che conoscono le reazioni avverse al glutine, cioè dall’allergia alla celiachia fino alla sensibilità al glutine non celiaca (GSNC), ‘senza glutine‘ è un imperativo per la vita e dunque… ‘ogni tanto’ NON esiste!

Si, è vero ci potrebbe essere una eccezione poiché chi vive la GSNC forse non deve seguire per tutta la vita il senza glutine ma solo per un periodo di tempo che può variare da 3-6 mesi a qualche anno; poi si torna all’alimentazione convenzionale. Ma certo è, che anche per loro non si può dire ‘ogni tanto’ perchè quando è, è sempre e quando non è, non è!

Proseguiamo nell’analisi… tutti coloro che non vivono tali reazioni avverse non hanno bisogno di far ricorso al senza glutine ne tantomeno ‘ogni tanto’
– Mangiare senza glutine non significa eliminare carboidrati e fibre
– Mangiare senza glutine non significa eliminare i cereali
– Mangiare senza glutine non significa mangiare leggero
– Mangiare senza glutine non significa essere alla moda
– Mangiare senza glutine non fa dimagrire!

Dunque perché privarsi di cibi derivati da cereali che, di contro hanno una componente proteica chiamata glutine?

Proseguendo nella lettura si arriva il testimonial… e questo devo ammettere che fa colpo… proprio in tutti i sensi ☺

Novak Djokovicconfesso che come tennista mi piace molto! – dichiara di essersi convertito a una dieta senza glutine sotto controllo sanitario sostenendo di averne avuto dei benefici evidenti al punto da diventare una star di questo stile alimentare.

Credo che questa frase si commenti da sola…. Il messaggio è semplicemente/magistralmente fuorviante.
Se Novak è celiaco o sensibile al glutine, certo che ha trovato giovamento eliminando il glutine… ma se non lo è, la sua performance in campo non è certo migliorata perché mangia senza glutine.

Al di la di tutto direi di prendere spunto per rinfrescare qualche raccomandazione utile:
1. consultarsi con il proprio medico nel momento in cui si avvertono sintomi di gonfiore addominale e/o altri disturbi gastrointestinali, stanchezza, spossatezza…
fare test diagnostici adeguati
2. iniziare una alimentazione senza glutine rigorosa, variata e moderata inizialmente accompagnati da un professionista per garantire una sana compliance alla terapia
3. pasta, pane e pizza non debbono mai mancare
4. aumentare il consumo dei tanti prodotti freschi e naturalmente senza glutine, soprattutto se di origine vegetale
5. i cereali storici quali riso e mais trovano oggi numerosi altri sostituti quali grano saraceno, sorgo, miglio, quinoa, sorgo, teff

Senza glutine sempre fa bene!

Senza glutine mai fa bene!

E … tu sei della ‘squadra’ del sempre o quella simpaticamente avversaria del mai

Salute? No, Mindfulness

A mio avviso – ora i tempi sono scientificamente-culturalmente e socialmente maturi – per lanciare una sfida sul piano scientifico, culturale e sociale. Possiamo abbandonare il concetto di salute che dal 1946 così è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – per gli amici OMS – come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica conosciamo sempre meglio i meccanismi perfettamente programmati ed ingegnerizzati del nostro corpo e dunque dobbiamo imparare a conoscerCi sempre più ma soprattutto dobbiamo imparare a gestire tutti i fenomeni e gli episodi che si verificano dal momento della nascita fino al raggiungimento del limite massimo della vita. Si parla allora di Mindfulness e di Management Medicine.

La Mindfulness (letteralmente attenzione consapevole o attenzione nuda) è uno stato mentale in cui la persona ascolta ed osserva le proprie emozioni, le proprie sensazioni fisiche, accettando i propri pensieri così come sono senza giudicarli, senza cercare di modificarli né bloccarli e senza reagire agli stessi. E’ dunque un processo continuo di ascolto e consapevolezza di stati interni ed esterni e non è mai costante. La Mindfulness è indirizzata a chiunque desideri, trascendere le proprie limitazioni e raggiungere un livello più alto di benessere psicologico, fisico e sociale.

Alla base di ciò c’è la conoscenza di se stessi e c’è la consapevolezza di rispondere all’imperativo di Nietsche: Diventa ciò che sei! che declinato in versione gluten-free: Diventa celiaco!

Frase sicuramente forte ma una volta ricevuta diagnosi corretta di reazione avversa al glutine è fatto d’obbligo cominciare a conoscersi ed ad ascoltarsi.
Per capire meglio Vi propongo l’ascolto di una chiacchierata di un illuminato quanto saggio filosofo, psicanalista e docente universitario: Umberto Galimberti.

E’ fondamentale conoscere sia i meccanismi che sottendono alle reazioni avverse al glutine che ascoltare le proprie emozioni, sensazioni fisiche, pensieri… innescare un processo continuo di ascolto e consapevolezza di stati interni ed esterni, che non sarà mai costante.

In questo nuovo approccio si parla allora di Green-Blue DIET.

La base è indiscutibilmente e saldamente ancorata alla Dieta Mediterranea che è molto più che un epitaffio e/o un modello alimentare in cui si elencano e consigliano alimenti “si” ed alimenti “no”!

E’ sintesi e fulcro di una moltitudine di fattori che contribuiscono alla costruzione di una socialità articolata e costruttiva. Rappresenta un insieme complesso di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, o meglio “dalla zolla alla forchetta”, comprendendo modalità di colture – raccolta – pesca – conservazione – trasformazione – preparazione fino al consumo frugale e parco del cibo stesso. E’ fatto d’obbligo oggi pensare di essere cittadini d’Europa e del mondo e dunque avere rispetto di tutte le risorse del Pianeta per offrire a tutti i suoi abitanti la possibilità di poterne usufruire parimenti. Da questo nasce la definizione di Green – per il rispetto del suolo e delle sue produzioni – e Blue – per il rispetto dell’oro blu, cioè l’acqua. Con il termine DIET si riafferma e si consolida il concetto dell’importanza di una corretta alimentazione e di un sano stile di vita complesso ed articolato, che permettono il raggiungimento ed il mantenimento dello stato di mindfulness.

Tre sono le macro-aree nella quali la Green-Blue DIET si articola: la Nutrition, il Life Style e la Lumosity che presto conosceremo nei dettagli!

Un piatto di lenticchie = un piatto di salute

Non sempre apprezzati questi piccoli ovali convessi di colore marrone, verde o arancione in relazione alla specie (cultivar). Sto parlando di lenticchia (Lens culinaris L.) che ha suscitato l’interesse della comunità scientifica data la sua peculiare-ricca composizione chimica e i suoi numerosi effetti sulla salute dell’uomo.

La lenticchia, un legume noto fin dall’inizio della civiltà umana, è stata per troppo tempo poco apprezzata e la stessa saggezza popolare ha messo in evidenza piuttosto i suoi difetti. Un proverbio marchigiano così suona: infelice il corpo di colui che mangia lenticchie…. e ancora un proverbio siciliano recita: la lenticchia resta nello stomaco per tre giorni….

Entrambi fanno riferimento alla scarsa digeribilità ma…. ogni tanto l’antica sapienza tanto sapiente non è!
Probabilmente questa cattiva fama deriva piuttosto dai condimenti utilizzati dai nostri nonni o agli abbinamenti gastronomici gustosissimi ma non proprio dietetici quanto piuttosto impegnativi da un punto di vista digestivo (cotechini, zamponi, cotenne di maiale).

Recentemente invece la lenticchia è oggetto di una interessante review pubblicata su Meditterranean J Nutrition and Metabolism in cui i ricercatori hanno raccolto evidenze scientifiche concrete che supportano la sua ricchezza nutrizionale in relazione agli innumerevoli effetti positivi sulla salute umana.

Lo sapevi che…..
…. la produzione mondiale di questo prodotto vegetale – appartenente alla famiglia delle leguminose – è pari a 2.83 milioni di tonnellate (dati FAO) di cui la maggior parte in Canada (36.9%) e in India (28.7%) mentre a seguire nel Nepal, Cina e Turchia. La lenticchia è ben presente nella cucina mediterranea e molto apprezzata poichè i suoi tempi di cottura sono di circa 7 min. vs 23-26 min. per gli altri legumi.

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Ma torniamo al suo valore ….. nutrizionale ed in particolare partiamo soddisfacendo subito chi ama la matematica e le calorie! 100g di lenticchia equivalgono sul piano calorico a circa 250g di carne o 118g di pane integrale.
Ben diversa è invece la sua composizione chimica, ricca di…
proteine e composti azotati bioattivi quali lectine (da non confondere con le glico-proteine!), proteasi – definite storicamente come fattori anti-nutrizionali – defensine (peptidi globulari compatti);
carboidrati (47.1%) quali frazioni di amido-resistente, oligosaccaridi e fibra alimentare. Importanti per la crescita e mantenimento della microflora intestinale sono alcuni oligosaccaridi quali alfa-galactosidi, raffinosio, stachiosio, ciceritolo e verbscosio;
grassi (solo 1.4g/100g) principalmente rappresentati da acidi grassi saturi (SFA), monoinsaturi (MUFA) e polinsaturi (PUFA);
minerali (3-5g/100g) quali soprattutto magnesio, fosforo, calcio, zolfo, sodio, potassio (nel rapporto di 30:1-90:1), ferro (poiché bassa è la biodisponibilità potrebbe essere utile la cottura o la geminazione o la fermentazione). Rame, manganese, molibdeno e bario sono invece presenti solo in tracce mentre il contenuto di selenio è molto variabile in relazione al terreno di coltivazione;
vitamine importanti sono folati, tiamina (B1), riboflavina che insieme alle altre vitamine solubili in acqua quali niacina, acido patotemnico, piridossina costituiscono un pool eterogeneo. A queste si aggiungono la vitamina E ed il fellochinone o vitamina K. Di questa ultima è importante notare come il basso quantitativo (5 microgrammi/100g) renda la lenticchia facilmente utilizzabile anche dai cardiopatici che utilizzzano warfarina come anticoagulante.

Ecco allora come la lenticchia si pone su un piano privilegiato rispetto ad altri membri della famiglia (!) quali fagioli, ceci, fava ed altri.
Ma c’è dell’altro infatti recentemente è stata evidenziata una pletora di phytocomposti essenziali e bioattivi che ben risponde alle esigenze di prevenzione primaria nei confronti delle patologie cronico-degenerative che alle esigenze nutrizionali di chi segue regimi alimentari peculiari quali ad esempio i celiaci, i vegetariani, i vegani….

Stiamo parlando di composti fenolici (ben 14 specie diverse!) quali polifenoli, tannini e flavonoli. La lenticchia è la principale fonte alimentare di fitosteroli insieme ai cereali ed in particolare di
beta-sitosterolo (15-24mg/100g);
acido fitico e fitati
saponine, la cui concentrazione è legata all’età biologica della pianta;
lectine o emoagglutine
defensine che rappresentano la risposta di immunità innata peculiare del regno vegetale
inibitori di proteasi quali ad esempio inibitori della tripsina considerata storicamente un fattore anti-nutrizionale poiché in grado di diminuire la digeribilità del piccolo seme.

Le evidenze scientifiche confermano dunque come la lenticchia sia un vero e proprio arsenale di metaboliti primari e secondari che permettono la salvaguardia della salute dell’uomo. Può essere definito un alimento funzionale nella profilassi e terapia di molte patologie croniche quali patologie cardio-vascolari, tumori, diabete poiché i composti bioattivi sono coinvolti nei numerosi meccanismi molecolari e genetici che sottendono alle diverse patologie menzionate.

Dunque ora diventa fondamentale migliorare le tecniche agricole per garantire una buona produzione e le preparazioni culinarie.

Vi auguro Buon Appetito e credo che ora concordiate con me che è da sfatare il luogo comune che trova fondamenta storiche nell’episodio di Esaù!

Chiacchierando di…. Sensibilità al glutine

Esattamente dal 2011 che sentiamo parlare di Sensibilità al Glutine, ora si aggiungono altre novità e dunque è bene chiarire e approfondire!

Nella grande famiglia dei disturbi glutine correlati, 3 sono le patologie che maggiormente in questo ultimo periodo sono sotto la luce dei riflettori e suscitano l’interesse sia della comunità scientifica che profana (!). In base alle ultime acquisizioni si distinguono la Sensibilità al Glutine, la Celiachia e l’Allergia al Frumento. Molti i punti in comune ma anche tante le differenze.

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Partiamo dal responsabile di tutto ciò che è… il glutine.

Il glutine è una miscela proteica peculiare di alcuni cereali quali frumento, segale, farro, kamut, orzo, triticale e spelta. Di conseguenza è presente in tutti i prodotti derivati: dalla farina al pane, pasta, pizza, biscotti fino a tutti i prodotti da forno dolci e salati. Inoltre è sempre bene fare attenzioni anche ai prodotti che potrebbero essere contaminati dal glutine durante le fasi lavorazione, cottura e/o confezionamento.
Da un punto di vista biochimico è costituito da prolammine e glutenine che al momento dell’impasto di strutturano a formare un reticolo tridimensionale dalle proprietà tecnologiche così interessanti quali quelle visco-elastiche. Per chiarire ….

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Proseguiamo con la definizione partendo da quella che storicamente è la più nota.
La celiachia – patologia autoimmune geneticamente determinata (associata agli aplotipi DQ2 e DQ8 del sistema HLA) che coinvolge principalmente l’intestino. La reazione del sistema immunitario al trigger ambientale – il glutine – danneggia l’intestino. Se non diagnosticata e curata si possono verificare fenomeni di malassorbimento fino a patologie più gravi quali il linfoma intestinale. Lo specialista ha a disposizione un preciso e dettagliato percorso diagnostico che si compone di esami specifici ematici fino alla biopsia intestinale per confermare la diagnosi.

Ben nota e ben definita anche l’Allergia al frumento – questa conosciuta anche come allergia del fornaio, è una reazione IgE mediata nei confronti delle gliadine e comprende asma da farina o rinite interessa soprattutto cute e apparato respiratorio. Test allergologici (prick test e RAST specifici) possono fare chiarezza e dare la certezza che si tratta di allergia al frumento.

La nuova nata invece la Sensibilità al Glutine – un problema più diffuso di quanto si possa pensare e autorevoli studi ne danno conferma. Nel 2011 durante la prima Consensus Conference le prime osservazioni dagli esperti sono state raccolte e trasformate nel primo algoritmo diagnostico-scientifico. Oggi, dopo il Second International Expert Meeting on Gluten Sensitivity, si da una nuova e più precisa definizione (!): la Sensibilità al Glutine Non Celiaca (SGNC).

Questo per sottolineare come, in assenza di marker diagnostici specifici per la SGNC, è sempre necessaria una procedura diagnostica di esclusione della celiachia e dell’allergia al grano.

La SGNC è una condizione che si manifesta principalmente con:
– dolori addominali (68%) anche con bruciore alla bocca dello stomaco, nausea e vomito, gorgoglii e gas intestinale, stitichezza e diarrea;
– rush cutaneo (40%);
– senso di affaticamento, intorpidimento di braccia e gambe, crampi muscolari e dolori articolari;
– mente annebbiata (35%) o mal di testa;
– gonfiore addominale (25%).

Allo stato attuale tutti gli studi concordano nel confermare l’identikit abbozzato l’anno scorso: la SGNC è donna. Nella maggior parte dei casi sono colpite donne di età compresa tra i 25 ed i 45 anni e solo recentemente sono stati discussi alcuni casi pediatrici caratterizzati – a differenza degli adulti – da sintomi gastrointestinali.

I più scettici fanno notare che c’è forte sovrapposizione tra Sensibilità al Glutine Non Celiaca e Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS)!

Studi australiani, italiani ed europei di recentissima pubblicazione, dimostrano come una diagnosi di SGNC sia in grado di spiegare e curare una consistente casistica di casi IBS. Se in Italia circa il 16-25% della popolazione soffre di IBS, è stato recentemente dimostrato come almeno un 28-30% di questi potrebbero essere sensibili al glutine, in virtù della loro risposta positiva alla una dieta senza glutine.

Nuove evidenze epidemiologiche per la SGNC. La combinazione dei dati NANHES e della casistica IBS. Inoltre l’Amilase Tripsin Inhibitor (ATI), è il nuovo tassello nella definizione della patogenesi della SGNC.
Gli ultimi studi presentati da Detlef Shuppan, Professore di Medicina Molecolare and Traslazionale all’Università Mainz in Germania, illustrano come in questi disordini, oltre alla gliadina, potrebbe avere un ruolo anche l’ATI, frazione proteica che migra insieme al glutine, che si è dimostrata essere un fattore scatenante di allergia al grano e che, secondo gli esperti potrebbe stimolare l’immunità innata dell’intestino, “meccanismo d’innesco” alla base della SGNC.

La terapia?
La terapia accomuna tutti i disturbi glutine correlati discussi fin’ora: una rigorosa alimentazione gluten free. La dieta Mediterranea viene declinata nella versione gluten free e dunque rimangono sempre proponibili ed attualizzabili sia il modello alimentare caratterizzato dall’abbondanza di prodotti vegetali (attenzione ai cereali contenenti glutine!) che lo stile di vita. Quest’ultimo inteso come un insieme complesso di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, fino ad arrivare alle colture – raccolta – pesca – conservazione – trasformazione – preparazione e soprattutto consumo del cibo.

Ciò che potrebbe fare la differenza è la durata della terapia. Sappiamo ormai bene che nel caso della celiachia l’alimentazione gluten free è per tutta la vita mentre siamo sempre più convinti che nel caso della SGNC questa potrebbe essere adottata dal soggetto solo per un periodo di tempo limitato. Ancora da capire PER quanto tempo!

Ulteriori dettagli sono disponibili nel sito Meglio Senza Glutine mentre delucidazioni ulteriori, consigli, curiosità si potranno ricevere durante la seconda settimana di informazione che prenderà il via il 10 giugno.