Prodotti gluten free nella GDO

Una realtà nuova ma antica.

I prodotti gluten free hanno da sempre avuto – come canale di vendita – la farmacia.

Inizialmente tutto ok, poi è cominciato il malcontento legato alla medicalizzazione dell’acquisto, alla ghettizzazione del soggetto celiaco, al costo e via a dire…
Tale acquisto per altro era (è!) suggellato dal buono mensile erogato dal Sistema Sanitario Nazionale, spendibile solo in farmacia.

Negli anni sono cambiate le situazioni d’intorno e pertanto ecco che alcuni prodotti hanno fatto la loro comparsa al supermercato e/o nei negozi specializzati ed anche il buono mensile ha cambiato la sua connotazione ed il suo potere di acquisto.

Oggi siamo arrivati qui: un appello al ministro della Salute Beatrice Lorenzin perché il ticket erogato mensilmente dallo Stato possa essere speso oltre che nelle farmacie anche nei supermercati.





Su una piattaforma web è stata lanciata da una mamma, una petizione che ha raggiunto già 12.000 adesioni. Il movente sembra essere il prezzo dei prodotti gluten-free. Un esempio? Eccolo…. 1 Kg di farina 6.79 euro.

Di fronte all’evidenza è inutile negare o fare i paladini dell’insostenibile. Mi permetto però di fare una considerazione sul mercato senza glutine.

A mio modo di vedere preferirei chiedere al Signor Ministro di pensare/creare e realizzare un paniere di prodotti calmierati proprio come avviene nel mondo – che i più amano definire normale, quello con glutine. Significa che farina, pane e pasta non possono superare il prezzo di…. /Kg.

Il luogo di acquisto lo lascerei libero perché ognuno di noi deve essere libero di muoversi nel mercato secondo le proprie idee. Personalmente penso che se per una maglietta o similari – che deve stare fuori del mio corpo , entro in boutique e la voglio griffata…. scusatemi ma… per qualcosa che deve entrare nel mio corpo e farne poi parte – il biscotto che mangio poi diventerà carboidrato – grasso e proteina peculiari della mia composizione corporea – è proprio questa, la volta buona che entro nella miglior boutique!!!

A questo aggiungo anche che ho molto piacere che ci siano Aziende e Professionisti che si prendono cura di me – take care, dicono gli inglesi e che è ben diverso dal curare – che sono una persona particolarmente attenta alla mia alimentazione!

Ben venga dunque l’Azienda che formula sempre nuovi prodotti specifici per me. Anzi suggerisco caldamente di non studiare NUOVE categorie commerciali scimmiottando i prodotti con glutine quanto piuttosto suggerisco di studiare/proporre NUOVE formulazioni con materie prime che abbiano una qualità nutrizionale ed organolettica-sensoriale ottime!

Ben venga il professionista – farmacista, in questo caso – in grado di consigliarmi, educarmi e informarmi per acquisti consapevoli e salutari. Ovviamente – come tutti servizi – questo ha un costo!

Prodotti gluten free e aspetti nutrizionali

Prodotti gluten free, colesterolo, grassi saturi, zuccheri, obesità, patologie cardiovascolari…. sembrano parole scritte casualmente ma in realtà non è così! Da tempo, infatti i prodotti gluten free sono accusati di avere una composizione sbilanciata e sopratutto di essere troppo ricchi di grassi, di zuccheri semplici, di sale e – di contro – di avere un basso contenuto di fibra alimentare, di minerali etc…. Pesanti, pertanto, sono le ricadute sulla salute. Ecco come tutto si lega insieme!

Prima di entrare nei dettagli bisogna non dimenticare che stiamo parlando di un prodotto industriale, trasformato e pertanto come tale ha – per definizione (!) – una composizione molto diversa e lontana da quella di un prodotto fresco. A questo dobbiamo aggiungere che è un prodotto in cui si toglie una componente proteica – il glutine – che ha grandi potenzialità tecnologiche. Premesso questo, a mio avviso negli ultimi c’è stata una crescente attenzione da parte delle Aziende del mercato gluten free, non solo nel garantire il rispetto del valore soglia (20ppm di glutine) ma anche nel miglioramento delle qualità organolettiche-sensoriali e recentemente anche nutrizionali. Ad esempio se fino all’anno scorso i primi posti dell’elenco degli ingredienti erano occupati da amidi oggi troviamo farine; se fino a poco tempo fa trovavamo mais e riso oggi troviamo grano saraceno, quinoa, miglio, sorgo… ed infine con un sguardo più attento ed esperto (!) all’etichetta nutrizionale si osserva che i valori di grassi e di zuccheri sono diminuiti in quantità e migliorati nella qualità.

A spaventare di più in genere sono, sempre i grassi, considerati qualcosa di voluttuario e di pericoloso; spesso accusati dei peggiori delitti: dalla digestione lenta, all’obesità, dal concorso di colpa nella patologie cardiovascolari alla stenosi epatica. La realtà è ben diversa basti pensare che insieme alle proteine ed ai carboidrati, sono i principali nutrienti di cui l’uomo non ne può fare a meno. Dobbiamo allora imparare ad apprezzare le differenze chimiche e dobbiamo far ricorso ad un po di matematica per capire quanto di questi grassi, possiamo permetterci nei nostri menù giornalieri.

Non tutti i grassi sono chimicamente uguali. In etichetta tra gli ingredienti, è sempre bene diffidare della misteriosa quanto accattivante dicitura “grassi vegetali” perchè non sono altro che volgari margarine, cioè oli trasformati in grassi solidi con processi chimici di idrogenazione (sicuramente migliorati negli ultimi anni….) e/o saturazione oppure sono oli tropicali. I tre grassi più insidiosi sono proprio di origine vegetale e contengono acidi grassi saturi (acido laurico, miristico e palmitico) ritenuti aterogeni, cioè responsabili dell’innalzamento dei livelli ematici di colesterolo con conseguente formazione della placca aterosclerotica, a ragion veduta ben temuta!

Quando andiamo a leggere l’etichetta nutrizionale è sempre bene prediligere quel prodotto in cui la descrizione della quantità di grassi presente è più dettagliata possibile. Ci sono prodotti dove troviamo indicata la quantità di grassi/lipidi totale e diversificata, poi in grassi saturi, monoinsaturi, polinsaturi e i più attenti, indicano anche il contenuto di colesterolo. E’ fondamentale infatti demonizzare solo le pecore nere: sono i grassi saturi e polinsaturi che debbono essere ridotti e/o allontanati a vantaggio dei monoinsanturi (prototipo ne è l’acido oleico) e degli acidi grassi essenziali (meglio noti come omega 3 ed omega 6!).

Sono proprio questi ultimi dei veri alleati della nostra salute! Lo stesso temuto colesterolo può essere considerato la molecola della vita poichè buona parte delle molecole che svolgono ruoli fondamentali nel nostro organismo, lo vedono come precursore ed inoltre entra nella composizione delle membrane cellulari, garantendo fluidità. Gli acidi grassi essenziali sono dei veri mediatori lipidici e giocano un ruolo importante nella protezione cardiovascolare, nel controllo immunitario, nelle reazioni infiammatorie fino alla velocità di progressione dell’invecchiamento fisiologico delle cellule.

Dalla chimica alla matematica….. i grassi alimentari debbono garantire circa il 25-30% dell’apporto calorico giornaliero e debbono essere così ripartiti:
acidi grassi saturi non più del 7% delle calorie totali;
acidi grassi monoinsaturi fino al 10-12% delle calorie totali
acidi grassi polinsaturi circa il 5% con un rapporto omega6/omega3 di 5:1.

Ma un celiaco ingerisce più grassi di un non celiaco? Ha un aumentato rischio cardiovascolare? Sono queste le domande che più ci martellano in testa…. Riporto a tal proposito quanto è stato brillantemente e astutamente fatto dal dr. Marcello Marcelli (fonte: CeliachiaNotizie 2/2012). E’ stato confrontato un menù settimanale gluten free e l’analogo con glutine. Questo quanto emerge: salvo un apporto maggiore di proteine nel menù CON glutine e circa 50 calorie in più, non si possono osservare grandi differenze quantitative tra lipidi e grassi saturi tra le due diete. Dal confronto del contenuto di grassi saturi nei prodotti con e senza glutine, non si apprezzano differenze. In conclusione una dieta senza glutine con scelte di comune buon senso, è una alimentazione sicura. Nello stile di consumo, il celiaco è esposto ad un sovraconsumo di grassi saturi nè più nè meno come tutti.

Tale conclusione mi sembra confortevole seppur – a mio avviso – rimane fondamentale ricordare che:
1. i prodotti gluten free debbono essere utilizzati con moderazione;
2. le scelte al momento dell’acquisto, debbono essere consapevoli;
3. l’alimentazione quotidiana deve rimanere sempre di tipo mediterraneo e sono pertanto da prediligere i prodotti vegetali (frutta, verdura, ortaggi, legumi, cereali e derivati gluten free, erbe spontanee edibili ed erbe aromatiche – come sostituiti del sale – olio di oliva – come grasso per condire – e vino – come unica bevanda alcolica). Moderati debbono essere i quantitativi di pesce, latte e derivati e uova. Infine i quantitativi di carne rossa debbono essere bassi. A tutto questo va ovviamente, associato uno stile di vita che prevede l’allontanamento dei comportamenti a rischio: no fumo di sigaretta, no sedentarietà, no abuso di alcol, no contaminazione da glutine!

Credo allora che concordate con me che la lipofobia è una forma impropria di difesa della salute. E’ necessario invece modificare la propria alimentazione ed il proprio stile di vita con provvedimenti semplici ma che richiedono impegno e costanza!

Celiachia e cosmesi

Attenzione alla cattiva informazione!

Cosmetici (incluso burro di cacao e rossetto) e Detergenti (incluso dentifricio e colluttorio) NON sono prodotti che possono arrecare danno al celiaco. Possono essere utilizzati con tranquillità!

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A dirlo non sono solo io ma sopratutto è l’Associazione Italiana Celiachia, che inoltre aggiunge: AIC è fermamente contraria all’uso di indicazioni inerenti l’idoneità al celiaco o l’assenza di glutine relative a prodotti non alimentari come cosmetici, detergenti o simili e non intende ovviamente concedere l’uso del logo di propria proprietà Spiga Barrata per questo tipo di prodotti, per cui perseguirà eventuali abusi (fonte: Cosmetici e Detergenti).

Prendo spunto per ricordare la relazione tra celiachia e cosmesi da una notizia che ho letto proprio questa mattina: Celiachia: anche i cosmetici devono essere gluten-free. La celiachia è un’intolleranza alimentare che ha come organo bersaglio l’intestino tenue e la presenza di glutine in cosmetici, detergenti o altri prodotti che possano venire a contatto con la pelle o le mucose, come anche quelle della bocca, non comporta alcun rischio per i celiaci. Nessuno mangia rossetto, burro di cacao, dentifricio o colluttorio……

A questo aggiungiamo anche che l’etichettatura per il celiaco non è mai garanzia di assenza di glutine. Il celiaco sa di non poter far spesa in autonomia ma di dover sempre far riferimento ai due loghi (Spiga Barrata o Autorizzazione Ministeriale) e/o al Prontuario degli Alimenti costantemente aggiornato da AIC.

In bocca al Rosanna!

Rosanna – una simpatica ragazza conosciuta grazie a Not only gluten free – venerdì prossimo discuterà la sua tesina dal titolo: una vita senza glutine: viaggio nel mondo dei celiaci attraverso una fetta di pane.

Un contatto nato via mail, cresciuto con una telefonata e maturato in questo bel lavoro, che presto sarà disponibile!

Brava e…. in bocca al lupo!

La dieta senza glutine fa ingrassare

La dieta senza glutine non fa dimagrire oppure dieta senza glutine? Attenzione, fa ingrassare oppure non è vero che la dieta senza glutine fa dimagrire……. Sono soltanto alcuni dei titoli che sto leggendo in questi giorni in rete.

Perchè sempre alla ricerca dello scoop o del sensazionale? E’ questa la domanda che mi martella in testa. Credo che sia di estrema importanza contestualizzare le notizie, validare le fonti e saperle tradurre nella realtà in cui si vive.

Battere questi titoli oggi in Italia significa cancellare con un colpo di spugna tutto il lavoro di anni fatto da coloro che a vario titolo si sono adoperati, e continuano a farlo, per migliorare la qualità di vita del celiaco. Senza dimenticare l’impatto sul celiaco: sia su chi ha ben accettato la sua alimentazione senza glutine che su chi invece, ancora stenta a farci pace.

In Italia o meglio in Europa, viviamo la celiachia in modo molto diverso che oltreoceano. Sappiamo infatti che:
1. la dieta (credo sia meglio parlare di alimentazione) senza glutine non è una dieta dimagrante nè una moda ma è una alimentazione che risponde a determinate esigenze;

2. l’aumento di peso dopo l’inizio dell’alimentazione senza glutine è auspicabile in quanto significa che il soggetto a riacquistato la sua normalità;

3. a tutt’oggi è l’unica terapia;

4. l’alimentazione può essere di tipo mediterraneo ma prevede l’utilizzo di prodotti dietoterapici preparati dall’industria alimentare;

5. in una manciata di anni nel mercato dei prodotti senza glutine sono stati fatti enormi passi avanti. Basti guardare tra gli scaffali per rendersi conto della varietà di prodotti!

6. negli ultimi 3-4 anni, buona parte dei prodotti sono stati riformulati per rispondere alle richieste di “meno sale“; “meno zuccheri semplici“; “no ai grassi idorgenati“; “più fibre” …. anche in questo caso basta guardare qualche elenco degli ingredienti e/o l’etichetta nutrizionale.

Non soffermatevi ai titoli, leggete l’intero articolo, leggete più fonti… sono questi i suggerimenti che mi sento di dare!

Carboidrati, amidi, zuccheri….

Sto preparando la relazione per domani: Bologna- Celiachia e Diabete: gestire il paziente.

Questa volta non parlerò di dieta gluten-free e low-carb o di dieta mediterranea ma di qualità nutrizionale dei prodotti senza glutine e dell’importanza delle materie prime.

La sfida lanciata è dare una risposta ad una recente accusa che si è aggiunta a quelle storiche contro il prodotto gluten-free. Cioè… i prodotti senza glutine sono digeriti ed assorbiti velocemente e sono dunque responsabili di alterazioni del metabolismo del glucosio.

Tutta l’attenzione sarà posta sulla qualità e quantità dei carboidrati ma anche sull’amido, la fibra alimentare, gli additivi e l’interazione con altri macrunutrienti (grassi e proteine). In chiusura una novità che riguarda i fitocomposti. I polifenoli in paticolare, che oltre ai numerosi effetti positivi sulla salute umana, hanno recentemente richiamato l’attenzione dei ricercatori per il loro effetto sul metabolismo del glucosio e dei lipidi.

Al ritorno… il materiale!

Pseudocereali: nuovi e salutari ingredienti gluten-free

Amaranto, quinoa, grano saraceno sono questi i nomi dei più comuni pseudocereali utilizzati nella formulazione di prodotti senza glutine. Sono le farine ottenute dalle loro cariossidi che, mescolate in varie proporsioni con le farine ottenute dagli storici cereali quali mais e riso, cominciano a comparire sempre più spesso tra gli ingredienti di prodotti dietoterapici.

Questi ultimi sono stati sempre accusati per la loro scarsa qualità nutrizionale ma forse oggi, i tempi sono maturi per sfatare questo mito!

Recentemente un gruppo di ricercatori ha valutato i livelli di proteine, grassi, amidi, fibra alimentare e minerali sia nel chicco di amaranto (Amarantus caudatus, coltivato in Peru), quinoa (Chenopodium quinoa, coltivato in Bolivia) e grano saraceno (Fagopyrum esculentum Moench, coltivato in Cina), che nel pane ottenuto con le loro farine. Inoltre è stato valutato anche il contenuto in acidi grassi.

Il contenuto (espresso in percentuale su peso secco) di proteine nei semi varia da 16.5% dell’amaranto a 14.5% nella quinoa; valori poco dissimili dal quelli del chicco di grano (circa 12%). Il contenuto di grassi per l’amaranto e la quinoa è di 5.7% e di 5.2% rispettivamente, cioè circa il doppio di quello del grano saraceno (2.1%) e molto simile al grano (2.5%). Il contenuto di fibra vegetale più alto è stato trovato nel grano saraceno (29.5%), seguito dall’amaranto (20.6%) e dalla quinoa (14.2%) vs grano (17.4%).

L’analisi è stata, poi condotta su un derivato, il pane, ottenuto con le tre farine: di amaranto (A), di quinoa (Q) e di grano saraceno (GS). La composizione chimica di questi pani è stata confrontata con quella del pane di frumento con glutine. Anche in questo caso i dati hanno dimostrato che i pani ottenuti con farine di pseudocereali hanno valori di fibra alimentare, proteine e minerali, ben più alti rispetto a quelli ottenuti da pane con glutine.

E la composizione in acidi grassi? I dati indicano che tutti i chicchi dei cereali in studio sono ricchi di acidi grassi insaturi ed hanno un buon rapporto acidi grassi insaturi/saturi. In particolare l’acido grasso con la più alta percentuale nei semi di amaranto, quinoa e grano, è l’acido linoleico mentre nel grano saraceno la sua percentuale è uguale a quella dell’acido oleico. Il terzo, in ordine di importanza, è invece l’acido palmitico. La fonte più importante di acido alfa-linolenico è la quinoa (8.3%) seguita dal grano saraceno (2.2%) e l’amaranto (0.9%) vs il grano (3.8%).

e…. i minerali? I minerali maggiormente rappresentati nei chicchi sono calcio, magnesio, ferro e zinco. L’amaranto ha il più alto contenuto di calcio, magnesio e ferro mentre la quinoa ha il più alto contenuto di zinco e di ferro. 60.9 mg/100g è la quantità di calcio nel grano saraceno, cioè circa il doppio di quella trovata nella quinoa e nel grano. Simile è la situazione nei pani di pseudocereali, che hanno evidenziato valori molto più alti di calcio, magnesio, ferro e zinco rispetto al pane di frumento con glutine.

Dunque amaranto, quinoa e grano saraceno sono pseudocereali senza glutine sicuri per il celiaco ed ottime fonti di importanti nutrienti. Inoltre quando vengono usati come materie prime nella formulazione di prodotti gluten-free, sono in grado di migliorare significativamente il profilo nutrizionale. Prodotti che potrebbero essere sicuramente anche consigliati a tutta la popolazione.

fonte: Nutritive value and chemical composition of pseudocereals as gluten-free ingredients. Int J of Food Sciences and Nutrition, 2009.

Dove faccio spesa oggi?

Sembra quasi una domanda inutile perchè sappiamo bene che il celiaco può fare spesa solo in farmacia.

No, non è più così” potrebbero commentare i toscani o i liguri o pochi altri poichè alcune AIC regionali hanno dato la possibilità di avere dei carnet spendibili nei punti vendita della GDO. Quindi le cose stanno cambiando ma…..

Ma ora le possibilità di acquisto al di fuori della farmacia aumentano con i negozi specializzati. Eccone uno: La Bottega del Celiaco. Si trova a Bernareggio.

Sabina e Sonia, le titolari, mettono a disposizione oltre 800 prodotti secchi, freschi e surgelati. E’ possibile fare acquisti anche on-line.

Io provo!

Celiachia e Nutrizione: gli interventi dei docenti

Ecco le relazioni che i docenti hanno presentato al convegno Celiachia e Nutrizione.

La prima parte della giornata è stata interamente dedicata agli aspetti clinici, diagnostici e sono state trattate alcune novità terapeutiche.

La celiachia: passato e futuro C. Catassi

La malattia celiaca nell’adulto E.Peruzzi

Complicanze nel morbo celiaco dell’adulto A. Di Sario

Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con la lettura magistrale del sociologo per poi passare alla dieta: dalla sua gestione in ospedale agli aspetti tecnologici fino a concludere con la Dieta Mediterranea senza glutine.

La celiachia: aspetti sociologici C.Corposanto

Dieta senza glutine nella ristorazione ospedaliera C.Carletti

Aspetti tecnologici nei prodotti dietoterapici G. Ferretti

Dieta Mediterranea e Celiachia: una convivenza possibile L. Saturni