I numeri della Celiachia

E’ da tempo che non diamo un pò di numeri … logicamente in senso buono ☺

Mi riferisco, infatti ai numeri che ci permettono di avere una fotografia reale della celiachia.

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15.8 è la percentuale di incremento di … coloro che si cibano di piatti gluten–free, che al ristorante cercano pietanze non contaminate con l’antipatica miscela proteica chiamata glutine, che sbirciano tra le etichette … insomma i celiaci.

172.197 erano i celiaci censiti nel 2014 mentre nel 2007 erano poco più di 64.000. Ben raddoppiati negli ultimi 7 anni!

Secondo quanto si legge nell’ultima relazione elaborata dal Ministero della Salute e depositata in Parlamento, i potenziali celiaci sarebbero 600mila con una forbice che si allarga sempre più tra le diagnosi reali pari a 170mila e il sommerso di 430mila non diagnosticati.

Una curiosità emerge: sembra che i celiaci amino il Nord, è infatti questa l’area geografica con la più alta percentuale di celiaci. Stratificando i valori emerge che: 48% al Nord – 22% al Centro e 19% al Sud infine solo l’11% nelle Isole.

Volendo entrare ancora più nei dettagli geografici possiamo aggiungere che:
30.541 celiaci sono ospitati in Lombardia
17.355 nel Lazio e
15.509 in Campania

La celiachia è una intolleranza al glutine , geneticamente determinata che permette di parlare anche di medicina di genere! Infatti le donne sono più colpite rispetto agli uomini: 121.964 vs 50.233.

I bambini sono i più a rischio perché meno in grado di selezionare gli alimenti.
Gli adolescenti i più indisciplinati, tendono infatti ad abbandonare la dieta.
Gli adulti i più diagnosticati, circa il 90% delle diagnosi sono in età adulta. Queste sono trre fondamentali peculiarità riferite alle diverse fasce di età.

Fonte: Relazione annuale al Parlamento anno 2014

Davvero una fotografia interessante e … secondo me lo sarebbe ancora di più se fosse attuale 🙂
28 gennaio 2016 viene battuta la notizia che è stata depositata al Parlamento la Relazione Annuale sulla Celiachia – Edizione 2015 che presenta i dati del 2014!!!

ehmmmm …

Il sacro&Il profano

Non riesco ad immaginare titolo migliore per questo mio post che prende spunto da un articolo letto ieri su Sale&Pepe.it, testata on-line che ha deciso di scrivere riguardo il mal uso della alimentazione gluten-free.

I Falsi miti della Dieta Gluten Free è il titolo dell’articolo mentre di seguito … qualche semplice riflessione che piacevolmente condivido!

Ottima la partenza e le considerazioni iniziali seppur con qualche sbavatura. Ad esempio:
[…] Non è così perché le patologie correlate al glutine difficilmente si manifestano con sintomi come il gonfiore e dolori addominali.

Questo è opinabile … sappiamo che sia il gonfiore che i dolori addominali sono tra i sintomi molto spesso espressi dai nostri pazienti ☺

Procedamus! Effettivamente ciò che più stride è il terrorismo gratuito che trapela negli ultimi capoversi … mi spiego subito, portando esempi concreti.

Si legge:
[…] Eliminando frumento, orzo e segale dai pasti, si abbassa notevolmente il consumo di una vasta gamma di nutrienti come ferro, fibre, acido folico, zinco, e vitamina D
e qualche riga sotto si legge … Aumentano i rischi di tumore.

Sono due frasi che non mi piacciono e spiego perché …
Eliminando frumento, orzo e segale … NON si elimina proprio nulla quanto piuttosto si sostituisce. Sono i cereali naturalmente senza glutine e gli stessi garantiscono apporti adeguati degli stessi micronutrienti citati anzi in alcuni casi se ne trovano in quantità superiore. Vediamo …

FERRO –
pasta di grano 2.7g/100g di prodotto vs pasta di grano saraceno 6g/100g di prodotto (Fonte: Tabelle di Composizione degli Alimenti INRAN)

FIBRA –
pasta di grano 1.4g/100g di prodotto vs pasta di grano saraceno 4g/100g di prodotto (Fonte: Tabelle di Composizione degli Alimenti INRAN)

Analoga situazione vale per lo ZINCO … anzi c’è una sorpresa: tra i 10 alimenti più ricchi di zinco guarda-guarda chi sbucano!!?!
Mandorle – Fagioli – Anacardi – Ceci – Lenticchie – QUINOA – Semi di Girasole – MIGLIO – Semi di Zucca e Pinoli.

VITAMINA D –
cercare la vitamina D nei cereali è come cercare un ago nel pagliaio perché le principali fonti alimentari sono: latte e derivati – uova – merluzzo, salmone, sardine fino all’olio di fegato di merluzzo!

Aumentano i rischi di tumore, questa la seconda frase.
Chi segue una alimentazione senza glutine è esposto ad un aumentato rischio di tumore tanto quanto un soggetto che segue una alimentazione convenzionale. Nessun studio scientifico riporta tale notizia a meno che non parliamo di un soggetto celiaco che NON segue una alimentazione senza glutine, ma questa è un’altra storia!

Non sono certo i prodotti gluten free a indurre lo sviluppo di neoplasia. Sono piuttosto gli stili alimentari non adeguati quali ad esempio un abuso di prodotti raffinati, un abuso di prodotti ricchi di zuccheri semplici, un abuso di carne rossa, uno scarso consumo di verdura, un abuso di latte animale, uno scarso consumo di frutta fresca di stagione, pochi legumi … ad aumentare il rischio di tumore. A questo aggiungiamo tutto ciò che deriva dall’ambiente in cui viviamo e dunque qualità dell’aria, del suolo, dell’acqua …

Senza titolo

Dunque ringrazio per lo spunto ma credo sia meglio cercare di vendere qualche copia di giornale in più oppure ottenere qualche ‘mi piace’ in più non facendo allarmismo spicciolo quanto piuttosto facendo maturare una alimentazione e uno stile di vita consapevole ☺

Si apre la discussione … virtuale … lo so, ma pur sempre confronto è!

Quando il glutine va al cervello

Come promesso ieri, eccomi oggi a parlare di possibili relazioni tra glutine ed alcune malattie che colpiscono il sistema neurologico quali autismo, ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, arcronimo per sindrome da deficit di attenzione e iperattività) fino alla schizofrenia.

Immediatamente la parola va … al nostro caro Prof. Alessio secondo il quale …

Ci sono due teorie sui meccanismi su come il glutine possa provocare sintomi neurologici. Si dice che alcuni di questi frammenti di glutine non digerito sono strutturalmente simili ai prodotti chimici che controllano il nostro comportamento. Questi frammenti sono chiamati endorfine e più precisamente, gliadorfine. Entrano nel flusso sanguigno e infine, attraverso la barriera ematoencefalica, raggiungono il cervello e modificano il comportamento dell’individuo. A seconda che si sia, ancora una volta geneticamente predisposti, è possibile sviluppare l’ADHD, la cefalea cronica, la schizofrenia, l’autismo e qualunque altra cosa.

L’altra teoria, che sembra essere un po’ più basata sull’evidenza, è quella neuro-infiammatoria. I primi passi sono gli stessi: si ingerisce glutine, il glutine è parzialmente digerito, e passa attraverso la permeabilità intestinale nel corpo. Il sistema immunitario inizia a combattere la guerra, al fine di sbarazzarsi del nemico. Per fare questo, deve sviluppare armi e distribuirle. E il danno collaterale, quando si scatta questo corsa all’armamento, è l’infiammazione. Alcuni di questi soldati (cioè le cellule immunitarie) sono programmate per rimanere sul campo (cioè l’intestino) e quindi creano danni collaterali lì, e questo è un tipico esempio della celiachia. Altri soldati, sono programmati per lasciare l’intestino e andare altrove, come il sistema nervoso, e creare infiammazione lì. Questo è ciò che chiamiamo neuro-infiammazione, che si traduce ancora una volta, a seconda della predisposizione in un diverso tipo di risultato clinico.

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Alcuni sostengono che … il nostro cervello sarà fritto se non accettiamo di vivere senza glutine ma con corretto e sincero atteggiamento scientifico è meglio affermare che … non lo sappiamo ancora per certo, ma c’è la possibilità che ad un gruppo di individui il glutine porti conseguenze nefaste.

A dire il vero però ancora un pò di scetticismo aleggia e sicuramente positivo è – come anche l’arguto e sagace buon Anton Ego ci ricorda – ma per avere ulteriori e fondate informazioni c’è un libro il cui titolo è Gluten Freedom il cui autore è Fasano!

Buona saggia lettura!!!

Celiachia = Genetica + Glutine e …

C’è qualcosa di nuovo e a discuterlo è il Professor Alessio FASANO.

Questa equazione l’ho volutamente e provocatoriamente estrapolata dall’ interessante intervista ad Alessio pubblicata su Evoluta Mente.

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Si, Alessio … il professor Alessio Fasano esperto mondiale di glutine e dei suoi effetti sul corpo umano, attualmente Direttore del Center for Celiac Research presso il Massachusetts General Hospital for Children. Finalmente una ventata di nuovo …

Qualcosa di estremamente interessante e concreto che emerge dalla ricerca scientifica e che offre la possibilità di riflettere ed aprire le menti piuttosto che dare ascolto ai tanti ciarlatani che attualmente si dedicano al glutine&dintorni per biechi scopi!

Una delle domande più ricorrenti è stata rivolta ad Alessio:
Perché pensi che la celiachia e la sensibilità al glutine abbiano avuto un drammatico simile aumento della prevalenza rispetto al recente passato?

Questa la semplice quanto efficace risposta:
Credo che ci siano due componenti che giustificano questo aumento. In primo luogo – una maggiore consapevolezza. Quando i sanitari cominciano a cercarla e sanno che esiste, la celiachia si trova. Si trova in qualsiasi parte del mondo.
Il secondo componente è che vi è un vero aumento della prevalenza nel tempo. E questo non è unico per la malattia celiaca o sensibilità al glutine; è ciò che vediamo in molte altre malattie autoimmuni. Siamo nel bel mezzo di una epidemia.

Su questa base volendo approfondire ancora meglio ecco scattare un’altra domanda anch’essa frequente ed intrigante:
[…] anche chi non ha una predisposizione genetica per la malattia celiaca potrà svilupparla lo stesso. Vuol dire che c’è qualcosa nell’ambiente che ‘innesca‘ la celiachia nelle persone?

Il professore con salomonica-sorridente sincerità asserisce che: Fino al recente passato, la risposta è stata “è il glutine, e quindi se siete geneticamente predisposti e si ingerisce glutine, è destino che si svilupperà la malattia”. Non è più così. […] Ciò significa che certo la predisposizione conta, certo, bisogna ingerire glutine. Ma questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Un’altra cosa deve essere allora inclusa nel quadro generale del problema. Personalmente, credo che sia un cambiamento nella composizione del microbiota il che potrebbe essere un’ulteriore causa che incrina la salute e predispone alla malattia.

Ecco l’interessante-innovativo spunto di riflessione: il microbiota, cioè quell’insieme di micro-organismi simbiontici, in quanto capaci di stabilire una vita comune con organismi diversi per trarre reciproco vantaggio, che popolano il tubo digerente umano. Sicuramente la genetica, sicuramente il glutine ma anche gli abitanti del nostro intestino giocano un ruolo determinante.

Era il 2007 quando Alessio presso le aule dell’Università Politecnica della Marche teneva un seminario, dal titolo Gliadin, Intestinal Permeability and Celiac Disease: From Innate Immunity to Autoimmunity, a studenti e ricercatori e professori e già sosteneva che genetica e glutine è condizione necessaria ma non sufficiente. Oggi lo afferma a tutta forza con il supporto e la consapevolezza che SOLO la ricerca scientifica porta!

E continua per meglio spiegare l’abnorme risposta del sistema immunitario … Questo ciò che esattamente accade: […] tramite un errore evolutivo, il glutine viene interpretato dal nostro sistema immunitario come nemico, come parte di un batterio. Quindi reagiamo come quando siamo esposti ai batteri. Utilizziamo lo stesso tipo di armi. Ma siamo tutti esposti ai batteri ogni giorno. Siamo tutti impegnati in questa lotta. Pochissimi perdono questa lotta e sviluppano infezioni, molto pochi. La stessa storia si propone con il glutine. […]

Semplici ma efficaci parole per spiegare e dunque introdurre sulla scena dei disturbi glutine correlati, sempre più articolata e complessa, il terzo attore il cui ruolo sembra proprio essere di grande interesse: il MICROBIOMA!

Ok il terzo attore ma … che ruolo ha?

Da quello che abbiamo capito, le modifiche del microbioma da batteri “amichevoli” a batteri “bellicosi” è quello che può predisporre alla malattia celiaca o la sensibilità al glutine. Questo concetto è abbastanza rivoluzionario perché significherebbe che non sei nato per sviluppare la malattia celiaca, il cancro, la sensibilità al glutine, l’asma o le malattie autoimmuni. Hai la possibilità di svilupparle, ma questo potenziale si tradurrà in realtà solo da come l’ambiente inciderà suoi tuoi geni. Ed è il microbioma che trasmuta gli stimoli ambientali e che incide davvero sul nostro genoma.

Oggi ci fermiamo qui ma presto tornerò per discutere:
1. glutine e cervello
2. prevenire meglio curare: lo studio Celiac Disease Genomic Enviromental Microbiome and Metabolic Study.

Il lamento gluten free

The Wall Street Journal ieri ha pubblicato questo articolo a firma di T Swick.

E’ un vero e proprio monito a ciò che sta capitando riguardo la dieta gluten free, piuttosto che un lamento gluten free!.

Sappiamo bene che l’alimentazione gluten free è l’unica terapia unanimemente accettata dalla comunità scientifica valida per coloro che vivono disturbi glutine correlati.

Ora invece oltre-oceano, ma a mio modo di sentire anche nel nostro variopinto Stivale, si sta diffondendo la moda dell’alimentazione gluten – free.

Questa la frase su cui riflettere riportata nel cuore dell’articolo: La moda senza glutine ha corroso il significato della frase, creando un parco giochi per i dilettanti e un campo minato per la minoranza dei rigorosi. Non solo è il marchio diventato spurio, ma molti del food-service sono comprensibilmente diventati lassisti, vedendo le richieste di alimenti senza glutine come una moda passeggera, e non i requisiti di una grave condizione medica. (volutamente ho solo tradotto dall’inglese all’italiano!)

Credo sia ora di porre rimedio a questo dilagare del gluten free inteso come panacea per … perdere qualche Kg di troppomigliorare la personale performance sportivaeliminare la pancia ed altre stramberie.

L’alimentazione gluten free è una terapia e deve essere seguita solo da chi ha reazioni avverse al glutine, miscela proteica peculiare di alcuni cereali: frumento in particolare.

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La celiachia vien … d’estate

Un gruppo di ricercatori dell’Unità Operative di Epato-Gastro e Nutrizione e di Patologie Epato-Metaboliche del Bambino Gesù di Roma e di Gastroenterologia dell’Università di Bari, ha recentemente pubblicato su European Journal of Pediatrics i risultati di uno studio il cui obiettivo era verificare se la stagione – meglio il mese – di nascita può essere associata ad una maggiore probabilità di sviluppare celiachia.

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La risposta è affermativa!

Un dato curioso ma piuttosto allarmante quello che evidenzia come i bambini nati nei mesi estivi abbiamo maggiori probabilità di sviluppare questa patologia.

Lo studio ha visto la formazione di due squadre: il primo gruppo costituito da 596 bambini celiaci nati negli anni 2003-2010 vs il secondo gruppo di controllo formato da 439.990 bambini NON celiaci nati negli stesi anni e nelle stesse città dei primi.

La valutazione finale ha mostrato una prevalenza del numero delle nascite di pazienti celiaci nella stagione estiva (28,2%) rispetto al gruppo di riferimento (23%). Inoltre stratificando il campione per sesso ed età è stata confermata l’associazione tra celiachia e nascita nei mesi estivi aggiungendo la predominanza nelle bambine 28.6% vs 22.6%.

Conclusione dello studio è che i bambini nati nel periodo estivo hanno un più alto rischio di sviluppare celiachia. Questa la motivazione addotta …

[…] summer-born infants are introduced to complementary feeding (gluten) in winter, when the rotavirus infection is at its hightest peak; this may be the link between season of birth and development of celiac disease.

«Il possibile link tra stagione di nascita e sviluppo di celiachia, in soggetti geneticamente predisposti – spiega la dottoressa Antonella Diamanti, gastroenterologa e responsabile della Nutrizione Artificiale del Bambino Gesù – potrebbe essere rappresentato dalla concomitanza tra la prima introduzione del glutine (consigliata dai pediatri in genere a 6 mesi di età e quindi tra novembre e gennaio nei nati in estate) con il periodo di maggiore probabilità di esposizione ad infezioni gastrointestinali virali acute da Rotavirus. Alcuni studi epidemiologici, infatti, hanno evidenziato che un alto tasso di infezioni da Rotavirus può incrementare il rischio di sviluppare la malattia celiaca in soggetti geneticamente predisposti.

E voi quando siete nati? … dunque attenzione!

Studio davvero interessante che offre ottimi spunti di riflessione per una buona strategia di prevenzione della celiachia. Buona lettura!

Fonte: Impact of the birth’s season on the development of celiac disease in Italy.

Dall’uovo una soluzione per la celiachia

Titolo un pò … particolare, vero?
Sarà … l’uovo di Colombo per la celiachia?

No, nulla di tutto ciò quanto piuttosto un nuova ricerca che porta l’attenzione su: uovo&celiachia. Alcuni componenti dell’uovo sembrano giocare un ruolo favorevole per il soggetto celiaco, questo quanto emerge da una recente ricerca dal sapore americano.

E’ Hoon Sunwoo, docente di scienze farmacologiche e ricercatore dell’Università di Alberta che propone una pillola. Si, una pillola che il celiaco potrà assumere 5 minuti prima del pasto a rischio glutine.

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Non è un farmaco MA un medicinale che permette di consumare cibi contenenti glutine senza causare le peculiari reazioni che medici e pazienti conoscono!

… permette o permetterà? … e poi … cosa c’è in questa pillola?

Permetterà in quanto siamo ancora in fase di sperimentazione anche se il ricercatore è fiducioso e sostiene che a breve sarà commercializzata.

Chiarendo la composizione della pillola sveliamo che si utilizzano gli anticorpi contenuti nel tuorlo dell’uovo per ricoprire il glutine, in modo che possa semplicemente attraversare l’organismo senza creare problemi. Ingerita prima del pasto incriminato si avrebbe, così una protezione di circa 2 ore dagli effetti del glutine.

Queste le parole di Sunwoo …
Non si tratta di una soluzione per trattare o curare la malattia celiaca in quanto la dieta senza glutine resta l’unica terapia, ma si potrà migliorare la qualità della vita e facilitare la socializzazione

Volete una mia impressione … mi conoscete come persona entusiasta e curiosa ma questa volta a me non convince! C’è sicuramente una dose di stanchezza dovuta al fatto che ormai troppe ricerche promettono pillole o vaccini o altre diavoleria!
A seguire poi lunghi silenzi …certo, so bene che la ricerca ha tempi ciclopici ma …

Allora dico che… preferisco la mia dieta gluten free a stampo mediterraneo che predilige alimenti di origine vegetale freschi, di stagione e colorati

Da gluten free a Gluten Friendly!

Ecco la prima novità discussa ad EXPO 2015 il 10 luglio presso Piazza Irpinia con la professoressa Carmen Lamacchia.

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E’ un metodo davvero innovativo che permette di rendere il glutine amico di tutti coloro che vivono reazioni a lui avverse, in primis i celiaci. A parlarne è stata la stessa ricercatrice autrice ed ideatrice del metodo e del lavoro di ricerca che a portato ai risultati pubblicati fino al brevetto.

In che cosa consiste l’assoluta novità rispetto agli esperimenti scientifici fin ora effettuati per migliorare la condizione alimentare dei celiaci?
E’ la domanda che subito è scattata per capirci di più e meglio ☺

Con estrema semplicità e precisione scientifica la ricercatrice, che lavora presso l’Università di Foggia, spiega che il metodo è rivoluzionario perché NON utilizza enzimi microbici né modifica il sapore e fragranza degli alimenti.

… ma allora?

Allora … i cambiamenti, a cui sono state sottoposte le proteine del glutine sono semplicemente il frutto di un trattamento chimico-fisico applicato sulla granella (seme) prima della molitura. La granella di frumento rappresenterebbe il cuore della soluzione al problema della celiachia in quanto, nel seme di frumento, il glutine non è ancora formato e le sue proteine sono depositate in piccole “cellette” che consentirebbero, in presenza di acqua ed elevate temperature, i cambiamenti necessari per produrre il Gluten Friendly.

e continua …

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Tale trattamento non influenza negativamente le proprietà tecnologiche delle farine che formano l’impasto, permettendo, quindi, la preparazione di prodotti assimilabili per gusto ed aspetto a quelli comunemente utilizzati nell’alimentazione Mediterranea e destinati non solo alla fascia di popolazione affetta da intolleranza al glutine ma anche a tutta la restante popolazione.

A questo punto non resta che rivolgere un sentito in bocca al lupo alla solare ricercatrice affinchè tutto trovi applicazione a livello industriale per sfornare (mai termine fu più ficcante!) prodotti gluten friendly!

Glutine e sistema nervoso periferico

Questa è la relazione oggi evidenziata dallo studio pubblicato su JAMA Neurology e a parlarne è …. strano ma vero: Fondazione Veronesi!

Ormai ben conosciamo la stretta relazione glutine-celiachia. Sappiamo anche che lo spettro dei disturbi glutine-correlati si è ampliato sempre più, in particolare ultima nata è la Sensibilità al Glutine Non Celiaca.

Sintomi indiscussi e di facile identificazione sono a carico dell’apparato gastrointestinale. Ora invece si passa dall’intestino al sistema nervoso periferico.

Proprio così lo studio in oggetto ha evidenziato un’origine comune tra celiachia e neuropatia periferica, già ventilata nel 2012.

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Dovrebbe tornare utile ai neurologi, quando si trovano di fronte a un paziente con una neuropatia senza un’origine infettiva, infiammatoria o metabolica, procedere con lo screening per la celiachia. Chi risultasse positivo, potrebbe veder migliorare la propria condizione seguendo una alimentazione senza glutine. Queste sono le parole del dr Jonas Ludvigsson, docente di epidemiologia clinica al Karolinska Institutet di Solna.

La relazione è però bilaterale infatti i dati evidenziano che la probabilità di neuropatia periferica è più alta di 2,5 volte tra i celiaci. Tre le forme di neuropatia più spesso riscontrate tra i celiaci: la forma demielinizzante infiammatoria cronica, la neuropatia autonomica e la mononeurite multipla.

Dunque torna l’importanza dell’ascolto del paziente e l’importanza dell’aggiornamento continuo. A tal proposito ricordo GIUGNO: mese dedicato alla sensibilizzazione e informazione su celiachia e disturbi glutine correlati oltre all’inaugurazione di un sito per saperne di più 🙂

Celiachia: una fragrante novità …

Si, il mercato dei prodotti senza glutine sforna un’altra novità.

I termini utilizzati: fragrantesfornanon sono del tutto casuali e hanno già portato la mente verso … verso il pane. Un pane sicuramente affascinante e accattivante sotto tanti punti di vista. Vediamo…

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Si chiama Bontà di Pane il filoncino morbido tagliato a fette con una tipica crosta dorata, una mollica ben lievitata e … un fragrante profumo di pane. A proporlo è Giuliani nella linea Giusto Sapori Tradizionali.

La novità che fa scalpore e che desta tanto interesse nonché curiosità è il suo ingrediente principe: farina di frumento.

Grazie ad una ricerca iniziata nel 2002, sulla lievitazione naturale il gruppo di ricercatori coordinato dal prof Gobbetti dell’Università di Bari A Moro, è riuscito oggi – grazie all’utilizzo di enzimi e batteri presenti nel lievito naturale (pasta acida o pasta madre) – ad eliminare quella tanto temuta componente proteica chiamata glutine.

Oligopeptidi derivati dall’idrolisi preliminare vengono ulteriormente attaccati da fermenti lattici che sono stati isolati, identificati e selezionati, in grado di rimuovere il glutine. Tale processo avviene durante le 24 ore di riposo previsto per l’impasto. Ottenuta tale farina, in un’area dedicata dello stabilimento, questa viene utilizzata per la preparazione del pane in un’altra zona dello stesso stabilimento. Tutto ciò per garantire la massima sicurezza al celiaco evitando dunque possibili contaminazioni.

Severi sono i controlli per garantire sicurezza e salubrità del prodotto. Oltre a ciò è un prodotto con altre peculiarità!

Migliore qualità nutrizionale: ha un profilo di fibra alimentare più completo, più minerali, vitamine, e aminoacidi. E’ privo di lattosio, grassi idrogenati e vede l’utilizzo di olio di oliva.

Migliore qualità organolettico-sensoriale: più sapore, morbidezza, consistenza, profumo e croccantezza della crosta.

Migliore digeribilità e migliore conservabilità!

E’ proprio venuta voglia di acquistarlo, no?!?! e allora forza … in farmacia e/o nei negozi specializzati e poi … coraggio con i primi commenti dopo l’assaggio ☺