Pane gluten free: una analisi nutrizionale

Riprendiamo con una categoria a me cara… Etichettando! Questa volta prendiamo in esame uno dei pilastri della Dieta Mediterranea e uno degli alimenti più ricco di significati simbolici, nonchè il più discusso quando si tratta della versione gluten free: il PANE.

Ormai ben sapppiamo che i prodotti gluten free sono in costante aumento e se ne vogliamo essere certi basta entrare in un qualsiasi supermercato e/o in farmacia per vedere come ormai gli scaffali traboccano di referenze. Tale situazione può dare solo che sollievo ai nutrizionisti che, come me, credono nell’educazione alimentare e quindi nell’educazione agli acquisti consapevoli, piuttosto che nell’educazione all’esasperata caccia alle calorie con conseguente drastica riduzione delle entrate ignari delle uscite! Al contempo è di sollievo al celiaco poichè ha maggior probabilità di trovare il prodotto che meglio soddisfa il suo gusto oltre che essere in grado di rispettare le ben note regole di una alimentazione equilibrata – moderata e VARIATA.

In un recente studio (Chemical Composition and Starch Digestibility of Different Gluten-free Breads) pubblicato su Plant Foods Human Nutrition, la dr. M E Segura ha analizzato la composizione chimica di 11 pani gluten free più rappresentativi del mercato spagnolo, concentrando l’attenzione sul contenuto di proteine, grassi, minerali e fibra alimentare. Inoltre è stato anche valutato l’indice glicemico.

Cosa è emerso? Una grande variabilità….
Il contenuto proteico varia da 0.90 a 15.5 g/100g di prodotto
il contenuto di grassi varia da 2.00 a 26.1 g/100g di prodotto
il contenuto di minerali varia da 1.10 a 5.43 g/100g di prodotto
ed infine
il contenuto di fibra alimentare varia da 1.30 a 7.20 g/100g di prodotto.
Analizzando poi in vitro la digeribilità degli amidi è stato evidenziato un contenuto maggiore della frazione amidacea ad alta digeribilità: da 75.6 a 92.5 g/100g di prodotto. Quest’ultimo dato ha un importante impatto sull’Indice Glicemico infatti il rilascio veloce di glucosio si riflette sul brusco innalzamento della glicemia post-prandiale, pertanto è un dato che ha destato notevole interesse.

E la situazione italiana qual’è? Più o meno nello stesso periodo di pubblicazione del lavoro, avevamo già trattato l’argomento “pane” facendo una analisi qualitativa piuttosto che quantitativa su ben 15 tipologie diverse di pane. Erano emersi aspetti positivi in particolare a carico dell’ingredientistica ma forse ora ci chiediamo “i numeri quali sono?

Riprendendo in mano le stesse tipologie di pane e guardando le etichette nutrizionali emergono delle differenze. La prima è che alcune Aziende non riportano i valori per tutti i macronutrienti indicati dallo studio spagnolo ed inoltre due Aziende, in particolare: Dr Schar e Nutrifree, hanno elaborato nuovi prodotti che sono al di sopra dello standard!

Ecco i dati….
Il contenuto proteico varia da 2.90 a 8.0 g/100g di prodotto
il contenuto di grassi varia da 2.50 a 10.0 g/100g di prodotto
il contenuto di minerali non è indicato
ed infine
il contenuto di fibra alimentare varia da 1.90 a 7.40 g/100g di prodotto.

Le due Aziende sopra citate – punte di diamante – hanno proposto delle formulazioni in cui è stato contenuto il valore di grassi in Le Ciabattine (Nutrifree fino a 3.6g/100g di prodotto) ed innalzato il contenuto di fibra alimentare in Pane del forno e Pane del forno cereali (dr. Schar fino a 8.3g/100g di prodotto).

Possiamo dunque ritenerci soddisfatti dei nostri prodotti. Il mercato italiano anche nel gluten free detiene sicuramente il primato della Qualità. Certamente si può migliorare… ma credo che siate d’accordo come me, nell’affermare che le Aziende italiane oltre alle rigorose 20ppm riescono, ora, a garantire anche una discreta qualità nutrizionale accanto ad una buona palatabilità!

Malgrado gli apprezzamenti teorici e le celebrazioni congressuali della dieta mediterranea (per i celiaci già declinata nella versione gluten free) la realtà dei consumi pone il pane in una posizione in declino perchè fonte di carboidrati che fanno ingrassare. Non è così… eliminando il pane (i carboidrati) si alterano gli equilibri metabolici causando un mal funzionamento della macchina….

Un motorino che utilizza una miscela olio-benzina, potrà anche percorrere svariati Km se alteriamo i rapporti della miscela raccomandata dal costruttore ma prima o poi arriveranno i guai e la vita media del motore ne risulterà accorciata!

Sicuramente paragone semplicistico ma credo chiaro 😉

Cibi “neri” in aiuto del celiaco e non solo…..

L’alimentazione deve essere variatamoderataequilibrata. Il nostro piatto ogni giorno deve essere come la tavolozza di un pittore… e molte altre, sono le raccomandazioni che spesso mi avete sentito ripetere per garantire il mantenimento del buon stato di salute.

A proposito di colore … oggi parliamo di nero! Questo compare accanto ai ben noti arancione (beta-carotene), giallo (carotenoidi), rosso (betalaine), verde (clorofille) e bianco (composti sulfidrilici). Ogni colore rimanda alla specifica presenza di una molecola e/o famiglia di molecole che giocano importanti ruoli nei processi biologici del nostro organismo. In particolare il nero è dovuto alla presenza di un elevato quantitativo di antociani. Sono pigmenti idrosolubili caratterizzati da un elevato potere antiossidante e fanno parte della famiglia dei phytocomposti – in particolare della famiglia dei flavonoidi.

Da una recente analisi emerge che 6 alimenti, scelti tra cereali, legumi, frutta e te, caratterizzati proprio dalla colorazione nera sono in grado di arricchire la nostra alimentazione e permettere nuove preparazioni culinarie anche bizzarre! Altra peculiarità, da non sottovalutare, di questi 6 superfoods per la salute, come sono stati simpaticamente definiti, è quella di essere rigorosamente gluten-free… dunque conosciamoli!

Celiachia in età adulta

Ben trovati! Giorni di sofferenza per il grande caldo… sembra che per esorcizzare gli effetti negativi, quest’anno, ci divertiamo a battezzare le varie correnti calde che arrivano… da Minosse a Caronte fino a questi giorni condivisi invece con Ulisse che lascerà presto il testimone all’incendiario imperatore: Nerone!

La mia vacanza super-ok e a breve vi racconterò … per ora vi consiglio solo dove trovare dell’ottimo cibo – tutto rigorosamente gluten free! A Makalali…. un po lontanino? Km ben percorsi!

Riprendiamo a parlar di scienza… la celiachia sembra essere passata da una malattia peculiare dell’età pediatrica ad una malattia che si slatentizza piuttosto in età adulta e nei soggetti diversamente giovani (così mi piace chiamare l’over 60!). Questo fa pensare che ci sono alcuni fattori ambientali probabilmente sono in grado di favorire, in soggetti geneticamente predisposti, lo sviluppo della stessa.

Questo quanto emerso da uno studio condotto dal Prof. Catassi e collaboratori, su una coorte di ben 3511 soggetti. Ecco i risultati e l’articolo nella versione integrale.

Prodotti gluten free e aspetti nutrizionali

Prodotti gluten free, colesterolo, grassi saturi, zuccheri, obesità, patologie cardiovascolari…. sembrano parole scritte casualmente ma in realtà non è così! Da tempo, infatti i prodotti gluten free sono accusati di avere una composizione sbilanciata e sopratutto di essere troppo ricchi di grassi, di zuccheri semplici, di sale e – di contro – di avere un basso contenuto di fibra alimentare, di minerali etc…. Pesanti, pertanto, sono le ricadute sulla salute. Ecco come tutto si lega insieme!

Prima di entrare nei dettagli bisogna non dimenticare che stiamo parlando di un prodotto industriale, trasformato e pertanto come tale ha – per definizione (!) – una composizione molto diversa e lontana da quella di un prodotto fresco. A questo dobbiamo aggiungere che è un prodotto in cui si toglie una componente proteica – il glutine – che ha grandi potenzialità tecnologiche. Premesso questo, a mio avviso negli ultimi c’è stata una crescente attenzione da parte delle Aziende del mercato gluten free, non solo nel garantire il rispetto del valore soglia (20ppm di glutine) ma anche nel miglioramento delle qualità organolettiche-sensoriali e recentemente anche nutrizionali. Ad esempio se fino all’anno scorso i primi posti dell’elenco degli ingredienti erano occupati da amidi oggi troviamo farine; se fino a poco tempo fa trovavamo mais e riso oggi troviamo grano saraceno, quinoa, miglio, sorgo… ed infine con un sguardo più attento ed esperto (!) all’etichetta nutrizionale si osserva che i valori di grassi e di zuccheri sono diminuiti in quantità e migliorati nella qualità.

A spaventare di più in genere sono, sempre i grassi, considerati qualcosa di voluttuario e di pericoloso; spesso accusati dei peggiori delitti: dalla digestione lenta, all’obesità, dal concorso di colpa nella patologie cardiovascolari alla stenosi epatica. La realtà è ben diversa basti pensare che insieme alle proteine ed ai carboidrati, sono i principali nutrienti di cui l’uomo non ne può fare a meno. Dobbiamo allora imparare ad apprezzare le differenze chimiche e dobbiamo far ricorso ad un po di matematica per capire quanto di questi grassi, possiamo permetterci nei nostri menù giornalieri.

Non tutti i grassi sono chimicamente uguali. In etichetta tra gli ingredienti, è sempre bene diffidare della misteriosa quanto accattivante dicitura “grassi vegetali” perchè non sono altro che volgari margarine, cioè oli trasformati in grassi solidi con processi chimici di idrogenazione (sicuramente migliorati negli ultimi anni….) e/o saturazione oppure sono oli tropicali. I tre grassi più insidiosi sono proprio di origine vegetale e contengono acidi grassi saturi (acido laurico, miristico e palmitico) ritenuti aterogeni, cioè responsabili dell’innalzamento dei livelli ematici di colesterolo con conseguente formazione della placca aterosclerotica, a ragion veduta ben temuta!

Quando andiamo a leggere l’etichetta nutrizionale è sempre bene prediligere quel prodotto in cui la descrizione della quantità di grassi presente è più dettagliata possibile. Ci sono prodotti dove troviamo indicata la quantità di grassi/lipidi totale e diversificata, poi in grassi saturi, monoinsaturi, polinsaturi e i più attenti, indicano anche il contenuto di colesterolo. E’ fondamentale infatti demonizzare solo le pecore nere: sono i grassi saturi e polinsaturi che debbono essere ridotti e/o allontanati a vantaggio dei monoinsanturi (prototipo ne è l’acido oleico) e degli acidi grassi essenziali (meglio noti come omega 3 ed omega 6!).

Sono proprio questi ultimi dei veri alleati della nostra salute! Lo stesso temuto colesterolo può essere considerato la molecola della vita poichè buona parte delle molecole che svolgono ruoli fondamentali nel nostro organismo, lo vedono come precursore ed inoltre entra nella composizione delle membrane cellulari, garantendo fluidità. Gli acidi grassi essenziali sono dei veri mediatori lipidici e giocano un ruolo importante nella protezione cardiovascolare, nel controllo immunitario, nelle reazioni infiammatorie fino alla velocità di progressione dell’invecchiamento fisiologico delle cellule.

Dalla chimica alla matematica….. i grassi alimentari debbono garantire circa il 25-30% dell’apporto calorico giornaliero e debbono essere così ripartiti:
acidi grassi saturi non più del 7% delle calorie totali;
acidi grassi monoinsaturi fino al 10-12% delle calorie totali
acidi grassi polinsaturi circa il 5% con un rapporto omega6/omega3 di 5:1.

Ma un celiaco ingerisce più grassi di un non celiaco? Ha un aumentato rischio cardiovascolare? Sono queste le domande che più ci martellano in testa…. Riporto a tal proposito quanto è stato brillantemente e astutamente fatto dal dr. Marcello Marcelli (fonte: CeliachiaNotizie 2/2012). E’ stato confrontato un menù settimanale gluten free e l’analogo con glutine. Questo quanto emerge: salvo un apporto maggiore di proteine nel menù CON glutine e circa 50 calorie in più, non si possono osservare grandi differenze quantitative tra lipidi e grassi saturi tra le due diete. Dal confronto del contenuto di grassi saturi nei prodotti con e senza glutine, non si apprezzano differenze. In conclusione una dieta senza glutine con scelte di comune buon senso, è una alimentazione sicura. Nello stile di consumo, il celiaco è esposto ad un sovraconsumo di grassi saturi nè più nè meno come tutti.

Tale conclusione mi sembra confortevole seppur – a mio avviso – rimane fondamentale ricordare che:
1. i prodotti gluten free debbono essere utilizzati con moderazione;
2. le scelte al momento dell’acquisto, debbono essere consapevoli;
3. l’alimentazione quotidiana deve rimanere sempre di tipo mediterraneo e sono pertanto da prediligere i prodotti vegetali (frutta, verdura, ortaggi, legumi, cereali e derivati gluten free, erbe spontanee edibili ed erbe aromatiche – come sostituiti del sale – olio di oliva – come grasso per condire – e vino – come unica bevanda alcolica). Moderati debbono essere i quantitativi di pesce, latte e derivati e uova. Infine i quantitativi di carne rossa debbono essere bassi. A tutto questo va ovviamente, associato uno stile di vita che prevede l’allontanamento dei comportamenti a rischio: no fumo di sigaretta, no sedentarietà, no abuso di alcol, no contaminazione da glutine!

Credo allora che concordate con me che la lipofobia è una forma impropria di difesa della salute. E’ necessario invece modificare la propria alimentazione ed il proprio stile di vita con provvedimenti semplici ma che richiedono impegno e costanza!

L’Europarlamento vota a favore della corretta etichetta “gluten free”

L’etichettatura dei prodotti senza glutine è stato sempre un argomento molto dibattuto e lo è diventato ancora di più da quando i mercati del gluten free, hanno assunto carattere europeo. L’Italia, grazie all’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ha sempre avuto posizioni chiare e sopratutto prudenti salvaguardando la salute del celiaco. Attenzione però… facciamo subito chiarezza… stiamo parlando solo di una peculiarità del prodotto gluten free: il contenuto di glutine. Non stiamo parlando della qualità nutrizionale, a tal proposito, infatti… si è fatto ma sicuramente c’è ancora da lavorare molto!

In Italia il prodotto gluten free è definito nel rispetto del valore soglia di 20ppm (mg/Kg) di glutine. Questo non è stato facile da difendere e far accettare nella realtà europea tanto che si è arrivati alla attuale situazione in cui si riconoscono prodotti gluten free a 20 ppm e prodotti very low gluten a 21-100ppm (qui maggiori dettagli).

Ma la storia dei prodotti gluten free non è terminata qui, infatti recentemente è tornata alla ribalta con la corretta etichettatura. Questa volta il focus è sulla dicitura “senza glutine“. Con il Regolamento COM 353/2011 proposto dalla Commissione europea sull’etichettatura dei prodotti alimentari, si afferma che i prodotti gluten free non sono essenziali per l’alimentazione del celiaco ritenuto, così categoria NON vulnerabile della popolazione. Tutto ciò portava a che l’indicazione “senza glutine” fosse considerata alla stregua della dicitura “senza grassi aggiunti” o similari.

Il 14 giugno l’Europa ha invece compiuto un passo avanti verso il superamento di tale logica. E’ stato infatti votato in seduta plenaria il Rapporto Ries che ha ottenuto larga maggioranza (603 voti favorevoli vs 8 contrari ed 8 astenuti). Il Rapporto presentato da Federique Riess, relatrice belga della Commissione ENVI, commissione Ambiente-Salute-Sicurezza Alimentare, riconosce e tutela il celiaco come soggetto vulnerabile. Si apre ora la trattativa tra l’Europarlamento ed il Consiglio della Comunità Europea e se anche quest’ultimo condividerà gli emendamenti proposti, la Commissione europea dovrà modificare la proposta originaria ed inizierà la seconda lettura.

Dunque quali sono gli obiettivi finali? Ben li spiega Caterina Pilo (Direttore Generale di AIC): “… introdurre nel Regolamento europeo una corretta differenziazione dei prodotti specifici per i celiaci e appositi requisiti per questa categoria di alimenti, che ne garantiscano la sicurezza e ne giustifichino il loro inserimento nel Registro Nazionale dei prodotti in Italia erogati dal SSN. Tutto ciò senza nulla togliere alla garanzia di una corretta informazione in etichetta per tutti i prodotti di uso corrente che completano l’alimentazione del celiaco“.

… Avanti tutta e… seguiremo da vicino gli sviluppi!

Quinoa: un pseudocereale ricco di principi attivi

La Quinoa, appartiene al genere Chenopodium, che comprende circa 250 specie rappresentando così un eccellente esempio di biodiversità. Questa cresce dal livello del mare fino a 4000m di altezza ed è un pseudocereale poichè ha caratteristiche simili ai cereali pur facendo parte della famiglia degli spinaci e della barbabietola!

Le foglie in genere vengono utilizzate proprio come gli spinaci; il fusto viene utilizzato come foraggio per il bestiame ed infine i suoi semi, raccolti in una spiga, piccoli, rotondi e prevalentemente gialli ma anche rosacei fino a neri, possono essere utilizzati tal quali oppure macinati, danno una farina che sempre più frequentemente la troviamo come importate materia prima di molti prodotti gluten free.

Quinua, quinoam, kiuna, parca, pasca, suba, dahua sono le cultivar ed i nomi più comuni che la identificano nei suoi peculiari luoghi di coltivazione quali Bolivia, Perù ed Ecuador.

Avevo già parlato della quinoa ed avevo approfondito le sue caratteristiche nel capitolo 7, del libro Celiachia e Dieta Mediterranea gluten free, interamente dedicato ai cereali gluten free…. e allora perchè parlarne/riparlarne? Sicuramente per evidenziare le sue peculiarità nutrizionali (1) e per stimolare il suo utilizzo in diverse preparazioni gluten free.

Proteine 12.5-16.7g/100g di prodotto; carboidrati 60.0-74.6 g/100g di prodotto; lipidi 5.5-8.5 g/100g di prodotto; fibra alimentare 2.0-10.5 g/100g di prodotto questi sono i principali nutrienti della quinoa. Per saperne di più…..

Proteine – le proteine presenti nella quinoa (16-23% vs 15.4% del frumento) sono principalmente albumine e globuline, caratterizzate dall’assenza di glutine e da un buon contenuto di tutti gli aminoacidi essenziali, compresa la lisina (54mg/100g di proteine vs 22mg del frumento) – in genere assente nei cereali. Il rapporto di efficenza proteica delle proteine della quinoa cotta è 30% in più rispetto al seme crudo ed è paragonabile a quello della caseina. Date queste peculiarità la quinoa può essere utilizzata sia in età pediatrica che nell’adulto poichè ben risponde alle specifiche esigenze nutrizionali.

Carboidrati – il contenuto percentuale di fibra alimentare (7.0-9.7%) e zuccheri semplici (3%) è molto simile a quello di cereali comunemente utilizzati mentre l’amido (52.2-69.2%) presenta una maggiore variabilità.

Lipidi – il contenuto di grassi è circa di 1.8-9.5% di cui acidi grassi saturi circa il 12-19%; monoinsaturi 25-29% e polinsaturi il 58%. Ma c’è di più… per la salute dell’apparato cardio-vascolare i semi offrono buoni quantitativi sia di vitamina E (0.59-2.60 mg/100g) che di squalene e fitosteroli.

Non sono trascurabili i Mineralimagnesio, potassio, rame e ferro sono quelli maggiormente presenti anche se le concentrazioni sono solo indicative poichè sono in relazione alla zona di produzione. Facendo un confronto tra il seme intero, quello decorticato e la farina si osservano significative riduzioni solo nel caso del magnesio e del potassio infatti il contenuto di magnesio nel seme intero è pari a 502mg/100g, scende a 468mg nel seme decorticato e arriva a 161mg nella farina. Analoga situazione per il ferro che passa da 15mg/100g nel seme intero, a 14mg quando viene decorticato e a 2.6mg nella farina.

Infine anche il contenuto di vitamine è interessante, in particolare per la presenza di vitamina B6 (0.46mg/100g di farina di quinoa) e di folati (0.18mg/100g di farina di quinoa) oltre che tiamina, riboflavina e niacina.

A fronte di questi nutrienti che giocano un ruolo importante per il mantenimento della buona salute, due altri aspetti apparentemente negativi debbono essere considerati. Il primo è legato alla presenza, nell’epicarpo (parte esterna del seme) delle saponine (0.1-5.0%) mentre il secondo punto riguarda la presenza di acido fitico non solo negli strati più esterni del seme ma anche nell’endosperma (10.5-13.5mg/100g di quinoa).

Come utilizzarla? In mille modi! I suoi chicchi possono essere utilizzati nella preparazione di primi piatti o minestre mentre la sua farina permette di ottenere ottimi biscotti, barrette e cereali per la prima colazione. Recentemente ha trovato applicazione anche nella preparazione di due prodotti pilastri della Dieta Mediterranea: la pasta ed il pane!

… dalla farina di banane verdi alla pasta gluten free!

La notizia che questi giorni ha annunciato la possibilità di ottenere una buona pasta gluten free dalla farina di banane verdi mi da la possibilità di riprendere la rubrica – a me cara! – “Etichettando”!

Ormai di soluzioni gluten free ne troviamo sempre di più e sempre più spesso nuove formulazione vengono sperimentate sia per migliorare la palatabilità dei prodotti ma sopratutto per migliorare la loro qualità nurtizionale, che a mio avviso, ancora troppo spesso subisce ingiuste accuse… ma di questo ne riparleremo….Torniamo alla pasta di banane verdi (1).

Il lavoro è stato pubblicato su Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics e la ricercatrice Renata Puppin Zandonadi, PhD, del Dipartimento di Nutrizione dell’Università del Brasile, afferma con soddisfazione che tale prodotto ha numerosi ricadute positive sia sulla salute che sul mercato.

Per il celiaco la pasta ottenuta dalla farina di banane verdi è un prodotto gustoso, salutare e poco costoso al tempo stesso per i coltivatori di banane è una buona opportunità per diversificare il mercato ma soprattutto per valorizzare quello che sarebbe un sotto prodotto di basso valore commerciale (la banana verde). Infine anche per i pastai è una buona opportunità date le migliorate qualità tecnologiche della farina.

http://glutenfreepdx.files.wordpress.com/2012/06/pasta.jpg

Conosciamola meglio…..
Farina di banane verdi, albume d’uovo, acqua e gomme… questi sono gli ingredienti della nuova pasta testata su 50 degustatori non celiaci e 25 degustatori celiaci;
migliore consistenza, aroma, gusto… queste le sue caratteristiche organolettiche sensoriali; ed infine da un punto di vista nutrizionale, la prima caratteristica che balza all’occhio, è la riduzione del contenuto di grassi (98%) ma c’è di più infatti la farina di banane verdi è caratterizzata da un elevato contenuto di fibra, da un buon apporto di amido resistente e da un elevato contenuto di antiossidanti (2, 3).

La ricchezza di fibra alimentare e il contenuto di amido resistente pone il prodotto in una posizione privilegiata poichè ne permettono l’utilizzo anche a chi vive il diabete di tipo II – basso è l’Indice Glicemico e dunque ridotto è l’impatto sulla glicemia post-prandiale – ed inoltre hanno effetti positivi sulla sazietà riducendo il senso di fame ed aiutando così a migliorare la gestione del peso.

Credo sia un’altra ottima alternativa tutta da assaggiare e degustare appena raggiungerà il mercato italiano proveremo e commenteremo sicuramente.

Approfondimenti: composizione chimica della farina ottenuta da banane verdi – 1, 2, 3).

Campagna di informazione su “celiachia e sensibilità al glutine”

E’ ormai da tempo che sentiamo parlare di Sensibilità al Glutine (1, 2) ed ora è arrivato il momento di fare chiarezza!

Il bellissimo quadro di Renoir, Le due sorelle (sulla terrazza, 1881) è l’immagine – introdotta dal Prof. Umberto Volta – che graficamente ci fa subito entrare nella realtà. La Sensibilità al glutine è infatti, la sorella della celiachia dunque vuol dire che ci sono alcune somiglianze (sintomi, terapia…) ma anche differenze apprezzabili (genetica, meccanismi bio-molecolari….).

Sicuramente oggi, per la sensibilità al glutine stiamo vivendo più o meno ciò che abbiamo vissuto circa 30 anni fa quando si cominciava a parlare di celiachia, e ancora più recentemente quando sono state spostate le diagnosi dall’età pediatrica all’adulto. Quando si cominciavano a cercare i capisaldi per un iter diagnostico preciso, quando si cominciava a dettagliare il meccanismo ezio-pato-genetico fino ad arrivare a tutto ciò che oggi sappiamo. C’è stata una vera e propria metamorfosi e qualcuno ha subito simpaticamente ricordato e collegato alla fiaba di Cenerentola… dalla ragazza vittima delle sorellastre alla stupenda principessa, così la celiachia, oggi principessa della gastroenterologia!

La Sensibilità al Glutine come ogni cosa nuova, porta con se scetticismo da parte di alcuni e tanti entusiasmi da parte di altri. Alla luce dei fatti possiamo comunque affermare che l’aumento del numero dei lavori scientifici pubblicati sulle più importanti riviste internazionali fa ben riporrre fiducia in tutto ciò che viene divulgato.

Su queste basi nasce l’esigenza di avere informazioni precise e puntuali; di non creare falsi allarmismi; di non alimentare le diagnosi fai-dai-te o viceversa eludere il problema. Ecco allora che dal 21 al 25 maggio, su tutto il territorio nazionale, si terrà la prima campagna di informazione su celiachia e sensibilità la glutine.

http://www.spotandweb.it/wp-content/uploads/2011/09/Sito-Glutensensitive.net_.jpg

La campagna è promossa da DS-gluten free, con il supporto scientifico della Dr Schar Istitute. 50 sono gli esperti (gastroenterologi, nutrizionisti e dietisti) a disposizione per colloqui telefonici gratuiti. L’iniziativa ha ottenuto anche il patrocinio dell’Associazione Italiana di Dietetica e di Nutrizione Clinica (ADI) e dell’Associazione Italiana Gastroenterologi&Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (AIGO).

Dopo la conferenza stampa di presentazione che si è tenuta al Circolo della Stampa a Milano, dal 3 maggio è possibile prenotare il colloquio visitando il sito appositamente allestito (glutensensitive.net) oppure si potrà chiamare direttamente dal 21 al 25 maggio al numero verde 800. 198. 941 attivo dalle ore 9.00 alle ore 18.00.

Vi aspetto, prenotate oppure chiamate direttamente!

Cereali gluten free per combattere la povertà e la fame in Africa

Stamattina leggendo i giornali ho trovato conforto e supporto per una idea che avevo lanciato durante la relazione al convegno nazionale dell’ADI parlando di Dieta Mediterranea gluten free prorpio quando avevo focalizzato l’attenzione sulla biodeversità dei cereali! Perchè? Mi spiego subito…..

E’ inaccetabile che l’Africa sia costretta ad importare prodotti della terra quando potrebbe invece esportarli” e anora….”Gli investimenti nell’agricoltura sono la miglior arma contro la fame e la povertà, e intorno ad essi passa la linea di demarcazione fra la vita e la morte per centinaia di milioni di persone. Se volete prendervi cura dei più poveri e sfortunati, dovete prendervi cura dell’agricoltura“. Queste sono le parole dette a Roma durante la sessione annuale dell’Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), da Bill Gates non più in nome della Microsoft ma piuttosto in nome della Bill & Melinda Gates Foundation.

Da qui l’aggancio ed il conforto che ho tratto! Sempre mi avete sentita parlare della grande famiglia dei cereali non solo composta da riso e mais ma anche da altri. Proprio tra questi ultimi ce ne sono alcuni – sempre naturalmente gluten free – peculiari dell’agricoltura africana. Sono il sorgo, il teff ed il miglio. Questi tipicamente definiti minori solo perchè coltivati in aree molto piccole nel mondo mentre sappiamo avere un grande interesse nutrizionale.

Dunque….. perchè non insegnare a queste popolazioni a coltivare ed esportare i loro cereali senza rischio di contaminazione da glutine e perchè  le Aziende del mercato gluten free non cominciano a studiare formulazioni nuove per i prodotti dietoterapici in cui sia previsto l’utilizzo di tali cereali come materie prime?

I vantaggi sono ben evidenti … ottimamente sottolineati dalle parole di Bill Gates quelli per la popolazione africana e lapalissiani per la popolazione di tutti coloro che si giovano dell’alimentazione gluten free. Uno per tutti… l’arricchimento in minerali, vitamine e fitocomposti quali gli antiossidanti, peculiari dei cereali africani, che giocano un ruolo chiave nel mantenimento del buon stato di salute.

Avanti tutta! Diamo un seguito a queste proposte e facciamo finalmente qualcosa di concreto piuttosto che carità pelosa!

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