Obesity Day 2015

Si, ne parliamo anche noi perchè NON siamo certo immuni da questa dilagante realtà!

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Stamane ha preso il via la 15° edizione della Giornata dell’Obesità e su tutta la nostra Penisola con iniziative volte a sensibilizzare ed informare la popolazione sull’importanza di adottare corretti stili alimentari e sani stili di vita per prevenire la condizione di obesità che in modo silente predispone a malattie croniche quali osteoporosi, sarcopenia, diabete di tipo II e sindrome metabolica.

Dopo il tabagismo ed il terrorismo, l’obesità rappresenta oggi la terza emergenza più costosa sulla collettività; 10% della popolazione italiana è in sovrappeso mentre il 5% è obesa.

Lo slogan scelto è Camminiamo insieme per evidenziare che la priorità di fare movimento rimane sempre forte&costante.

A dare concretezza a tale invito ecco qualche dato:
Per raggiungere risultati ottimali è sufficiente camminare a passo svelto per almeno 150 minuti a settimana.
Studi recenti dimostrano che al di sotto di questa quota il peso oscilla in maniera irrilevante. Chi parte da due ore e mezza di moto alla settimana, arriva a ottenere un calo ponderale di 2-3 chilogrammi in un mese, fino a 7,5 chili: se l’attività raggiunge le sette ore settimanali.

Una precisazione va fatta … e non certo per voler medicalizzare tutto a tutti i costi quanto piuttosto per far si che tutto sia svolto in sicurezza ed efficacia d’intervento.
L’attività fisica nei pazienti obesi o in sovrappeso è un importante strumento terapeutico. Rispetto alle persone normopeso, questi pazienti necessitano di un approccio multidisciplinare che coinvolga il dietologo, il cardiologo, il medico dello sport, l’ortopedico e il fisioterapista per valutare l’impatto del programma e essere, infine, seguito da una figura professionale specializzata in scienze motorie.

Aggiungo anche che … seppur a volte ci pensiamo poco la consapevolezza e la motivazione sono alla base della compliance ad uno stile alimentare e stile di vita adeguati.

Non rimane dunque che rimboccarsi le maniche ed eliminare le circostanze che possono condurre ad un rapporto incestuoso con il cibo! Evitare dunque l’iperconsumo di alimenti ricchi di energia.

Alimentazione e Sclerosi Multipla

Perchè parlarne qui? Bhè per diversi motivi ed in particolare perchè … perché il web-blog è NOT ONLY gluten free; perchè la cura è la dieta e perchè è una malattia autoimmune cronica, nello specifico demielinizzante … e perchè ho un piccolo-GRANDE ‘affetto‘ a me vicino … dunque alcuni punti di contatto ci sono!

A tutt’oggi non è ancora chiara la relazione che ci possa essere tra alcuni fattori legati alla dieta e allo sviluppo e/o slatentizzazione della Sclerosi Multipla ma qualcosa di nuovo sta emergendo!

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Alcuni fattori quali alterazioni del metabolismo, infezioni virali, accumulo nell’organismo di metalli pesanti, fumo, obesità in età pediatrica, bassi livelli di vitamina D nell’organismo e regimi alimentari non equilibrati possono influenzare l’andamento della malattia.

Dalla letteratura scientifica più recente sappiamo che il cibo è in grado di agire sull’attività della cellula sia stimolando la produzione di determinati enzimi che influenzando l’espressione dei geni. Ma recentemente si è aggiunta un’altra via, cioè il cibo può modificare il microbiota – cioè l’insieme dei microrganismi saprofiti, che “convivono” con l’organismo umano senza danneggiarlo, almeno in condizioni di normale funzionamento del sistema immunitario. Tale modificazione si riflette sull’organismo compresi i processi infiammatori, tra i quali quelli della sclerosi multipla.

Di seguito alcuni alimenti, o meglio loro componenti (nutrienti) che facilitano l’infiammazione in generale ed in particolare quella della sclerosi:
• Carni bovine, ovine e suine, latte intero, burro, margarina e insaccati, spuntini e alcuni alimenti conservati perché ricchi di acidi grassi saturi e/o acidi grassi trans;
• Bevande zuccherate, alimenti dolci e molto zucchero aggiunto a bevande e alimenti hanno un effetto negativo perché provocano bruschi aumenti del glucosio circolante nel sangue (glicemia), che a loro volta stimolano incrementi della concentrazione di insulina. Questi hanno, fra gli altri effetti, quello dell’aumento della produzione di molecole derivate dall’acido arachidonico, come le prostaglandine, che contribuiscono a determinare l’infiammazione.
• Cibi con elevato contenuto di sale possono modificare alcune funzioni del sistema immunitario, nel senso di stimolare meccanismi dell’infiammazione caratteristici delle malattie autoimmuni, quali appunto la sclerosi multipla.

Di seguito invece alcuni nutrienti che contrastano l’infiammazione in generale ed in particolare quella della sclerosi:
• la vitamina D ha un ruolo di regolazione del sistema immunitario, che potrebbe contribuire a ridurre l’intensità dell’infiammazione;
• dosi elevate di vitamina C, vitamina E e carotenoidi (vitamina A);
• polifenoli, molecole che troviamo nella verdura, cereali, legumi, spezie, erbe aromatiche, frutta, olio d’oliva, tè, caffè e vino;
• acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, peculiari dell’olio di oliva, olio di semi di girasole, pesce azzurro, salmone, merluzzo e trota.

Se questi elencati sono i principali nutrienti e/o alimenti in grado di promuovere e ridurre l’infiammazione rimane a tutt’oggi aperta una domanda: esiste una alimentazione in grado di curare la sclerosi multipla?

Non esiste una dieta che abbia dimostrato questo effetto, ma evidenze raccolte in studi sull’argomento, suggerirebbero che un’alimentazione sana favorisca una migliore qualità di vita e una maggiore efficienza fisica e mentale nelle persone con sclerosi multipla.

Fonte: Nutrition facts in multiple sclerosis.

La celiachia aumenta di 5 volte

Titolo sicuramente allarmante ma …… niente di nuovo sul fronte occidentale, parafrasando con il titolo del romanzo autobiografico di Remarque!

Musicalmente si sa: ogni estate ha il suo tormentone ma nella scienza dovrebbe essere un po’ diverso e invece no! Ecco allora che puntuale come non mai, arriva l’articolo sulla celiachia che denuncia … no, tranquilli nulla di nuovo. Vediamo!

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La frequenza -che ad onor del vero si chiama incidenza- è pari all’1% della popolazione generale.

Percentuale nota ormai da tempo ….(1)

Il numero dei casi è in aumento tra i bambini e ancora tanti celiaci rimangono senza diagnosi.

Anche questo è ben noto….

Si torna a parlare dell’utilità di screening per abbattere il ben noto rapporto di 1 su 3 casi diagnosticati su casi non diagnosticati. (3)

Ci si interroga sulle possibili cause dell’aumento dei casi portando come risposte la dieta ed i fattori ambientali.

Anche questo già noto….

L’articolo questa volta è stato pubblicato su J Pediatric Gastroenterology and Nutrition ma allora cosa porta di nuovo?

Quasi nulla….
La geografia della distribuzione della malattia.
Partita sappiamo dall’Europa ed dall’America oggi si diagnosticano casi anche nella parte orientale, in Nord Africa fino in Medio Oriente. Nell’area Asia-Pacifico l’epidemiologia è ancora confinata nella cosiddetta ”cintura celiaca”, cioè l’area settentrionale dell’India. (2)

L’introduzione del glutine. Sembra che se introdotto dai 4 mesi di vita, in piccole quantità possa proteggere dall’insorgenza della celiachia.

Dunque nessun allarme, nessuna novità strabiliante quanto piuttosto conferme e ancora punti interrogativi attivi su argomenti di grande interesse quali l’importanza di uno screening, le vere cause dell’aumento dei casi (fattori ambinetali quali?) e l’efficacia dell’introduzione del glutine precocemente o no.

Speriamo presto di leggere qualcosa di nuovo a tal proposito!

Si riaccendono i motori!

… e poi ritorni a visitare i tuoi vecchi-familiari-suggestivi luoghi on-line e anche off-line e ti accorgi che…. il tempo passa 🙂

Effettivamente da Natale 2013 eccomi ora qui a tornare a scrivere…. in rinnovata veste!
Si, perchè nel frattempo non sono stata sicuramente ferma (chi mi conosce sa!) anzi… e allora ora si riparte come Nutrition-Health Coach.

Non mi è mai piaciuto il rigido ed ingessato rapporto medico-paziente ne tanto meno gli asettici ed impersonali schemi dietetici e dunque cercando-cercando ho conosciuto il metodo del Coaching – tanto da innamorarmene; decidere di frequentare il Master ed essere ora Coach Professionista (!). Ma c’è di più… ho conosciuto anche l’Inner Game nella persona di W Timothy Gallwey ed anche in questo caso ho iniziato il cammino di formazione.

Dunque riprendiamo a scrivere/chiachierare di alimentazione senza glutine, di stile di vita senza glutine, di lumosity, di celiachia e di disturbi glutine correlati e di tanti altri argomenti ma come Nutrition-Health Coach. Riprenderei dalla categoria “Mi presento” anche perchè sono sicura che avrete notato accanto a termini familiari, qualche termine nuovo… insomma tante sono le novità!

Letizia Nutrition-Health Coach

Letizia Nutrition-Health Coach

Due parole su di me….
Sono ora serenamente e felicemente quanto professionalmente Nutrition-Health CoachSpecialista in Scienza dell’Alimentazione.
Dopo la laurea conseguita presso l’Università degli Studi di Perugia, ho iniziato la mia attività come ricercatrice, studiando la struttura delle molecole lipidiche e arrivando così al conseguimento del titolo di Dottore in Ricerca. Gli anni passano e si delinea sempre meglio la mia vera passione per gli aspetti nutrizionali delle molecole piuttosto che quelli strutturali ed eccomi dunque oggi Specialista in Scienze dell’Alimentazione dopo aver concluso la Scuola di Specializzazione ed il Master Internazionale di II livello in “La Celiachia: dalla Clinica al Management“. Quasi nulla di nuovo fin qui rispetto alla mia precedente formazione ma…

Sono Nutrition-Health Coach… ovvero? Non sono un motivatore, non sono un problem solver, non sono un solution maker… sono un Coach, un “facilitatore del processo di apprendimento”. Un professionista che – in modo creativo, originale, attento alle novità scientifiche, costantemente proiettato verso la crescita personale, esperto nell’arte della comunicazione, dell’accoglienza e dell’ascolto attivo – mira a favorire l’autoconsapevolezza e stimola il coachee-paziente ad individuare e chiarire i propri obiettivi di salute o meglio di mindfulness (prossimamente lo spiegheremo meglio). Credo che il coachee-paziente non sia un mero esecutore di copioni preordinati – meglio noti come schemi dietetici – quanto piuttosto credo sia un agente attivo e pertanto, attraverso piani autodeterminati, può raggiungere e mantenere la sua salute.

Tutto qui! … pronta a ripartire e voi?
Lo stile lo conoscete già: domande – idee – proposte… tutto da condividere nel pieno rispetto dell’Ascolto – Accoglienza – Alleanza e Autenticità 🙂

Sale, si ma poco

Nel mondo ogni anno ci sarebbero 1.265.000 morti in meno per ictus cerebrale e 3.000.000 morti in meno per malattie cardiovascolari SE dimezzassimo il consumo di sale.

Se vogliamo essere ancora più convincenti sull’efficacia della riduzione del consumo di sale, dalla recente letteratura ci vengono altri numeri, in particolare da uno studio americano è emerso che: la riduzione di 3g/die di sale (cioè mezzo cucchiaino da caffè) comporterebbe una diminuzione ogni anno di:
6000-120000 nuovi casi di patologie cardiovascolari
32.000-66.000 nuovi casi di stroke
54.000-99.000 nuovi casi di infarto (IMA)
44.000- 92.000 morti per altre cause.
A questo si aggiunge anche l’aspetto economico, si avrebbe, infatti, un risparmio di 10-24 miliardi di dollari per spese sanitarie.

Circa 5000 anni fa il consumo stimato di sale era pari a 0.1g/die mentre nel corso dell’evoluzione i consumi sono aumentati di molto e troppo velocemente. Tra i maggiori consumatori troviamo il Giappone ed il Tibet, seguiti dall’Italia (EPIC Project) ed USA, dall’Europa mentre chiude la lista l’Africa (Salt intakes around the world…).

Volendo quantificare quel “troppo” sappiamo che per la popolazione italiana oggi i consumi di sale sono pari a 9-12 g/die. Dunque un consumo eccessivo, considerando che il fabbisogno raccomandato è di 6g/die di NaCl cioè 2.4g/die di sodio cioè 104mmol/die di sodio.

Volendo quantificare, poi, il “troppo velocemente” possiamo considerare che se l’evoluzione dell’uomo fosse avvenuta in 24 ore è come se l’uomo avesse iniziato ad utilizzare il sale da solo 1 minuto!

Queste sono alcune riflessioni che hanno dato il via al convegno Sale e Salute organizzato dalla SINU e dalla SIIA.

Sale, sodio….grammi, milligrammi, millimoli….. è bene fare subito chiarezza.
1 grammo di SALE (NaCl) = 0.4 grammi di SODIO (Na)
1 grammo di SALE = 17.1 mmol di SODIO
1 mmol di SODIO = 0.023 grammi di SODIO.

Abbiamo detto che l’introito di sale è molto elevato. Quali sono le principali fonti di sale? Quale sale introduciamo? Il sale ha effetto solo sulla pressione arteriosa? Cosa fare per limitare le ripercussioni sulla salute? Come tradurre nella pratica la raccomandazioneusare meno sale“? Queste sono alcune delle domande alle quali si è cercato di dare risposta.

Fonti di sale – La principale fonte (77%) di sale è rappresentata dai cibi trasformati dall’industria, in particolare cereali e derivati, (A systemic survey…..) e dalla ristorazione collettiva. Poi c’è un 5% che deriva dalle preparazioni casalinghe; il 6% è il sale aggiunto in tavola ed infine il 12% è il sale naturalmente contenuto negli alimenti.

Tipi di sodio – Non tutto il sodio consumato è nella forma chimica del cloruro di sodio (NaCl) anche se rappresenta ben il 90%. Il resto del sodio lo si trova nelle forme più note all’industria quali il bicarbonato di sodio (NaCHO3), benzoato di sodio (C6H5COONa) ed il fosfato di sodio (Na3PO4).

Sale e Salute – Ben nota è ormai la relazione tra sale e ipertensione, patologie cardiovascolari (Salt intake, stroke, and cardiovascular disease….) o lo stroke mentre forse meno noti sono gli effetti del sale su altri distretti corporei (cervello, rene, ossa, grasso viscerale…..). Un recente lavoro (Sodium, Potassium, and Target Organ Damage) ha anche cercato di ipotizzare i possibili meccanismi molecolari. Ad esempio un eccesso di sodio nella dieta provoca una perdita eccessiva, attraverso le urine, di calcio che viene sottratto allo scheletro o ancora causa una eccesiva eliminazione urinaria di proteine o ancora provoca danni al rene….

Cosa fare e cosa si sta facendo in Italia per ridurre l’introito di sale? E’ attualmente in atto il progetto MINISAL-GIRCSI, che si inserisce nel programma nazionale Guadagnare in Salute. Il progetto che vede la collaborazione tra il Ministero della Salute e il Gruppo di lavoro Intersocietario per la Riduzione del Consumo di Sale in Italia, vuole valutare il consumo medio di sodio, di potassio e di iodio pro-capite nella popolazione italiana in relazione all’età, al sesso e alla presenza o meno di ipertensione arteriosa. I primi report e materiali prodotti sono stati presentati durante il convegno: Abuso di sale, obesità e ipertensione. Meno sale, più salute: vicini alla soluzione?

Inoltre il Ministero della Salute, sulla base anche di ciò che viene discusso e proposto dall’UE, si è prefissato di sensibilizzare le industrie alimentari sulla riduzione del sale nei prodotti trasformati (realizzazione di nuove formulazioni ed etichette alimentari più chiare). A questo si aggiunge la firma dei protocolli d’intesa per la riduzione del quantitativo di sale nel pane tra il Ministero e le principali associazioni di categoria della panificazione artigianale e industriale.

Questi i protocolli con Federazione italiana panificatori, Assipan Confcommercio, Assopanificatori Fiesa Confesercenti e Associazione italiana industrie prodotti alimentari.

….. e nelle nostre case cosa fare?
– ridurre l’acquisto di alimenti precucinati e preferire gli equivalenti freschi. In generale più l’alimento è lavorato e trasformato e tanto maggiori saranno le quantità di sale contenute in esso;
– sapere che tra le verdure, le specie che ne contengono di più sono il sedano, i carciofi e gli spinaci.
– sapere che è bene aggiungere poco sale a carni, pesce e uova perchè ne hanno discrete quantità;
– scegliere formaggi freschi, più ricchi di acqua, che contengono meno sale rispetto a quelli stagionati.
– preferire l’uso di erbe aromatiche e spezie per dare gusto ai cibi;
– ridurre il consumo di cibi affumicati e/o conservati sotto sale;
– utilizzare una giusta quantità di sale per la cottura della pasta.

A proposito di questo ultimo punto il grande chef Scabin ha ideato 3 pasticche a diverso contenuto di sale per cucinare sistemi liquidi, ad esempio la pasta. Il sistema si chiama Scabin Salt System e parte dall’osservazione che 100g di tagliolino (tempo di cottura 2 min.) e 100g di pacchero (tempo di cottura 18 min.) cotti in 1 litro di acqua non possono richiedere la stessa quantità di sale. Il tagliolino sarà sciapo!

Ecco allora le tre pasticche di sale: S5, S10 ed S15 e questa la regola: 100g di pasta, un litro di acqua e 13g di sale per tempi di cottura 0 a 5 minuti; 11g di sale per tempi di cottura 5-10 minuti ed infine 0,9g di sale per tempi di cottura 10-15 minuti.

In arrivo le Linee Guida Americane 2010

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Presto saranno disponibili le Linee Guida per la popolazione Americana edizione 2010. Il 15 giugno è stato pubblicato il report in cui sono descritte le metodologie, le evidenze scientifiche e gli aspetti rilevanti che saranno considerati nella elaborazione della prossima edizione.

A tutt’oggi rimane valida l’edizione 2005. Ogni 5 anni l’USDA (Departments of Agriculture) e l’HHS (Health and Human Services) pubblicano e redigono le buone abitudini alimentari per la promozione della salute e la riduzione dei principali fattori di rischio per le patolgie dismetaboliche.

Interessante leggere l’appendice Implications of Food Allergens and a Safe Food Supply.

E in Italia? Siamo fermi all’edizione 2003!

Serata in taverna!

Si, avete capito bene: serata in taverna. Jesi in questi giorni sta vivendo il palio di San Floriano. Quattro giornate dedicate alla rievocazione storica di celebrazioni religiose, di combattimenti, dell’enogastronomia e della tradizione.

Perchè raccontarlo? Bhè intanto perchè così vi faccio conoscere qualcosa della mia città ma sopratutto perchè quest’anno i celiaci hanno trovato una gradita sorpresa: la possibilità di mangiare in taverna con amici e familiari senza dover portare con se il cestino di sopravvivenza ma…… ordinando all’ancella o alla locandiera informata leccornie dolci e salate.

Provare per credere! Questa sera le taverne sono ancora aperte. Per NOI: taverna Santa Croce via Lucignolo. La vivandiera gluten-free? Daniela

T’a gustado sta’ passeggiada?
C’avrai fame, fermade a magnà
n’tel Medioevo voi restà?
Dolce e vino da noi poi gustà
Ner tempo moderno voi tornà?
antipasti, stuzzichini e dolci te famo magnà
alla faccia del colesterolo, ‘na cena speciale voi fa?
tutti dolci e vini liquorosi te famo assaggià
e co li soldi che ce dai sai che ce annamo a fa?
a li poveretti che nun c’a niente li annamo a dà.

Questo l’invito!

Cereali e Legumi: nuova combinazione

Girando tra gli scaffali si trovano sempre più prodotti senza glutine e…. aumentano anche le Aziende! Ecco un valido spunto per togliere un po di polvere dalla categoria Etichettando!

Sono rimasta colpita dai diversi formati di pasta dell’azienda Piaceri Mediterranei ma sopratutto dalla loro ingredientistica.

Ingredienti: farina di mais (33%), farina di riso (30%), amido di mais, farina di ceci (6%), Emulsionante: monodigliceride degli acidi grassi. Questo quanto si legge.

Dunque non più solo farine ottenute da cereali senza glutine. Qui è stata aggiunta una farina ottenuta da un legume: il cece. I suoi semi rotondi di colore giallo paglierino sono spesso protagonisti di ricette tipiciamente invernali ma in realtà da essi si può ottenere anche farina che mescolata con acqua permette di preparare golose focacce come la farinata di ceci ligure. In questo caso invece, la farina di ceci è stata mescolata con altre farine, sempre gluten free, per ottenere pasta.

Guardando l’aspetto nutrizionale è sicuramente un arricchimento. Sappiamo infatti che spesso i cereali sono carenti di alcuni aminoacidi, minerali e vitamine pertanto unendo un legume è possibile migliorare il prodotto. La farina di ceci ha una buona composizione se confrontata con la farina di mais.
Farina di ceci: proteine (21,8 g) – carboidrati (54,3 g) – grassi (4,9 g) – Fibra alimentare (6,1 g) – Ferro (117 mg) – Calcio (117 mg) e Vitamina C (5 mg).
Farina di mais: proteine (8,7 g) – carboidrati (81,5 g) – grassi (2,7 g) – fibra alimentare (1,8 g) – Ferro (6 mg) – Calcio (6 mg) – Vitamina C (0 mg).

L’aspetto organilettico-sensoriale? Buono. Io ho provato i Sedani e – anche se il giudizio su gusto, consistenza, sapore, aroma è soggettivo e opinabile – si può dire che è un’ottima pasta! Secondo voi? L’avete provata? Fatemi sapere……

Una notizia inquietante: si alzano i limiti delle aflatossine

La Comunità Europea alza i limiti per le aflatossine. Questa la notizia inquietante.

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In realtà la UE ha proposto di innalzare i limiti delle aflatossine ma l’ultima parola spetta al Parlamento europeo, che ha di tempo 3 mesi per pronunciarsi.

Perchè questo innalzamento voluto dall’UE? Per un adeguamento alle decisioni del Codex Alimentarius (Ente deputato a stabilire gli standard alimentari) allo scopo di allargare il mercato ai Paesi in via di sviluppo. Nel 2008, l’ente aveva fissato 10microg/Kg come soglia per le aflatossine totali in pistacchi, noci, nocciole e similari, contro il limite attuale consentito dall’UE di 4microg/Kg.

Cosa sono le aflatossine? Dove si trovano? Perchè parlarne qui? Sono domande lecite alle quali cercheremo di dare una risposta. Alcune erano state già discusse in post precedenti (1, 2) ma oggi se ne torna ancora parlare……

Sono la composizione e l’origine di alcune materie prime a renderle più suscettibili di contaminazione. Ecco un breve elenco:
– cereali (mais, frumento, orzo, avena, segale ecc.) fa eccezione il riso;
– semi oleaginosi (arachidi, girasole, semi di cotone…);
– frutta secca ed essiccata (mandorle, noci, nocciole, fichi secchi…);
– semi di cacao e caffè;
– spezie;
– frutta e verdura (uva, mele, pere, carote, pomodori…);
– alcuni prodotti derivati da queste materie prime come ad esempio: farine ad uso umano e animale; derivati dei semi oleaginosi esclusi gli oli raffinati (le tracce di micotossine che possono passare nell’olio greggio vengono rimosse dal trattamento con alcali usato nel processo di raffinazione); ed infine prodotti contenenti cacao, caffè, vino e birra, succhi di frutta e ortaggi, latte, prodotti contenenti spezie.

per approfondimenti: www.micotossine.it

Da questo elenco e avendo evidenziato alcune parole, capite perchè se ne parla proprio qui.

L’EFSA – ente al quale l’UE ha demandato la valutazione in termini di sicurezza alimentare – in un documento dichiara che è possibile innalzare la soglia di aflatossine perchè questo non comporterà nessun rischio per la salute pubblica.

Ora, se questo è vero per chi mangia frutta secca – è infatti difficile ingozzarsi di pistacchi o mandorle o arachidi tanto da riempirsi di aflatossine – c’è da chiedersi se anche coloro che consumono abbondanti prodotti a base di cereali (mais), detti celiaci, non vanno incontro ad un aumentato rischio per la propria salute?

A questo sta lavorando l’ISS (l’Istituto Superiore di Sanità) che in collaborazione con l’AIC, ha iniziato il primo studio italiano per la valutazione dell’esposizione alle aflatossine, ocratossina A, fumonisina e zearalenone. Lo studio durerà 3 anni e prenderà in esame prodotti per celiaci, campioni di latte materno di mamme celiache e fluidi biologici dei pazienti.

Ora non ci rimane che attendere i primi risultati e seguire con molta attenzione questa vicenda. Al momento il Governo italiano ha detto “no” alla proposta di innalzamento dei limiti perché i dati e le argomentazioni portate dall’EFSA non sono state ritenute sufficienti.

Come fare una “economica” spesa gluten-free

Qualche giorno fa scrissi un post sul mercato senza glutine e questo è stato occasione di confronto su un tema al quanto scottante: il costo dei prodotti senza glutine. Nessuno può negare che i prodotti senza glutine, se confrontati con i loro analoghi con glutine, hanno un costo maggiore. Ma ci siamo mai chiesti perchè? La risposta viene facile: le Aziende del senza glutine voglio lucrare sulla salute degli utenti.

Accettabile ma opinabile! Vi siete mai chiesti quante garanzie ci sono dietro un pezzo di pane gluten free? Tutte le fasi della filiera produttiva debbono essere controllate e garantite, dalla coltivazione della materia prima al trasporto della stessa (dal campo all’Azienda), all’arrivo in Azienda…. Vi siete mai chiesti quali sono i costi per sostenere il reparto Ricerca&Sviluppo che l’Azienda deve avere allo scopo di sperimentare nuove formule più idonee sia come tecnologia di produzione che come qualità nutrizionale. Inoltre vi siete mai chiesti cosa significa tenere attiva una linea di produzione gluten-free, ammortamento dei costi…..?

Ma veniamo al nocciolo…. E’ possibile tagliare la spesa per i prodotti senza glutine per non incidere pesantemente sul budget di spesa della famiglia? Credo proprio di si.

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Di seguito 5 consigli per risparmiare:
1. cucina alimenti che sono naturalmente senza glutine, frutta, verdura, legumi, uova, pesce, carne, formaggi tutti alimenti permessi e poco costosi;
2. prepara in casa alcuni cibi (pane, torte, biscotti, snack…) piuttosto che utilizzare costosi, prodotti trasformati;
3. prepara miscele di farine senza glutine in casa scegliendo gli ingredienti più idonei al tuo gusto
4. prova l’acquisto on-line (Amazon o altri… );
5. prepara pizza, pasta e/o pane 1 volta a settimana e congelali, puoi risparmiare denaro e tempo.

Non dimentichiamo però che:
– c’è un rimborso mensile erogato dal SSN diversificato, per sesso ed età;
– c’è ampia scelta di prodotti e di luoghi di acquisto. Alcuni punti GDO accettano buoni acquisto;
– c’è una Associazione – AIC – che come in passato, si è fatta portavoce di tanti bisogni del celiaco, arrivando a traguardi inaspettati, sicuramente lavorerà, o sta già lavorando, anche in questa direzione.