La dieta senza glutine fa male!

Bene!
Iniziare la giornata con la lettura di NOTIZIE … interessanti e foriere di buon umore è bello!

Celiaca un pò datata – circa 16 anni ormai dalla diagnosi – e paziente consapevole che la dieta gluten free è l’unica terapia, stamane trova scritto che questa stessa dieta alla lunga può provocare danni al fisico[…] diciamo che suscita in me alcune perplessità e un certa reazione orticarioide ☺

Tutti pronti a gridare allo scandolola dottoressa è la solita polemicanon si è resa conto che il giornalista voleva spaventare chi la realizza senza motivo

Si, Vi ringrazio … avevo capito ma … Ma sostengo comunque che seppur vero che la dieta gluten free sta diventando una moda e duqnue bisogna far qualcosa per arginare il dilagare della domanda di prodotti gluten free, è altrettanto vero che dobbiamo rispettare e ricordare il grande ed importante valore che la stessa dieta ha come terapia.

Il numero di soggetti -né celiaci né tantomeno sensibili al glutine- che realizzano una alimentazione priva di glutine sta aumentando a dismisura sia in Italia che in altri Paesi. E’ infatti stato attribuito a questo tipo di alimentazione un potere magico, quello di far dimagrire e togliere la pancia!

A fronte di ciò credo che per sfatare tale mito NON sia corretto battere notizie tendenziose del tipo appunto: “alla lunga una dieta senza glutine può provocare danni al fisico” e continuare rincarando la dose “Una dieta gluten-free può portare nel tempo a carenze di micronutrienti, come pure ad un aumento del rischio di patologie cardiovascolari e osteoporosi

http://www.gingerglutenfree.com/wp-content/uploads/2013/09/senza-glutine-720x320.jpg

Credo che non se ne giovi proprio nessuno! Chi attua un’alimentazione senza glutine perché malato si mortifica/preoccupa in quanto sa di non avere alternative mentre e chi ha deciso di seguire la stessa per togliere la pancia continuerà a farlo perché deve superare la prova costume!

I global-shocks non servono … piuttosto vale fare corretta informazione!

L’alimentazione senza glutine è terapia per il celiaco e per chi vive la sensibilità al glutine non celiaca. Questa prevede l’uso quotidiano di prodotti trasformati dall’industria e studiati appositamente per garantire pasta, pane e pizza sicuramente senza glutine (più corretto 20 ppm). Accanto a questi prodotti si utilizzano tutti gli alimenti previsti dall’Alimentazione Mediterranea, freschi e naturalmente privi di glutine quali verdura, frutta, legumi, pesce, latticini, uova, pollame e carne.

Chi invece vuole perdere peso o diminuire il volume del proprio addome, deve seguire un alimentazione in cui si pone grande attenzione alle porzioni e all’apporto di carboidrati, che dovrà essere ben distribuito e ben bilanciato. Tutto ciò darà più successo se accompagnato da una costante e quotidiana pratica del movimento.

Tutto qui: semplice – vero e chiaro!

Dieta senza glutine? Si, quando necessaria

Diamo il giusto valore alle parole…. La lingua del dolce si, suona offre innumerevoli alternative!
Il mio spiritello NON è certo cambiato nel tempo né tanto meno la volontà di fare chiarezza!

Dieta senza glutine: meglio di no, se non sei allergico può danneggiare la salute.
Perché questo titolo? Cosa si vuole istillare nel lettore?

Il glutine – un composto proteico che si forma per azione meccanica in seguito all’unione di acqua e farina, cioè durante l’impasto – è il trigger ambientale delle reazioni avverse al glutine.
Il glutine non ha nessun valore biologico è anche carente di aminoacidi essenziali quali metionina e lisina. Ha solo valore tecnologico… DUNQUE perché una alimentazione senza glutine dovrebbe far male alla salute?

Cominciamo a spulciare l’articolo? Pronti?

…. L’1% della popolazione italiana è affetta da celiachia, cioè da allergia al glutine….
Sbagliato! La celiachia è una intolleranza immuno-mediata che si manifesta in soggetti geneticamente predisposti.

…. Secondo una ricerca australiana, le diete senza glutine possono danneggiare la salute….
Sbagliato! La frase va quantomeno contestualizzata. La dieta senza glutine per chi vive reazioni avverse al glutine è terapia ed è prevenzione per la patologie cronico-degenerative.
Aggiungo che la dieta senza glutine anche se seguita da chi non ha esigenza non può danneggiare la salute. L’affermazione scritta diventa vera se e solo se, chi decide di alimentarsi senza glutine utilizza solo prodotti confezionati dall’industria alimentare di settore.
Ma questo scusatemi… è vero per qualsiasi soggetto! Sono anni che faccio/facciamo educazione alimentare ed ho/abbiamo sempre insegnato ad utilizzare prodotti freschi, di stagione e rispettosi della territorialità….

….. Il glutine è stato accusato di molte cose e ci sono molte persone che vanno sostenendo che il glutine è la causa di molte malattie: dalla sindrome dell’intestino irritabile
Sbagliato! La Sindrome del Colon irritabile ha ben altre cause. Il glutine è responsabile di tanti sintomi quali stanchezza cronica, gonfiore addominale, senso di annebbiamento … tutto ciò ora ha un nome: Sensibilità al Glutine Non celiaca (SGNC). La terapia unanimamente accettata è sempre la dieta senza glutine.
Aggiungo che…. le molte persone che vanno sostenendo sono i ricercatori e/o professori proprio come Peter Gibson

Recentemente stiamo assistendo ad un aumento dei soggetti che seguono una dieta senza glutine e stiamo anche assistendo ad un spropositato aumento delle offerte di prodotti dietoterapici sul mercato. Quet’ultimo forse più sentito oltre-oceano che in Italia. Sono queste affermazioni innegabili.

Ora per portare a riflettere sul corretto utilizzo della dieta senza glutine e soprattutto per far si che questa NON diventi moda a mio modo di pensare non credo serva spaventare chi invece ha nella dieta l’unico modo per stare in salute, in quanto unica terapia per la sua patologia.

Sappiamo ormai bene – grazie alle numerose campagne di informazione che sono state fatte e che continuano ad attraversare la nostra penisola, che la dieta senza glutine va seguita solo dopo aver ricevuto una corretta diagnosi di reazione avversa al glutine di tipo autoimmune quale la celiachia oppure di tipo allergico quale l’allergia al frumento oppure di tipo ne autoimmunene allergico cioè SGNC.

Molto sappiamo sulla celiachia e meno sulla SGNC ma certo è che la dieta senza glutine NON può nuocere alla salute!

Leggere ‘sempre’ con curiosa attenzione!

L’estate in genere è tempo di relax e si ha un pò più di tempo da dedicare alla lettura – non forzatamente dotta e monotematica ma sicuramente sempre attenta!

Il tema che mi sta a cuore – ormai si sa! – è la celiachia o meglio- sulla base delle recenti acquisizioni medico-scientifiche – i disturbi glutine correlati. Rimedio o cura o terapia – trovate voi il termine che più vi aggrada! – indiscusso per tali malattie è la dieta senza glutine declinata in versione mediterranea. Di questo ne ho data testimonianza nel libro Celiachia e Dieta mediterranea senza glutine, a tutt’oggi attuale.

Proprio stamattina – tanto per fare il grillo parlante di Pinocchio (mi auguro però di non finire sotto un martello!) – leggo due articoli che pur parlando dello stesso tema sono esempi di buona vs cattiva informazione on-line.Una sorta di continuo ping-pong tra corretta e cattiva informazione.

Il primo titola: La dieta senza glutine? Non fa dimagrire
.. di contro il secondo scrive:
[….]L’alimentazione seguita dai celiaci può aiutare a perdere peso, ma non è strettamente dimagrante. Si tratta di un regime alimentare che garantisce di sentirsi più leggeri e in forma.

Dico io, stiamo parlando di alimentazione e pertanto sono consapevole che la preoccupazione prima – che-che’ fior di nutrizionisti cerchino di insegnare-educare – rimangono le calorie MA… qui si parla di una terapia. La terapia è in funzione della malattia che cura e credo che a nessuno salterebbe in mente di scrivere che un antibiotico garantisce di sentirsi più leggeri e in forma.

E’ possibile fare buona informazione e parlare correttamente seppur si vuole associare l’alimentazione senza glutine alla perdita di peso….
[….]Gwyneth Paltrow, Victoria Beckham, Miley Cyrus. Ma anche Rachel Weisz, Russell Crowe e Elisabetta Canalis sono le star attratte dalla dieta senza glutine, il regime alimentare per celiaci che rischia di diventare una moda per chi celiaco non è.[….]

E credo che tutti ben comprendiamo la differenza se si scrive che…
[….] Se vedete questa modalità di alimentazione come uno stimolo a seguire una dieta più sana e variata, può essere utile […]

Ovviamente tutto questo non è funzionale a mettere in buona o cattiva luce quella testata o piuttosto quel giornalista, quanto ho invece piacere che possa servire come monito a scrivere sempre in modo semplice ma scientificamente corretto e facendo riferimento a fonti scientifiche certe. D’altro canto ho piacere a solleticare il lettore a leggere sempre con grande curiosità, attenzione e spirito critico.

E’ fondamentale leggere – sapere – conoscere – cercare il confronto di opinioni per poi elaborare una propria idea con lo scopo di attuare scelte consapevolilibereoriginali!

Le persone originali danno sempre fastidio alla società.
Non sono facili da manipolare, rimangono se stesse.
Cercano di vivere la propria vita
NON secondo uno schema
ma secondo la LORO VISIONE
🙂

L’Europa “declassa” i celiaci!

E’ più o meno questo il titolo che sta andando per la maggiore su numerose riviste o siti o web-blog in questi giorni! Tanto scalpore per una decisione annunciata già da tempo ed una battaglia nella quale la stessa Associazione Italiana Celiachia ha impegnato tante energie in questi ultimi anni e/o mesi, dunque…. perché tanta meraviglia?

Aggiungo e ricordo anche, che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi in cui è prevista l’erogazione gratuita – grazie ad un bonus – da parte del Sistema Sanitario Nazionale, pertanto il Parlamento Europeo dopo alterne vicende ha deciso di approvare il Regolamento COM 353/2011.

Mi ha incuriosito molto la parola declassare tanto che ho ripreso in mano un vocabolario… diminuire d’importanza, questo è il significato. Siamo stati dunque declassati – come celiaci – perché non abbiamo il sostegno economico? Tutto ruota intorno ad un bonus per fare la spesa? Per giunta un bonus tanto discusso perché inadeguato sia come importo che come destinazione d’acquisto: la farmacia.

Come celiaca e come professionista sono un pò amareggiata/delusa/perplessa…. In particolare leggendo frasi come questa: …. celiaci declassati dall’Europa: a causa dell’aumento della percentuale di popolazione che soffre di sensibilità al glutine non celiaca….. demagogia spicciola!!!

So bene che l’economia ha la sua importanza. Non si può negare che ogni anno in Italia si spendono 250 mln di euro per prodotti senza glutine e di questi 180-190 mln sono quelli erogati gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti con celiachia diagnosticata.

http://www.aei.org/files/2012/02/28/img-the-delicious-irony-of-the-downgrade_1528213692.jpg_item_large.jpg

Credo però che non possa essere una mera proporzione matematica, seppur logica, che possa essere addotta per buttare fango sulla celiachia e su quelle che sono le recenti acquisizioni riguardo ai disturbi glutine correlati quali Sensibilità al Glutine Non Celiaca ed allergia la frumento.

Mi spiego meglio… se questi sono i costi e sappiamo che in Italia i celiaci diagnosticati sono circa 135.000 ma quasi 465.000 non sanno di esserlo, le cifre di spesa sono destinate ad aumentare. Se poi a questi aggiungiamo i sensibili al glutine, le cifre lievitano ancora di più!

A mio avviso però non è certo questa la base della decisione del Parlamento e di contro non possiamo tacere sulle novità che vengono dal mondo della ricerca… sarebbe deprecabile tenere la popolazione nell’ignoranza … paura di condividere un sapere… non voler far crescere nella conoscenza la popolazione… uhmmmm

La ricerca va avanti (anche se in Italia molto a stento!) e la comunità va informata in modo corretto e semplice anche perché la staticità e l’ignoranza sono due gravissimi tumori della società e dei suoi governanti.

Da anni ormai stiamo dicendo e continueremo a farlo, che alimentarsi senza glutine correttamente NON è una moda quanto piuttosto un modus vivendi che permette al soggetto di ripristinare il stato di SALUTE.

La Campagna di informazione che nel mese di giugno proseguirà dopo la fruttuosa “tre giorni de l’Esperto Risponde”, prosegue in questa logica infatti ha avuto lo scopo di informare correttamente per far si che nessuno prenda la decisione di mettersi a dieta senza glutine deliberatamente quanto invece di rivolgersi ad un esperto per arrivare correttamente a diagnosi o di celiachia o di sensibilità o di allergia. Tanto che ha visto il supporto anche di una società scientifica ed il patrocinio della RAI!

Riconosco che probabilmente parlare di percentuali – 6% della popolazione – riguardo ai soggetti che vivono la Sensibilità al Glutine Non Celiaca è sicuramente azzardato ma di contro non la si può negare tanto che numerosi studi condotti in diverse parti del mondo e che lavorano in modo autonomo sono arrivati a conclusioni analoghe. Come pure non si può negare che queste persone stanno “bene” quando seguono una alimentazione priva di glutine.

Sicuramente celiachia e sensibilità – come pure l’allergia – sono entità ben diverse ma la terapia è uguale. Ad oggi possiamo dire che il celiaco segue la terapia per tutta la sua vita mentre per il sensibile non possiamo dirlo ancora.

Credo dunque che la decisione del Parlamento Europeo presa l’11 giugno non sia stata determinata dalle motivazioni addotte – in modo maldestro – che stiamo leggendo in questi giorni per far scalpore…. quasi fosse uno dei tanti tormentoni estivi. Lasciamo a cose più leggere questo modo di fare e riconquistiamo professionalità ricordando l’ambito medico-sanitario-scientifico-culturale nel quale ciascuno di noi a vario titolo opera!

Sono fermamente convinta che i celiaci– categoria vulnerabile perché necessita di alimenti a fini speciali – non si sentono declassati perché depauperati del bonus mensile!

Il celiaco e soprattutto la sua terapia – cioè una alimentazione senza glutine ed uno stile vita attento alle contaminazioni – non sono importanti in funzione del compenso economico quanto piuttosto in funzione di una corretta diagnosi e di una tenace compliance alla dieta gluten free.

Natale: una festa antica ma sempre magica e densa di emozione!

Buon Natale e per gli esterofili Happy Christmas, un augurio che comincia a riecheggiare intorno a noi … mancano ormai davvero pochi giorni…. Solitamente mi limitavo a fare gli auguri, quest’anno qualcosa di diverso ….. eccomi a parlare di gluten free Christmas!

Perché? Perché recentemente ho vissuto esperienze intense quanto formative che mi hanno portato a riflettere ancora di più sul significato del gluten free e perché soprattutto mi sembra di percepire che i tempi siano maturi per fare… qualcosa di più… qualcosa di diverso per il celiaco che – tra l’altro ora – non è più solo ma ci sono a fargli compagnia coloro che vivono le reazioni avverse al glutine! Attenzione non ho detto meglio ho solo detto qualcosa di diverso ☺…. sul meglio non mi importa discutere mentre sull’utile e funzionale moltissimo!

Sono stata a Roma per vivere in diretta la certificazione di Ottavia e stringere la mano ai 4 pizza record man. Un gesto di altri tempi e che sa forse di naftalina ma invece denso di riconoscenza. Andrea, Dovilio, Matteo, Marco e Matteo (non è un errore ma solo coincidenza di nomi!) non hanno solo legato il loro nome ad un world record – sicuramente degno di nota – hanno piuttosto dato un valore ed hanno immortalato l’attuale mondo gluten free. Con la loro fatica, il loro entusiasmo, la loro tenacia, il loro sorriso hanno realizzato un’opera dalle dimensioni ciclopiche… Ottavia infatti proprio come la celiachia ha dimensioni enormi!

Ma c’è di più oltre alle misure…. La stessa fatica, entusiasmo, tenacia ed impegno dei record man, sono state in passato i moventi dei pionieri gluten free che vivevano le prime diagnosi di celiachia per realizzare tutto ciò che ora godiamo!

Ora però come Ottavia, in quanto pizza foriera di allegria, convivialità, gioia, serenità ed espressione di mediterraneità, anche la celiachia deve prendere queste connotazioni.. è ora di cambiare non si può più rimanere fermi. La secolarizzazione e l’arroccamento sono brutte malattie!

All’esperienza di Roma se ne aggiunge un’altra quella appena vissuta a Brescia nell’ambito del primo Expo europeo gluten free. Occasione è stata per presentare il libro (stupita per la sua attualità sebbene scritto nel 2010!) ma soprattutto per conoscere persone celiache e non, animate da volontà, imprenditorialità, brillantezza d’ingegno e accomunate dal vivere la celiachia non come malattia – seppur tale rimane – ma come condizione che da la possibilità di meglio conoscere il proprio corpo, la propria alimentazione, lo stile di vita e di conseguenza avere maggior informazione e cultura sulla salute. A mio avviso pregi fondamentali per crescere, nonché ghiotta occasione per non smettere mai di ragionare con il proprio cervello!

I dati epidemiologici – come le enormi dimensioni di Ottavia – ci danno una idea della grandezza del fenomeno. Le diagnosi aumentano di giorno in giorno; le novità dalla ricerca sono in costante aggiornamento; il mercato è in continua trasformazione/evoluzione e molto altro ancora. Davvero i tempi sono maturi per cambiare qualche dinamica!

Ora torniamo al nostro Natale gluten free diverso … i parenti, i menù.. cosa dire? cosa fare? cosa preparare? Vediamo…..

Parto dai parenti, si proprio da loro …. che i parenti siano serpenti questo si sapeva e come diceva il mio parroco “il parente te lo ritrovi, gli amici no”, (santissime parole!)… In famiglia nessuno sapeva cosa fosse la celiachia fin quando sono arrivata io con questa diagnosi e da lì è iniziata la sfida! Inizialmente c’erano continue arrabbiature e voglia di spaccare tutto quando sentivo dire “portati la pasta e il pane” oppure frasi del tipo: “ahhh noi mangeremo dei fritti ma farli con la tua farina è difficile…. tanto ormai sei grande e ci sono tante altre portate”. Qualche anno fa mi sono offerta di preparare tutto, cucinando ovviamente anche i fritti naturalmente gluten free. Mi preparai bene anche qualche battuta di spirito o comunque risposte simpatiche e tranquille per eventuali osservazioni fatte in merito. Tutto fu divorato e nessuno si accorse che era totalmente gluten free. Riuscii quindi nell’impresa di far capire che GF è buono oltre che sano e servì per le volte successive. Oggi se sono invitata la pasta non la porto più, provvedono i padroni di casa: si concorda talvolta insieme il menù come succede appunto sotto le Feste, come fanno tutte le famiglie convenzionali… Evviva, una battaglia è vinta ma non ci sono ne vinti ne vincitori, siamo solo cresciuti insieme.

Proseguiamo…. il cibo che a Natale è protagonista indiscusso nelle sue molteplici forme, aromi, profumi e gusti non è limitazione perchè ha tanti altri significati oltre al mero apporto calorico-nutrizionale!
Cibo come tradizione. È nei piatti tipici e tradizionali che si conserva una parte importante della cultura di un popolo.
Cibo come ospitalità e amicizia. L’offerta di cibo è il primo gesto di amicizia e di ben venuto.
Cibo come ritrovarsi. Per la famiglia il pranzo di Natale è l’occasione per riunirsi e ritrovarsi insieme. Ed è in tavola che affiora il nostro modo di essere: i gesti della convivialità, i piccoli impacci, le forzate cortesie, gli sbalzi di nervosismo, le storie individuali con i loro intrecci…
Cibo come festa. Non si può pensare a nessuna festa senza un ricco buffet o senza le portate più importanti e tipiche.
Infine cibo come rituale. L’attenzione nel preparare la tavola, la disposizione dei decori e dei piatti, la cura nel cucinare i piatti tradizionali e/o preferiti… momenti preziosi, da ritagliarsi e da pensare come gesti per prendersi cura di…….

In questa atmosfera quello che a prima vista potrebbe sembrare un limite – avere a tavola un celiaco – deve essere uno stimolo alla creatività e si deve concretizzare in un menù corretto per tutti e al tempo stesso anche goloso. Vi propongo a tal proposito Rifatte senza glutine preparato da eccezionali food blogger!
Dunque altra battaglia vinta senza ancora una volta ne vinti ne vincitori ma solo persone che crescono con noi!

Bhè però non abbiamo ancora parlato di due cavalli di battaglia del Natale: il Torrone – il Panettone e ….. in realtà c’è il suo cugino Pandoro. Certo che quando pensi agli alimenti, fonti di glutine, da eliminare per la tua corretta alimentazione gluten-free, questi dolci non occupano sicuramente i primi posti dell’elenco, però quando si avvicina Natale ecco che si fa contatto.

Il torrone di facile esecuzione, richiede solo attenzione nella contaminazione e nell’ostia di supporto. Il Panettone o Pandoro che sia, con la sua tipica geometria (base cilindrica per il panettone mentre base ottagonale o a stella per il pandoro) è molto di più di un dessert è infatti in grado di creare quella magica atmosfera del Natale. Questo panettone diventa così quasi una scusa, un mezzo, una piccola chiave che ci permette di vivere le feste con la serenità che meritiamo. Diventiamo, infatti capaci di dimenticare gli orologi e le faccende da sbrigare. Allora che Natale è senza panettone? E……. perché mai un celiaco dovrebbe rinunciare alla fetta, imbiancata dallo zucchero a velo, da mangiare fine pasto o da tuffare nel tazzone di latte, la mattina di Natale?

Ecco cosa significa per me un approccio diverso! e…. anche i più golosi si tranquillizzino perchè presto parleremo dei due peculiari dolci.

La ragazza di Cosa: una celiaca di altri tempi!

La recente ricerca condotta dal team del Prof. Gasbarrini, direttore della Unità Operativa Complessa di 
Medicina Interna e Gastroenterologia del policlinico A. Gemelli
 di Roma e pubblicata su The World
 Journal of Gastroenterology, ha evidenziato la presenza di geni predisponenti per la celiachia nella ragazza di Cosa.

La giovane – chiamata ragazza di Cosa e descritta nel 2008, è uno scheletro di ragazza che risale al I secolo a.C. ritrovato nel sito archeologico nei pressi di Ansedonia – è sicuramente deceduta in condizioni di malnutrizione.

La bassa statura, l’osteoporosi, l’ipoplasia dello smalto dentale, la caratteristica porosità dell’osso, segno di anemia e il fatto che la ragazza appartenesse ad una famiglia agiata – testimoniato dai gioielli indossati e dalle caratteristiche della sua tomba – hanno fatto sospettare che la malnutrizione non fosse legata alla scarsità di cibo quanto piuttosto a qualcosa di altro!

Probabilmente la ragazza di Cosa era celiaca. Si è pensato così di estrarre DNA dalle ossa e cercare nel suo Dna la presenza delle varianti del gene HLA che predispongono alla celiachia. I risultati hanno confermato l’ipotesi.

Grazie alla collaborazione con il Centro di Antropologia Molecolare per gli studi sul Dna antico dell’Università di Tor Vergata è stato estratto il Dna da un frammento di osso e da un molare e dopo un’adeguata preparazione dei campioni, è stato ricercato la presenza delle varianti DQ8, DQ2.2 e DQ2.5. Nel Dna della ragazza di Cosa e’ risultato presente il gene DQ2.5. La prova genetica offerta da questo studio, insieme a tutti gli altri segni fisici riscontrati sul reperto, avvalorano l’ipotesi che la ragazza di Cosa sia la prima celiaca della storia.

“La scoperta – conclude il professor Antonio Gasbarrini – ci dice che l’origine della malattia è antica e che quindi la celiachia era già presente molti secoli fa anche in un ambiente molto diverso da quello in cui viviamo attualmente; questo rafforza l’idea di un ruolo fondamentale della genetica nella genesi di questa malattia e suggerisce che le molecole oggi contenute nel grano scatenanti la malattia si trovavano già in varietà di grano molto antiche, come quelle consumate all’epoca della ragazza di Cosa. Questo – conclude il professore – sembra indicare che le cause della malattia non sono legate al variare delle abitudini alimentari degli ultimi anni”.

.. qualcosa di nuovo nella cassetta della posta!

Si, proprio in questi giorni nella cassetta della posta ho trovato qualcosa di nuovo…. Cosa? Il MAGALOG!

Credevo fosse una delle tante pubblicità ed invece c’è di più! Intanto il suo estroso quanto originale nome: magalog che altro non è che la crasi di MAGAzine & CataLOGo. Questo significa che come un magazine propone novità e approfondimenti nei diversi ambiti della alimentazione, stile di vita e ricerca; mentre come un catalogo propone prodotti e ricette da sperimentare. Questo è tutto ciò che si trova sfogliando golosamente le pagine del magalog “yourlife“.

Ha proporlo è la ben nota Azienda Schär e le prime pagine sono dedicate hai pilastri: il Presidente di Schär – Ulrich Ladurner e il responsabile Dr Schar Professional Team – Jacqueline Pante! A seguire la nutrizionista – io!; i grandi chef – Endy Luotto, Mattia poggi e Diego Bongiovanni; e molti altri ancora…. a voi scoprirli 🙂

Cosa mi ha colpito? Sicuramente i contentuti e le modalità di presentazione che vanno dalla scelta grafica, al linguaggio fino alla scelta della carta. Quello, però che mi ha fatto sobbalzare sulla mia sedia è stato il numero delle varietà gluten free proposte…. sono ben 115. Un numero esageratamente grande pensando tra l’altro che questa è solo 1 Azienda.

Ben venuto Magalog e a voi… buona ghiotta lettura.. vedrete che sfogliando vi verrà da leccarvi le dita!!!

Per un pugno di …. euro

Leggendo i giornali apprendiamo che recentemente dall’Osservatorio AIC è stata fatta un’indagine sull’economia dell’alimentazione gluten free ed è emerso che …..

….chi e’ celiaco DEVE anche spendere parecchi soldi per mangiare senza glutine: ben quasi 200 milioni l’anno. ……. costa al celiaco da 40 a 60 euro, a fronte di prezzi che si aggirano sui 25 euro nel caso di alimenti ‘normali’… permettetemi subito una considerazione….sarebbe meglio convenzionali perché… scusatemi ma… che cos’è “normale”?

Oggi, i celiaci italiani spendono per gli alimenti speciali piu’ di 140 milioni di euro in farmacia, poco meno di 15 milioni nei negozi specializzati e 45 milioni di euro nella grande distribuzione. E circa 50 milioni di euro ‘sforano’ i rimborsi coperti dal Servizio Sanitario Nazionale e devono essere sborsati dai pazienti di tasca propria….. altra considerazione… chi ha messo in piedi questa grossa-grassa diavoleria? Solo le Aziende del gluten free? uhmmmm … non c’è piuttosto un concorso di colpa da parte di tutti gli attori? A mio avviso il celiaco stesso, che per troppo tempo è stato un consumatore un pò particolare dal momento che quasi mai si è interessato del reale prezzo di un prodotto tanto che il mercato gluten free per anni è stato definito dagli economisti, un mercato anelastico. La ricetta rossa ha appiattito molto gli interessi!!! Fortunatamente però ora alcuni cominciano a guardare anche questo aspetto.

… e l’articolo continua….. Tuttavia il 60% dei celiaci non riesce a resistere ai cibi ‘vietati’, ovvero con glutine, e per uno su due e’ quasi impossibile non trasgredire. Secondo lo studio, il 35% dei celiaci ritiene la dieta senza glutine un regime alimentare troppo RIGIDO. Tuttavia otto celiaci su dieci ammettono che infrangere le regole non e’ un piacere e sette su dieci sono consapevoli che puo’ nuocere alla loro salute. Nonostante questo, il 15% dei pazienti ha trasgredito almeno una volta nell’ultimo mese, ma dopo averlo fatto solo il 4% si sente gratificato e soddisfatto: il 35% si sente in colpa e in un caso su cinque non ne parla a nessuno; appena il 3% dei pazienti confessa al medico di aver mangiato un cibo con glutine. Per ridurre la comprensibile voglia di trasgressione, secondo gli esperti, bisognerebbe AUMENTARE disponibilita’ e varieta’ dei prodotti senza glutine, magari diminuendone anche il prezzo.

Scusatemi ma personalmente credo che questa sia demagogia spicciola… per un pungno di…. Euro! Ce ne sono di considerazioni da fare…

Non abbiamo mai avuto un assortimento di prodotti quanto in questo periodo. Gli scaffali delle farmacie, dei negozi specializzati, dei supermercati traboccano di proposte…

I nutrizionisti da tempo ormai dicono che la dieta gluten free deve essere di stampo mediterraneo e dunque ricorrere al è prodotto gluten free solo per pasta, pane, farina e poco altro….

Se è vero che non c’è compliance credo che la causa sia anche e piuttosto da ricercare altrove… Ad esempio nel modo in cui il professionista affianca il celiaco. Non ci vuole autorità nella gestione del celiaco ma AUTOREVOLEZZA. Non è possibile mettere in campo lo stesso atteggiamento peculiare della malattia acuta, non si può essere prescrittori… la celiachia è una malattia cronica pertanto il professionista ha l’obbligo di camminare a fianco del paziente; se ne deve prendere cura; deve conquistare la sua fiducia; deve sedersi con lui al tavolo delle trattative e portarlo ad una terapia efficace ed efficiente per tutta la vita. Insomma deve educare e non insegnare, deve impegnarsi a far crescere una coscienza gluten free!

Credo proprio, che i tempi siano maturi per mettere in campo azioni graffianti, lungimiranti ma soprattutto ad ampio respiro, spalmate su tutti i campi e che vedano il pieno coinvolgimento attivo di tutti i protagonisti di una patologia così complessa e dinamica. Basta a bieche considerazioni poco costruttive ma che sicuramente purtroppo ancora assicurano audience!

Dove sarò 29-31 marzo…

Mastering the coeliac condition from medicine to social science and food technology 2012– questo è l’evento scientifico, che AIC sta organizzando e che si pone come il più rilevante del 2012 per questa tematica!

I più grandi esperti mondiali si incontreranno a Firenze dal 29-31 Marzo per trattare gli aspetti patogeneticile nuove implicazioni genetichei trend di presentazione clinicai nuovi criteri per la diagnosi e le prospettive per terapie alternative alla dieta gluten free.

Sono previste anche sessioni parallele durante le quali verranno affrontati gli aspetti pratici della vita del celiaco quali i problemi nutrizionali e psico-sociali, fino al ruolo dell’industria alimentare e delle istituzioni nel management della celiachia.

Questo il PROGRAMMA e qui tutte le informazioni utili.

Io ci sarò come relatrice e come partecipante! … e voi? Chi viene?


A breve troveremo una “nuova” pasta tra gli scaffali

“Nuova pasta Schar. Anche il gusto la incorona” è questo lo slogan che si legge nel piccolo opuscolo che solo alcuni di voi hanno avuto la possibilità di trovare in farmacia!

Vi attira quella “forchettata di pasta e pomodoro” in copertina? Ha solleticato la vostra curiosità? La mia, si… e dire se prima come celiaca o come nutrizionista, mi viene difficile!

La tiene a battesimo un geniale quanto estroso-eccentrico e sicuramente anche opinabile per alcuni, padrino: Gianfranco Vissani.

La prima cosa che ho fatto è stata leggere l’elenco degli ingredienti: farina di mais, farina di miglio, farina di riso, sciroppo di canna da zucchero. Mi piace!

  • è breve – abbiamo ormai imparato che più è lungo l’elenco e più la qualità nutrizionale del prodotto è scadente in quanto vuol dire che – a meno che non stiamo parlando di un prodotto composto – l’azienda sta utilizzando tanti additivi e/o coadiuvanti tecnologi per rendere il prodotto accattivante per il consumatore! A questo si aggiunge che l’ordine decrescente proposto, è interessante perchè ad una base di farina di mais si uniscono farina di miglio e di riso.
  • ci sono cereali alternativi – più volte, come nutrizionista, ho invocato l’utilizzo di cereali alternativi affiancati ai cereali storici per il mondo gluten free quali riso e mais. Questo suggerimento viene in considerazione del fatto che è importante far tesoro della biodiversità dei cereali per migliorare l’apporto in micronutrienti quali minerali, vitamine ed altri fitocomposti. Il miglio – da un punto di vista nutrizionale – occupa una posizione di rilievo grazie alla sua peculiare composizione chimica.
  • non ci sono più addensanti quali isolato proteico di pisello e E-471 che tradotto sta per mono- e digliceridi degli acidi grassi – bene anche in questo caso perchè abbiamo tolto i grassi.

Ma …. un ma c’è quando l’occhio va su sciroppo di canna da zucchero. In realtà non è sicuramente un acerrimo nemico poichè  è uno zucchero semplice la cui funzione è quella di colorare. La quantità come additivo è minima ed il suo impatto sulla salute è sicuramente minore rispetto all’E-471! L’effetto, invece, è notevole poichè da a questa pasta un colore  uguale a quello di una pasta convenzionale e anche in questo caso, abbiamo sempre sostenuto che le proprietà organolettiche hanno il loro peso. La stessa saggezza popolare ci viene in aiuto “anche l’occhio vuole la sua parte“. Ultima considerazione va sul fatto che tale ingrediente può essere presente in una pasta in quanto stiamo parlando in realtà di un surrogato della pasta dietoterapico gluten free. In Italia la pasta secca è ottenuta dalla trafilazione, laminazione e conseguente essiccamento di impasti preparati esclusivamente con semola o semolato di grano duro e acqua. La legge ne stabilisce chiaramente le caratteristiche e le eventuali denominazioni con il Decreto n.187, 2001.

Visto l’elenco degli ingredienti, andiamo a vedere la tabella dei valori nutrizionali: l’apporto calorico è di 362 Kcal vs 358 Kcal della “vecchia/attuale” pasta. E’ superiore! A mio avviso va bene così… e mi spiego. Prima di tutto la differenza non è così drammatica ed in secondo luogo è un bel “campanello d’allarme” per cominciare a porre attenzione alle porzioni. Recentemente la comunità scientifica è unanime nell’affermare che uno dei punti di forza della tanto apprezzata e celebrata Dieta Mediterranea è la frugalità. Questa frugalità bisogna ora portarla a tavola e così ecco che – spaventati un pò dall’elevato apporto calorico – riusciamo a ridurre la nostra porzione riportandola a quella suggerita dai nutrizionisti di circa 60-70g.

Ma andiamo avanti…minima la variazione sul contenuto di proteine (8.3vs 9.0g) mentre più significativa la differenza su altri due macronutrienti: carboidrati (77.9g vs 73.7g) e lipidi (1.5vs 2.5g), rispettivamente “a sfavore” e “a favore”. Il mio primo commento guardando i valori dei carboidrati è stato critico ma poi entrando nei dettagli mi sono dovuta frenare infatti…..I carboidrati seppur sono presenti in un maggior quantitativo in realtà hanno un maggior quantitativo di zuccheri (4.4g vs 0.4g) mentre la fibra alimentare rimane pressochè inalterata. Sappiamo quali e quanti siano i suoi numerosi effetti positivi di quest’ultima sulla nostra salute e dunque bene così. Meno convincente sembrerebbe essere il rialzo del valore degli zuccheri ma anche in questo caso le preoccupazioni vanno moderate infatti….. se siamo interessati alle calorie consideriamo che 1g di zucchero fornisce 4 Kcal mentre ben 9 sono le Kcal fornite da 1g di grasso. Se invece siamo interessati all’impatto sulla glicemia o meglio sull’innalzamento della glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue) post-prandiale anche in questo caso possiano star tranquilli. La relazione non è così diretta (cioè causa-effetto) poichè tanti fattori entrano in gioco. Anche in questo cercherò di spiegarmi meglio….. se mangiassi un cucchiaino di zucchero logicamente vedrei un’impennata della mia glicemia; in questo caso, invece sto mangiando un piatto di pasta e sicuramente condita, dunque debbo considerare i tanti diversi fattori fisici, chimici e strutturali che entrano in gioco. Tutti questi possono velocizzare o rallentare l’accesso tumultuoso  del glucosio in circolo (per intenderci … come il ritorno dalle ferie!) dalla struttura chimico-fisica dei carboidrati alla presenza di fibra alimentare (semaforo in grado di temporizzare l’ondata di traffico) e tanti altri fino alle modalità di cottura e condimento.

Ecco i buoni motivi per non guardare in cagnesco questi valori di zuccheri! Inoltre mi permetto di aggiungere da nutrizionista-cuoca che se proprio vogliamo essere sicuri di non avere effetti drammatici sulla glicemia potremmo sempre optare per sughi con verdure o scegliere un abbinamento con legumi!

Interessante invece – a mio avviso – la sensibile diminuzione del contenuto di grassi (1.5vs 2.5g) ed in particolare di acidi grassi saturi (0.4vs 0.9g). Effettivamente importante è il loro impatto sia sull’apporto calorico che sulla salute. Sono infatti gli periodicamente imputati dei delitti peggiori: dalla digestione lenta all’obesità al concorso di colpa nelle patologie cardiovascolari fino alla sindrome metabolica e alla steatosi epatica. Volendo anche in questo caso essere precisi sono acidi grassi saturi dei veri “vigilati speciali” dato il loro impatto metobolico e fisiopatologico.

Abbiamo sempre parlato di qualità nei suoi molteplici aspetti e dunque anche in questo caso, oltre alla qualità nutrizionale -fin qui discussa- guardiamo alla:

  1. qualità tecnologica-commerciale – il packaging è accattivante nei colori mentre la finestra di visione del prodotto, contenuto all’interno, rimane ancora piccola. Essenziali e complete sono le informazioni sulla modalità di cottura ed altre… che finalmente non essendo più tradotte nelle molteplici lingue non confondono  il consumatore. Infine è da apprezzare il numero elevato delle proposte che ben si sposano alle molteplici preparazioni culinarie;
  2. qualità organolettica-sensoriale – sapore, consistenza, colore, palatabilità oltre che un buon “nerbo” e tenuta di cottura sono le doti della nuova pasta e che la differenziano da quella che fin’ora conoscevamo!

A tutto questo si aggiunge un interesse e rispetto per l’ambiente infatti lo stabilimento di produzione di tale pasta utilizza energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili quali sole, acqua e vento. Ciò che è buono per me, è sano per l’ambiente, slogan già noto ma perfettamente utilizzabile in questo caso.

Chi sarà il primo, che entrando in farmacia, la troverà, la acquisterà e la assaggerà? Mi raccomando fatemi sapere….. ma sopratutto fatemi sapere tutti i pro ed i contro riscontrati!