L’Evoluzione del farmacista: da speziale a farmacista 7.03!

Nel giro di pochi anni la professione del farmacista ha avuto una evoluzione rapida quanto intrigante… e permettetemi di spingervi educatamente ad un sorriso parafrasando su… farmacista 7.03, cioè il farmacista da figura tradizionale diventa quella evoluta di ultima generazione ☺

Oggi il farmacista è adherence coach.
Cosa vuol dire?
Non venderà più i farmaci?
Lo ha sempre fatto … perfino Omero nell’Odissea introduce il termine ‘farmaco’ …. e allora? Calma… No, non è questo che significa.

Il farmacista continuerà a rimanere nella sua farmacia ma non sarà più un luogo di transito…
Il farmacista continuerà a dispensare il farmaco ma non lo farà più in modo quasi passivo….

Cronologicamente tutto comincia nel secolo XIII durante il quale la figura dello speziale finalmente si affranca da quella del medico.

Lo speziale da species (merce rara, spezie) era il venditore di spezie e l’apoteca era la parte della casa in cui si conservano cibi e vino, esteso ripostiglio, la bottega.

Tutto si definisce ancora meglio quando Federico II (lo racconto con una punta di soddisfazione come cittadini della sua città natale: Jesi!) – sovrano illuminato e colto e grande mecenate che volle la promozione delle scienze, delle lettere e della filosofia – regolamentò sia la professione medica che quella del farmacista. Con la fondazione della Scuola salernitana delineò le strade separate del medico e del farmacista o come dice il testo statutario degli aromatari (da aroma, sostanza di odore e sapore gradevoli) venditore di aromi.

Ma oggi?
Numerosi quanto recenti studi nazionali ed internazionali hanno evidenziato che i pazienti non seguono le terapie prescritte. La mancanza di aderenza (tecnicamente definita compliance) a quanto prescritto dal medico porta serie conseguenze quali peggioramento delle condizioni di salute, comparsa di co-morbidità fino alla necessità di ospedalizzazione fino al decesso. Questo rappresenta dunque un serio problema sanitario e di salute pubblica.

Diventa necessario – parlando di meccanismo d’azione di un farmaco – non più focalizzarsi solo sulla chimica, sulla biologia e/o sulla fisiologia quanto piuttosto spostare l’attenzione sulle scienze umane. Si, proprio così… le scienze umane!

Il pz. interagisce con la terapia prescritta non solo con la sua biochimica interna ma anche con il suo comportamento, con le sue abitudini ed i suoi errori inficiando così il risultato, comunemente detto guarigione!

Ecco allora che il farmacista è la figura pivot! E’ il farmacista che day-by-day incontra il pz., colloquia con lui, lo sostiene, lo informa …. ascolta!

Questo significa che oggi farmacista è adherence coach.

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Il farmacista crea con il pz una relazione facilitante ed efficace focalizzando l’attenzione sulla persona e non sul problema. Questo si traduce e si realizza con l’Accogliere – l’Ascoltare – l’Allearsi e l’essere Autentici.

In tale clima il colloquio diventa personale, su misura, incentrato sulla scoperta e costruzione della consapevolezza e fondamentale per migliorare la complieance alla terapia portando il pz all’eccellenza, cioè alla mindfulness!

Fonte: The evolving role of the pharmcist as adherence coach