Il lamento gluten free

The Wall Street Journal ieri ha pubblicato questo articolo a firma di T Swick.

E’ un vero e proprio monito a ciò che sta capitando riguardo la dieta gluten free, piuttosto che un lamento gluten free!.

Sappiamo bene che l’alimentazione gluten free è l’unica terapia unanimemente accettata dalla comunità scientifica valida per coloro che vivono disturbi glutine correlati.

Ora invece oltre-oceano, ma a mio modo di sentire anche nel nostro variopinto Stivale, si sta diffondendo la moda dell’alimentazione gluten – free.

Questa la frase su cui riflettere riportata nel cuore dell’articolo: La moda senza glutine ha corroso il significato della frase, creando un parco giochi per i dilettanti e un campo minato per la minoranza dei rigorosi. Non solo è il marchio diventato spurio, ma molti del food-service sono comprensibilmente diventati lassisti, vedendo le richieste di alimenti senza glutine come una moda passeggera, e non i requisiti di una grave condizione medica. (volutamente ho solo tradotto dall’inglese all’italiano!)

Credo sia ora di porre rimedio a questo dilagare del gluten free inteso come panacea per … perdere qualche Kg di troppomigliorare la personale performance sportivaeliminare la pancia ed altre stramberie.

L’alimentazione gluten free è una terapia e deve essere seguita solo da chi ha reazioni avverse al glutine, miscela proteica peculiare di alcuni cereali: frumento in particolare.

glutine

Dopo l’8 agosto…

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sovrappeso-obesità
diabete mellito tipo 2
malnutrizione calorico-proteica
sarcopenia
disturbi della nutrizione e dell’alimentazione
nutrizione artificiale domiciliare
comportamenti nutrizionali a rischio;
tossinfezioni alimentari
carenze nutrizionali e nutraceutica.

Queste le prime 10 sfide italiane da affrontare e a seguire il Ministero Salute afferma: “Il manifesto sarà base per il Tavolo di lavoro“.

In queste poche righe il preciso e puntuale riassunto di quanto discusso sabato 8 agosto c/o Padiglione Italia all’interno di Expo 2015 da 47 relatori durante le 6 ore di lavoro.

Sono 17 milioni gli italiani che soffrono di malattie legate a problematiche nutrizionali, impegnando la collettività per circa 30 miliardi di euro l’anno, trend in crescita. L’inadeguata risposta pubblica in tal senso alimenta inoltre un mercato della dieta che in Europa vale non meno di 200 miliardi di euro all’anno.

Questa invece è la riflessione che insieme ad altre considerazioni più squisitamente a carattere medico-scientifico hanno portato a stilare il Manifesto delle Criticità in Nutrizione Clinica e Preventiva. Un documento che vuole creare la giusta pressione sociale affinché le istituzioni si attivino concretamente facendosi promotrici di una seria riflessione nei cittadini italiani sui temi legati alla nutrizione.

Da notare con particolare attenzione l’ampia partecipazione attiva di tutti i principali attori dai professionisti ai cittadini, dagli atenei alle Aziende, ai pazienti … questo attesta che nessuno può più rimanere ai margini delle decisioni e delle responsabilità da assumere.

Aggiungo anche che da qui si capisce perchè ho deciso di parlarne qui, io!

Una riflessione da condividere … E se cominciassimo dalla CONSAPEVOLEZZA???
Si, proprio dalla consapevolezza … ad esempio: si educa con l’esempio e questo -tradotto nella pratica- significa che l’educazione alimentare è da rivolgere agli adulti perché i bambini seguono il loro illuminato esempio.

La seconda consapevolezza è culturale, cioè scoprire e capire e gustare che abbiamo una grande cultura nutrizionale che risponde al nome di Dieta Mediterranea. Ad oggi questa è sconosciuta a 48 milioni di italiani, che dunque non la seguono.

L’impegno ora è: lavorare sulla consapevolezza con un metodo efficace coinvolgendo il numero maggiore possibile di soggetti per evitare che il manifesto e le sue applicazioni vengano dimenticati e che tutto si sciolga sotto l’infuocato sole di agosto 2015!

Buon lavoro … ma questa volta Buon lavoro in scienza&coscienza, a tutti … veramente a tutti ☺

Benvenuto Iovogliotour

Ecco OGGI, proprio Oggi – 10 agosto 2015 prende il via IoVoglioTour.

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Che cosa è? Un progetto , meglio un viaggio, nato dalla grande volontà, intraprendenza ed energia di Iacopo Branca.

Lo scopo è quello di raccogliere interviste video di persone che esprimono i loro desideri, i loro Voglio, condividerli sui canali social e alla fine del tour produrre un video. Dal bambino, all’adolescente, passando per l’adulto e arrivando all’anziano per condividere i desideri più profondi, tracciando una nuova strada creata con il coraggio di chiedere ed accorgerci che ci manca qualcosa di importante per noi stessi e per la società nella quale viviamo. Queste sono esattamente le sue parole di presentazione e motivazione.

Ho conosciuto Iacopo al corso di formazione Incoaching di Bologna. Un ragazzo esile, apparentemente silenzioso, grande ascoltatore ed acuto osservatore ma pieno di energia e … toscano, un toscano sorridente, solare e pronto alla sagace battuta. Rispettosa e Professionale Sintonia fin da subito!

Ora durante questa sua impresa che condividerà con tre suoi fidi compagni di viaggio, ho deciso di seguirlo a mio modo: mettendo a disposizione il mio blog per condividere immagini, battute e tutto ciò che avrà piacere di pubblicare. Ed ora eccomi alle battute iniziali inaugurando così la nuova categoria ‘Iovogliotour’ e tenendo a battesimo il via ufficiale!

Perché farlo? Bhè si, vero il web-blog è Not Only Gluten Free e dunque che cià zecca??? – direbbe qualcuno … invece ho deciso di farlo per lo meno per due motivi, oltre al primo che ho già detto qualche riga sopra ☺

Il primo motivo: il titolo del web-blog è Not Only Gluten Free e dunque coerenza c’è perché non si parla solo senza glutine!

Il secondo motivo: il titolo e lo scopo di IoVoglioTour. E’ un viaggio lungo la costa adriatica per raccogliere e far seminare i desideri delle persone che alimentano l’energia dell’Italia. Mi sento pienamente dentro! Anche io ho un desiderio e … lo dirò, si, si lo dirò!

Pronti … VIA e … buon sereno-solare viaggio ☺

Dr Schar con ADI ad EXPO

Si, oggi 8 agosto 2014 ore 14.00 c/o Padiglione Italia EXPO, si terrà un evento di grande importanza dal titolo Manifestare la Nutrizione.

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Dr Schar, nella persona di Jacqueline Pante, sarà presente alla III Tavola Rotonda dal titolo Associazioni e Aziende per un reale cambiamento di paradigma socio-sanitario?

Per la prima volta in Italia un network di Medici, Scienziati, Associazioni ed Accademici uniti per individuare le criticità ed elaborare soluzioni in ambito nutrizionale. Il progetto vede la partecipazione di 19 Società scientifiche, 12 Università, 6 Fondazioni e 5 Associazioni di cittadini.

Questo quanto si legge nella presentazione a firma del prof. L Lucchin – Past President ADILe criticità nazionali nell’ambito della Nutrizione Clinica e Preventiva risultano fortemente correlate sia agli aspetti economici che socio-culturali della nostra comunità. Non possono pertanto essere affrontate efficacemente se non con strategie globali di ordine bio-psico-sociale. Tale consapevolezza implica il coinvolgimento multiprofessionale di scienziati, professionisti sanitari, politici, amministratori pubblici, cittadini. Sapere ridimensionare i legittimi particolarismi di parte, convergendo in una mediazione condivisa e finalizzata a fronteggiare concretamente i problemi è la strada da percorrere. In ambito sanitario, un segnale promettente è derivato da un’ampia aggregazione di società scientifiche, università, fondazioni, associazioni di cittadini; un abbozzo di rete frequentemente teorizzata, ma troppo spesso irrealizzata. Se riuscirà a consolidarsi ed espandersi, sarà una prima forte risposta alle criticità identificate. Vagliare la fattibilità a un allargamento al mondo istituzionale, gestionale e dell’associazionismo di cittadini e pazienti, senza il quale l’azione di contrasto al problema rimane inevitabilmente inefficace, è l’obiettivo primario di questo momento EXPO ad invito, al quale, si auspica, si senta l’esigenza di aderire e interagire.

Dr Schar come Azienda vicina ai suoi clienti sia come Nutritional Services che come Ricerca&Sviluppo porterà un fattivo contributo all’individuazione delle criticità e possibile strumenti risolutivi!

Buon lavoro a tutti e … in bocca al lupo, Jacqueline ☺

Celiachia al femminile

Spesso si parla di celiachia al femminile riferendosi in particolare all’epidemiologia oggi invece puntiamo l’attenzione su quelli che sono i sintomi e le … patologie campanello, cioè quelle patologie apparentemente senza causa che possono far pensare proprio celiachia!

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Nella donna, segnali troppo spesso inosservati poiché atipici, sono:

  • una inspiegabile anemia
  • difficoltà nel concepimento e/o durante la gravidanza
  • segnali premonitori di osteoporosi in giovane età e la predisposizione ad entrare in menopausa precoce.

Vediamoli più in dettaglio …

Anemia inspiegabile … – Spesso nelle donne si trovano valori di ferro (ferritina e/o sideremia) e di emoglobina non in range (in genere bassi). Situazione piuttosto normale – chiosano gli esperti – visto che la donna ha una perdita mensile di ferro a causa del ciclo mestruale. Si, vero ma è sempre bene indagare e soprattutto è bene farlo quando con questi valori la paziente racconta anche di debolezza muscolare, un facile affaticamento, la difficoltà a mantenere la concentrazione oltre che noi vederla con un eccessivo pallore cutaneo e delle mucose. Se fatti i dovuti accertamenti causa non se ne trova pensare ad un celiachia e dunque chiedere gli anticorpi specifici.

Difficoltà nel concepimento … – A portare l’attenzione su tale realtà è il dr Marco Silano -coordinatore del board scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia. La sterilità senza una causa apparente, l’endometriosi, un menarca tardivo o una menopausa precoce, fino ad alterazioni del ciclo mestruale e amenorrea, sono causate da alterazione dei globuli rossi. Tutto si rinormalizza con la diagnosi di celiachia e dunque quando si passa all’attuazione della dieta gluten free.

Difficoltà durante la gravidanza – Non si intende la negazione di maternità, ma una gravidanza difficile, una poliabortività e/o un ritardo di crescita intrauterina …
Nella quasi totalità dei casi, una dieta priva di glutine contribuisce alla remissione dei sintomi e consente alla donna di realizzare le aspettative di maternità.
Gli anticorpi anti-trasglutaminasi sembrano essere responsabili dell’attacco alla superficie di alcune cellule della placenta e indurre così una risposta immunitaria tra mamma&feto.

Perché i test sierologici di screening della celiachia non possono diventare pratica di routine in tutte le donne in gravidanza?

Segnali premonitori di Osteoporosi – Forse un’associazione più nota quella tra Osteoporosi&Celiachia in genere attribuita alla incapacità dell’intestino di assorbire correttamente calcio e vitamina D. Recenti studi confermano quanto detto ma associano un terzo fattore, cioè la produzione da parte del sistema immunitario di chi soffre di celiachia di anticorpi che attaccano una proteina chiave per la salute delle ossa, l’osteoprotegerina. La terapia è ancora la dieta gluten free dopo corretta diagnosi. Mai trascurare l’adeguato apporto di calcio (circa 1 g/die); un adeguato introito di vitamina D e adeguato movimento.

Nella pratica alimentare significa non escludere latte e derivati, formaggi (in particolare il parmigiano), alcune verdure (broccoli, cavolo nero, coste, spinaci), erbe aromatiche (erba cipollina, prezzemolo) e frutta tra cui arance, kiwi, lamponi, more e ribes nero. Non va trascurato l’introito di vitamina D con le poche fonti alimentari disponibili quali fegato, pesce, latte e derivati e uova. Nella pratica delle buone norme di stile di vita è bene la giusta esposizione al sole e all’aria aperta (mani e viso per almeno 10 minuti al giorno) e una regolare e costante attività fisica durante la quale ossa e muscoli lavorino contro gravità.

Dieta senza glutine: odio&amore

L’alimentazione gluten free torna ad essere protagonista di un dettagliato articolo pubblicato in questi giorni su Il Fatto Alimentare, ben nota testata on-line.

Si punta il dito sul suo utilizzo da parte di persone che realmente non ne hanno bisogno, cioè coloro che non manifestano reazioni avverse al glutine. La motivazione del così grande successo che sta riscuotendo e della sua grande popolarità, è dovuta alla convinzione che una alimentazione di questo tipo sia salutare e sia in grado di evitare un volume corporeo che tanto da noia, soprattutto in questo periodo dell’anno: la pancia!

Poco di vero c’è in tutto questo e condivido dunque a pieno titolo quanto dalla giornalista riportato riguardo all’attuazione da parte di chi NON ne ha motivo ma .. si, ci sono alcuni ma che spiegherò!

L’alimentazione gluten free prevede l’uso di prodotti trasformati dall’industria pertanto è bene non abusarne poiché l’azienda , seppur attenta alle materie prime ma soprattutto al gluten free (20 ppm!), non potrà mai offrire prodotti salutari come quelli freschi. Il consiglio rimane e si rinforza: alimentazione mediterranea + prodotti gluten free solo dove necessario, cioè pasta e poco altro!

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Da questa base spiego i miei ma … si legge: […] La dieta senza glutine è dunque l’unica scelta possibile per chi soffre di questi disturbi ma presenta diversi lati negativi. Infatti se in teoria dovrebbe portare a un calo di peso, perché vengono eliminati alimenti ricchi di carboidrati come pane e pasta …

NON credo sia molto vero … nel momento cui il celiaco viene diagnosticato e inizia l’alimentazione gluten free in genere prende peso piuttosto che perderlo. Il prendere peso è conseguente non all’utilizzo di cibi più calorici e di scadente qualità nutrizionale, quanto piuttosto è dovuto al fatto che la mucosa intestinale , in particolare i villi, si ristrutturano e tornano alla loro funzione garantendo così un ripristino della salute del soggetto stesso. Se il soggetto abusa dei prodotti trasformati può passare al sovrappeso fino a raggiungere l’obesità tanto quanto avviene in un soggetto ‘non celiaco’. I prodotti trasformati dall’industria sono per tutti nocivi! Se non ricordo male per tali prodotti è stato coniato il termine di cibo spazzatura

Si legge ancora … […] Diversi studi hanno dimostrato che i celiaci a dieta senza glutine da lungo tempo possono andare incontro a carenze di micronutrienti, come le vitamine del gruppo B, il ferro, il magnesio, l’acido folico e anche la fibra proprio perché maggiormente presenti negli alimenti che vanno esclusi. […]. A lungo andare, una dieta priva di glutine può aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, sindrome metabolica e osteoporosi.

Qui scatta il mio secondo ma … perché mettere questi fiori all’orecchio del celiaco?
La carenza di quei micronutrienti citati si verifica in qualsiasi soggetto che non mangia adeguate quantità di frutta – verdura – ortaggi – legumi , cioè prodotti vegetali! Il rischio di patologie cardiovascolari o obesità o osteoporosi non è certo aumentato perché mangia gluten free quanto piuttosto perché c’è predisposizione familiare o c’è una alimentazione non adeguata associata ad uno stile di vita non corretto.

Scienziati ed esperti della nutrizione da anni ormai ripetono quanto possa essere dannoso l’uso/abuso del cibo spazzatura (junk food, ricordavo bene!) così definito in quanto apporta un introito eccessivo di zucchero, grassi e sale con serie ripercussioni sulla nostra salute. Dunque il prodotto gluten free non è da additare più di un prodotto convenzionale.

Il terzo ed ultimo ma scatta qui … Insomma, l’argomento non è chiaro ai più e le industrie se ne approfittano. La dieta gluten free fa parte del fenomeno health-halo, cioè la scelta di prodotti considerati salutari basandosi solo sulle apparenze.

Mi sembra ci sia veramente una distorsione! E pur ammettendo che l’argomento non è chiaro ai più … a mio modo di vedere così facendo si aumenta la confusione e si instillano dubbi anche a chi sicuro è, perché celiaco. Sono piuttosto convinta che tutti possiamo dare il nostro importante contributo facendo chiarezza con semplicità e scientificità.

– L’alimentazione gluten free è unica terapia per chi vive reazione avverse al glutine.
– Una corretta alimentazione gluten free permette il ripristino dello stato di salute, dopo corretta diagnosi.
– L’alimentazione senza glutine prevede un corretto utilizzo di prodotti trasformati dall’industria (pasta soprattutto) e un buon quantitativo di prodotti freschi naturalmente gluten free.

Questa è la mia opinione e … grazie a Giulia Bottaro per l’ottimo spunto offerto!

La celiachia vien … d’estate

Un gruppo di ricercatori dell’Unità Operative di Epato-Gastro e Nutrizione e di Patologie Epato-Metaboliche del Bambino Gesù di Roma e di Gastroenterologia dell’Università di Bari, ha recentemente pubblicato su European Journal of Pediatrics i risultati di uno studio il cui obiettivo era verificare se la stagione – meglio il mese – di nascita può essere associata ad una maggiore probabilità di sviluppare celiachia.

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La risposta è affermativa!

Un dato curioso ma piuttosto allarmante quello che evidenzia come i bambini nati nei mesi estivi abbiamo maggiori probabilità di sviluppare questa patologia.

Lo studio ha visto la formazione di due squadre: il primo gruppo costituito da 596 bambini celiaci nati negli anni 2003-2010 vs il secondo gruppo di controllo formato da 439.990 bambini NON celiaci nati negli stesi anni e nelle stesse città dei primi.

La valutazione finale ha mostrato una prevalenza del numero delle nascite di pazienti celiaci nella stagione estiva (28,2%) rispetto al gruppo di riferimento (23%). Inoltre stratificando il campione per sesso ed età è stata confermata l’associazione tra celiachia e nascita nei mesi estivi aggiungendo la predominanza nelle bambine 28.6% vs 22.6%.

Conclusione dello studio è che i bambini nati nel periodo estivo hanno un più alto rischio di sviluppare celiachia. Questa la motivazione addotta …

[…] summer-born infants are introduced to complementary feeding (gluten) in winter, when the rotavirus infection is at its hightest peak; this may be the link between season of birth and development of celiac disease.

«Il possibile link tra stagione di nascita e sviluppo di celiachia, in soggetti geneticamente predisposti – spiega la dottoressa Antonella Diamanti, gastroenterologa e responsabile della Nutrizione Artificiale del Bambino Gesù – potrebbe essere rappresentato dalla concomitanza tra la prima introduzione del glutine (consigliata dai pediatri in genere a 6 mesi di età e quindi tra novembre e gennaio nei nati in estate) con il periodo di maggiore probabilità di esposizione ad infezioni gastrointestinali virali acute da Rotavirus. Alcuni studi epidemiologici, infatti, hanno evidenziato che un alto tasso di infezioni da Rotavirus può incrementare il rischio di sviluppare la malattia celiaca in soggetti geneticamente predisposti.

E voi quando siete nati? … dunque attenzione!

Studio davvero interessante che offre ottimi spunti di riflessione per una buona strategia di prevenzione della celiachia. Buona lettura!

Fonte: Impact of the birth’s season on the development of celiac disease in Italy.

Celiachia e Dieta Mediterranea senza glutine

Questo il titolo del libro che porta l’indimenticabile (almeno per me!) data: settembre 2011, la data della I edizione.

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Grazie alla paziente e buona volontà di Maddalena Agnella di FREEl’arte di vivere senza glutine, si torna a parlare di lui

Il libro nato da un’opportunità offerta dal Prof Enrico Bertoli, direttore all’epoca dell’Istituto di Biochimica dell’Università Politecnica delle Marche, e dal Prof Lucio Lucchin, all’epoca Presidente ADI, ha visto poi la fiduciosa accoglienza del Pensiero Scientifico Editore nella persona di Luca De Fiore – direttore generale – e di Bianca Maria Sagone – redazione volumi.

L’avventura di scrivere è stata condivisa con Gianna Ferretti ma in queste righe c’è il mio sapere come ricercatrice, come specialista in scienze dell’Alimentazione e … come celiachia.

Si, proprio così come celiaca arrivata alla diagnosi in età adulta dopo essersi sentita pontificare dai grandi luminari del sapere della gastroenterologia e dell’ematologia , che non avrei mai visto crescere il frugoletto che avevo tra le braccia. Quel fagottino bruno dagli occhi profondi si chiama Andrea, all’epoca aveva 4 mesi ed oggi ha ben 16 anni e … serenamente sono ancora sua compagna di avventura!

Beffardamente e ironicamente il mio ginecologo – dr Marcello Chindamo – prescrisse l’anti-gliadina, l’anti endomisio e l’anti trasglutaminasi e … tutto si sciolse come neve al sole ☺

Gioiosamente celiaca e orgogliosamente autrice di un libro che ancora oggi a circa 5 anni dalla sua stesura, è attuale e innovativo … festeggio così il compleanno della mia diagnosi (29 luglio 1999) e vi auguro: buona lettura!

La dieta senza glutine fa male!

Bene!
Iniziare la giornata con la lettura di NOTIZIE … interessanti e foriere di buon umore è bello!

Celiaca un pò datata – circa 16 anni ormai dalla diagnosi – e paziente consapevole che la dieta gluten free è l’unica terapia, stamane trova scritto che questa stessa dieta alla lunga può provocare danni al fisico[…] diciamo che suscita in me alcune perplessità e un certa reazione orticarioide ☺

Tutti pronti a gridare allo scandolola dottoressa è la solita polemicanon si è resa conto che il giornalista voleva spaventare chi la realizza senza motivo

Si, Vi ringrazio … avevo capito ma … Ma sostengo comunque che seppur vero che la dieta gluten free sta diventando una moda e duqnue bisogna far qualcosa per arginare il dilagare della domanda di prodotti gluten free, è altrettanto vero che dobbiamo rispettare e ricordare il grande ed importante valore che la stessa dieta ha come terapia.

Il numero di soggetti -né celiaci né tantomeno sensibili al glutine- che realizzano una alimentazione priva di glutine sta aumentando a dismisura sia in Italia che in altri Paesi. E’ infatti stato attribuito a questo tipo di alimentazione un potere magico, quello di far dimagrire e togliere la pancia!

A fronte di ciò credo che per sfatare tale mito NON sia corretto battere notizie tendenziose del tipo appunto: “alla lunga una dieta senza glutine può provocare danni al fisico” e continuare rincarando la dose “Una dieta gluten-free può portare nel tempo a carenze di micronutrienti, come pure ad un aumento del rischio di patologie cardiovascolari e osteoporosi

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Credo che non se ne giovi proprio nessuno! Chi attua un’alimentazione senza glutine perché malato si mortifica/preoccupa in quanto sa di non avere alternative mentre e chi ha deciso di seguire la stessa per togliere la pancia continuerà a farlo perché deve superare la prova costume!

I global-shocks non servono … piuttosto vale fare corretta informazione!

L’alimentazione senza glutine è terapia per il celiaco e per chi vive la sensibilità al glutine non celiaca. Questa prevede l’uso quotidiano di prodotti trasformati dall’industria e studiati appositamente per garantire pasta, pane e pizza sicuramente senza glutine (più corretto 20 ppm). Accanto a questi prodotti si utilizzano tutti gli alimenti previsti dall’Alimentazione Mediterranea, freschi e naturalmente privi di glutine quali verdura, frutta, legumi, pesce, latticini, uova, pollame e carne.

Chi invece vuole perdere peso o diminuire il volume del proprio addome, deve seguire un alimentazione in cui si pone grande attenzione alle porzioni e all’apporto di carboidrati, che dovrà essere ben distribuito e ben bilanciato. Tutto ciò darà più successo se accompagnato da una costante e quotidiana pratica del movimento.

Tutto qui: semplice – vero e chiaro!

Olio di palma: si o no?

È diventato l’imputato numero 1 e sta tenendo ormai da lungo tempo l’attenzione dei più grandi esperti nutrizionisti, opinionisti e insomma … un pò tutti e ovunque si parla di lui quasi come uno di quei tormentoni estivi, che tutti canticchiano!

L’opinione pubblica è ormai schierata e così anche, buona parte degli esperti in materia: unanimemente dichiarano guerra all’olio di palma. Le motivazioni sono due: fa male all’uomo e fa male al Pianeta. Di tutto ciò ho deciso di parlarne qui perchè anche chi acquista i prodotti in farmacia – il celiaco! – seppur definiti dietoterapici non è salvaguardato!

VERO, dunque qualche considerazione va pur fatta, perché … c’è chi parla bene dell’olio di palma. Molto di parte, lo ammetto!

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L’olio di palma ha una composizione chimica molto simile al burro … allora hanno ragione!

L’olio di palma è simile all’olio di oliva, è infatti un olio vegetale ottenuto dalla spremitura di drupe di alcune varietà di palma che crescono in Camerun, Costa d’Avorio , Ghana , Liberia, Nigeria , Sierra Leone , Togo e nella regione equatoriale di Angola e Congo … allora hanno ragione!

No, fermi (!)
Ora … lungi da me dal voler ripetere una storica – datata quanto sacra scena… Gesù o Barabba né tantomeno serve tuonare crocifiggilo! … crocifiggilo! … dobbiamo solo capire ☺

Si è vero, l’olio di palma è un grasso di origine vegetale, ottenuto per spremitura di frutti ed è anche vero che la sua composizione chimica lo porta ad essere molto simile al burro in quanto è ricco di acidi grassi saturi quali palmitico, stearico e laurico. Ma ciò, non lo scagiona.

Rimane il fatto che è un grasso pericoloso quando se ne abusa.

Lo troviamo in particolare come ingrediente di numerosi prodotti confezionati quali biscotti, merendine, snack salati, piatti pronti, alimenti per l’infanzia e molto altro ancora fino alla suprema Nutella!

Gli effetti negativi sulla salute sono legati all’eccesso di consumo, infatti ben noti ormai sono gli effetti degli acidi grassi saturi sul buon funzionamento dell’apparato cardio-circolatorio e sull’innalzamento dei grassi circolanti quali trigliceridi e colesterolo. In realtà noti sono anche gli effetti sull’obesità – diabete – cancro (???). Dunque dovremmo farne un uso moderato … cosa al quanto difficile vista la sua dilagante diffusione.

Perché l’industria lo usa se c’è il burro, suo analogo e meno nocivo per l’uomo?
Intanto diciamo che l’industria ha bisogno di grassi saturi perché questi danno consistenza e struttura ai prodotti a differenza dei grassi insaturi e liquidi; ma … ci sono almeno 3 altri motivi:
– perché ha un costo nettamente inferiore;
– perché è praticamente insapore, e aggiunto alle preparazioni non ne altera la gradevolezza;
– perchè garantisce una conservabilità maggiore dei prodotti, per la sua maggior resistenza alla temperatura e all’irrancidimento.

L’uso è poi diventato abuso quando l’WHO e OMS hanno dichiarato aperta la guerra ai grassi idrogenati, composti principali delle famose margarine. In tal senso l’utilizzo dell’olio di palma è giustificato per evitare che nei prodotti ci sia il peggio!

A ciò però c’è da aggiungere gli effetti negativi sulla salute del Pianeta e … qualche considerazione a carattere etico!

Ci sono, e sono innegabili (1).

La coltivazione delle palme da olio comporta una massiccia deforestazione con conseguenze sulla biodiversità; sull’emissione di gas serra; lo stravolgimento dell’assetto idrogeologico del territorio.

Si aggiungono anche considerazioni di carattere etico: espropriazione dei contadini dalle proprie terre, di deportazione di interi villaggi, di sfruttamento, di totale assenza di condizioni di sicurezza sull’ambiente di lavoro.

Emerge dunque un problema davvero complesso sul quale ad onor del vero a tutt’oggi nessuna Istituzione o Organizzazione nè la stessa comunità scientifica ha espresso un parere completamente negativo e unanime e definitivo e categorico in attesa di valutazioni accurate. E noi?

A noi cittadini spetta rimanere in uno stato di vigilanza consapevole senza prendere posizioni stile Gesù-Barabba! quanto piuttosto documentarci e agire in scienza e coscienza.
Per essere concreti? Significa che nella nostra quotidianità possiamo/dobbiamo fare acquisti consapevoli, che tradotto nella pratica quotidiana della spesa, significa scegliere il meno possibile prodotti confezionati e trasformati dall’industria e quando non ne possiamo fare a meno leggere attentamente le etichette e limitare il consumo di prodotti che contengono olio di palma.

Buoni acquisti consapevoli e buona lettura e ascolto di notizie!