Dieta gluten free non è poi così salutare!

Titolo provocatorio!

Sappiamo ormai tutti molto bene che una alimentazione priva di glutine e per tutta la vita è l’unica terapia per il celiaco. Sappiamo anche bene che la stessa alimentazione senza glutine è sollievo per chi vive la sensibilità al glutine non celiaca. Ma in questo ultimo caso non sappiamo ancora per quanto tempo tale terapia deve essere seguita.

Ora su J Med Food è stato pubblicato un articolo Functional and Metabolic Disorders in Celiac Disease: New Implications for Nutritional Treatment che punta i riflettori sulla correttezza di tale alimentazione portando l’attenzione su alcuni aspetti …. Vediamoli!

Gli autori affermano che ‘una dieta così restrittiva può NON essere adeguata per evitare complicazioni legate alla malattia’.

A mio modo di vedere è una affermazione abbastanza forte e poco corretta e tra l’altro aggiunge poco di nuovo. Sappiamo infatti bene che l’alimentazione gluten free elimina l’infiammazione a livello intestinale ripristinandone la sua funzionalità, ma se tale alimentazione non viene seguita correttamente le principali conseguenze sono:
1. ritorno del danno mucosale
2. alterazioni degli apporti nutrizionali: troppi grassi, troppi zuccheri semplici, poca fibra alimentare e basso introito di phytocomposti!

Gli autori continuano sottolineando come l’alimentazione senza glutine porta ad una serie di accidenti quali la diminuzione della funzionalità della colecisti e del pancreas, un aumento della permeabilità intestinale oltre che una compromissione del metabolismo del glucosio e di quello lipidico nonché della secrezione di insulina. Tale alterato quadro, sempre secondo gli autori, è responsabile del sovrappeso e dell’obesità.

Opinabile… NON è l’alimentazione gluten free restrittiva la causa di tutto ciò che è stato descritto sicuramente in modo corretto.
Tale situazione descritta, prima di tutto è peculiare di tutta la popolazione, e dunque anche dei celiaci perchè attualmente l’alimentazione è troppo ricca di prodotti confezionati, di prodotti di origine animale e di contro fortemente carente di prodotti di origine vegetale. Dunque non è una peculiarità della alimentazione gluten free!

La conclusione dell’articolo?
Gli autori formulano raccomandazioni -a mio modo di vedere- molto suggestive:
1. la dieta senza glutine per tutta la vita deve essere accompagnata da una corretta supplementazione di nutrienti
2. deve essere usata cautela nell’uso dell’olio fritto
3. gli oli ed i prodotti vegetali sono in grado di stimolare la cistifellea per promuovere l’assorbimento.

Personalmente credo che
1. il sovrappeso e l’obesità del soggetto celiaco a dieta gluten free siano dovuti all’eccesso di consumo di prodotti confezionati e alla scarsa attività fisica. Situazione questa, come già detto, che accomuna celiaci e non;
2. la supplementazione (per altro con altri prodotti di sintesi!) credo sia da sostituire con l’invito ad aumentare il consumo di prodotti freschi naturalmente privi di glutine quali frutta, verdura, legumi, cereali (gluten free!) e derivati…;
3. l’olio fritto è sicuramente da evitare da parte di tutti
4. l’olio di oliva e prodotti di origine vegetale sono in grado di dare un importante contributo alla salute del soggetto!

E voi cosa ne pensate? Via ai commenti…..

Costo, Prezzo e Valore

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No, non è una questione di lana caprina ne tanto meno una questione stilistica da Accademia della Crusca!

Spesso leggiamo e parliamo del costo dei prodotti ed in particolare di quelli gluten free. La critica mossa suona dura e asciutta: il prezzo è alto.

Certo innegabile è ciò che leggiamo nei cartellini tra gli scaffali e/o negli scontrini che infiliamo nelle nostre borse della spesa ma forse è necessario fare una riflessione … Quello che leggiamo è il costo, il prezzo o il valore?

Tutto nasce da un articolo -a firma C Petrini– che recentemente ho letto!

Oggi confuso è il concetto di low cost con quello di low price. Pagare poco/pochissimo 1Kg di prodotto alimentare sia di origine animale che vegetale, non significa che costa poco ma solo che ha un prezzo basso.

Un’agricoltura e/o un allevamento di piccola scala, ecosostenibile, eCologico, eGologico e capace di generare cicli produttivi chiusi in cui gli scarti possono essere riutilizzati come materie prime seconde, sicuramente ha prezzi più alti rispetto al convenzionale, ma costi complessivamente e certamente più bassi.

Un esempio chiarificatore? Eccolo…. Inghilterra: 2/3 dei polli venduti presso la GDO sarebbero contaminati da campylobacter (Guardian). La contaminazione avviene a causa della scarsa pulizia degli impianti di macellazione. Dunque una questione tecnica. NO, questione che la globalizzazione vuole tanta merce, bassi prezzi e tempi rapidi. Questo significa crescere un pollo a 3Kg in 32-40 giorni e macellarne circa 10.000-12.000 ora.

Certo il prezzo del pollo è basso ma il costo è altissimo.

Ci sono costi ambientali quali materie prime sprecate, antibiotici distribuiti che entrano nel ciclo dell’acqua, contaminazione del suolo… poi ci sono i costi sociali, in particolare quelli per la salute!

Dunque va scardinato il paradigma
prezzo basso = costo basso.

La nostra salute –mindfulness – ha un valore inestimabile e passa per ciò che mangiamo. Chi sacrificherebbe la propria mindfulness a vantaggio della competitività del prezzo?

Il basso prezzo nel punto vendita ha un alto costo sulla collettività. Bisogna cambiare radicalmente l’approccio ai consumi alimentari. A me piace la semplice quanto sagace saggezza di nonna: chi più spende, meno spende.

Alla luce di ciò credo sia doverosa una rivalutazione della frase ‘i prezzi sono alti’. Dobbiamo piuttosto cercare prodotti di qualità con prezzo alto e costo equo e valore inestimabile!

E’ doveroso educare e far comprendere che low price significa semplicemente che una parte dei costi li paga qualcun altro.

Senza glutine ogni tanto fa bene

E’ un paio di giorni.. forse anche 3… che campeggia sulla mia scrivania l’articolo di giornale che porta proprio questo titolo: Senza glutine ogni tanto fa bene. Ora ho deciso di condividere….

Ma che cosa significa?
Per chi va bene questa affermazione?

Tutti coloro che conoscono le reazioni avverse al glutine, cioè dall’allergia alla celiachia fino alla sensibilità al glutine non celiaca (GSNC), ‘senza glutine‘ è un imperativo per la vita e dunque… ‘ogni tanto’ NON esiste!

Si, è vero ci potrebbe essere una eccezione poiché chi vive la GSNC forse non deve seguire per tutta la vita il senza glutine ma solo per un periodo di tempo che può variare da 3-6 mesi a qualche anno; poi si torna all’alimentazione convenzionale. Ma certo è, che anche per loro non si può dire ‘ogni tanto’ perchè quando è, è sempre e quando non è, non è!

Proseguiamo nell’analisi… tutti coloro che non vivono tali reazioni avverse non hanno bisogno di far ricorso al senza glutine ne tantomeno ‘ogni tanto’
– Mangiare senza glutine non significa eliminare carboidrati e fibre
– Mangiare senza glutine non significa eliminare i cereali
– Mangiare senza glutine non significa mangiare leggero
– Mangiare senza glutine non significa essere alla moda
– Mangiare senza glutine non fa dimagrire!

Dunque perché privarsi di cibi derivati da cereali che, di contro hanno una componente proteica chiamata glutine?

Proseguendo nella lettura si arriva il testimonial… e questo devo ammettere che fa colpo… proprio in tutti i sensi ☺

Novak Djokovicconfesso che come tennista mi piace molto! – dichiara di essersi convertito a una dieta senza glutine sotto controllo sanitario sostenendo di averne avuto dei benefici evidenti al punto da diventare una star di questo stile alimentare.

Credo che questa frase si commenti da sola…. Il messaggio è semplicemente/magistralmente fuorviante.
Se Novak è celiaco o sensibile al glutine, certo che ha trovato giovamento eliminando il glutine… ma se non lo è, la sua performance in campo non è certo migliorata perché mangia senza glutine.

Al di la di tutto direi di prendere spunto per rinfrescare qualche raccomandazione utile:
1. consultarsi con il proprio medico nel momento in cui si avvertono sintomi di gonfiore addominale e/o altri disturbi gastrointestinali, stanchezza, spossatezza…
fare test diagnostici adeguati
2. iniziare una alimentazione senza glutine rigorosa, variata e moderata inizialmente accompagnati da un professionista per garantire una sana compliance alla terapia
3. pasta, pane e pizza non debbono mai mancare
4. aumentare il consumo dei tanti prodotti freschi e naturalmente senza glutine, soprattutto se di origine vegetale
5. i cereali storici quali riso e mais trovano oggi numerosi altri sostituti quali grano saraceno, sorgo, miglio, quinoa, sorgo, teff

Senza glutine sempre fa bene!

Senza glutine mai fa bene!

E … tu sei della ‘squadra’ del sempre o quella simpaticamente avversaria del mai

Può l’alimentazione senza glutine far perdere peso?

No, assolutamente no!

In questi giorni di simil-estate si va freneticamente alla ricerca di qualcosa – meglio detto miracolo – che possa far perdere peso immediatamente, così da poter sfoggiare un costume taglia 42 (meglio ancora se 40!)!

Si parla molto quest’anno di dieta senza glutine.
In una manciata di parole errori grossolani si affollano….leggende metropolitane si annidano….

Prima di tutto correggiamo il termine dieta. Siamo ormai tutti diventati bravini per sapere che dieta intende sia una corretta alimentazione che un sano stile di vita, cioè esprime un modus vivendi.

Alla luce di ciò senza glutine è l’alimentazione, cioè i nostri menù quotidiani devono essere composti con piatti – cibi – in cui la quantità di glutine – miscela proteica peculiare dei cereali quali frumento, segale, spelta, kamut, farro, orzo – è inferiore o uguale a 20 ppm.

Si, è bene sapere/ricordare che lo 0 matematico in natura – in questo caso in nutrizione – non esiste e dunque la frase ‘senza glutine’ indica un valore soglia che non scatena la reazione abnorme del sistema immunitario del soggetto celiaco con conseguente danno mucosale e riacutizzazione dei sintomi peculiari della celiachia e/o delle reazioni avverse al glutine quali sensibilità al glutine non celiaca.

Chiariti questi concetti diciamo che mangiare senza glutine NON fa dimagrire, NON fa perdere peso. Per perdere peso bisogna far altro… ad esempio tenere a bada la fame ☺ … come si fa?

In primo luogo il glutine, come poche righe sopra detto, è una proteina pertanto ha un elevato potere saziante.. questo aiuta a controllare la fame.
Si, le proteine sono un ottimo antidoto contro la fame grazie al loro peculiare elevato potere saziante e non solo (vedi tabella!). Tali macronutrienti sono in grado di sopprimere l’appetito e di promuovere il senso di sazietà.

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Che cos’è il potere saziante? Satiety Index (SI) è un parametro che indica la pienezza a breve termine (entro 2 ore) dopo il consumo di cibo. Scendiamo ancora di più nel pratico….
Gli alimenti che contengono elevate quantità di proteine, fibra alimentare e acqua hanno un maggior potere saziante, rispetto ai cibi con un contenuto di grassi maggiore. Gli alimenti ricchi di proteine quali pesce, carne, fagioli, lenticchie e uova e quelli ricchi di carboidrati quali pasta, riso, pane integrale e cereali per la prima colazione) sono quelli con il maggior potere saziante.

In secondo luogo togliere il glutine non significa togliere pane, pasta, pizza… significa sostituirli con analoghi alimentari ottenuti da cereali che non contengono glutine quali masi, riso, sorgo, miglio, grano saraceno….
I carboidrati in essi contenuti hanno la capacità di soddisfare la palatabilità e sopprimere l’appetito.

In terzo luogo non c’è nessuno studio scientifico che supporti l’idea che per perdere peso è necessario togliere i carboidrati dall’alimentazione quotidiana.

Per perdere peso basta ricordare/pensare che:

peso

PESO CORPOREO = CIO’ CHE INTRODUCO – CIO’ CHE SPENDO

Questa è la formula matematica – in barba al mero calcolo della calorie – che dobbiamo tenere in mente per togliere i chili di troppo.

Sapete cosa dico ai miei pazienti, soprattutto con grande successo tra le donne?
Se per mantenere in salute il vostro conto corrente dovete TANTO introdurre e POCO spendere – soprattutto in questo momento storico….
Per mantenere in salute il vostro corpo dovete essere MANI BUCATE.. spendete, spendete, spendete ☺

Provate e…. mangiate moderatamente tutto!

Il senza glutine? Ottima terapia per chi ha reazioni avverse al glutine!

La celiachia aumenta di 5 volte

Titolo sicuramente allarmante ma …… niente di nuovo sul fronte occidentale, parafrasando con il titolo del romanzo autobiografico di Remarque!

Musicalmente si sa: ogni estate ha il suo tormentone ma nella scienza dovrebbe essere un po’ diverso e invece no! Ecco allora che puntuale come non mai, arriva l’articolo sulla celiachia che denuncia … no, tranquilli nulla di nuovo. Vediamo!

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La frequenza -che ad onor del vero si chiama incidenza- è pari all’1% della popolazione generale.

Percentuale nota ormai da tempo ….(1)

Il numero dei casi è in aumento tra i bambini e ancora tanti celiaci rimangono senza diagnosi.

Anche questo è ben noto….

Si torna a parlare dell’utilità di screening per abbattere il ben noto rapporto di 1 su 3 casi diagnosticati su casi non diagnosticati. (3)

Ci si interroga sulle possibili cause dell’aumento dei casi portando come risposte la dieta ed i fattori ambientali.

Anche questo già noto….

L’articolo questa volta è stato pubblicato su J Pediatric Gastroenterology and Nutrition ma allora cosa porta di nuovo?

Quasi nulla….
La geografia della distribuzione della malattia.
Partita sappiamo dall’Europa ed dall’America oggi si diagnosticano casi anche nella parte orientale, in Nord Africa fino in Medio Oriente. Nell’area Asia-Pacifico l’epidemiologia è ancora confinata nella cosiddetta ”cintura celiaca”, cioè l’area settentrionale dell’India. (2)

L’introduzione del glutine. Sembra che se introdotto dai 4 mesi di vita, in piccole quantità possa proteggere dall’insorgenza della celiachia.

Dunque nessun allarme, nessuna novità strabiliante quanto piuttosto conferme e ancora punti interrogativi attivi su argomenti di grande interesse quali l’importanza di uno screening, le vere cause dell’aumento dei casi (fattori ambinetali quali?) e l’efficacia dell’introduzione del glutine precocemente o no.

Speriamo presto di leggere qualcosa di nuovo a tal proposito!

Gluten friendly

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Ne avete sentito parlare? E’ il grano amico dei celiaci e di tutti coloro che vivono reazioni avverse al frumento.

E’ la nuova frontiera della ricerca e a lanciare la sfida è la dottoressa Carmen LAMACCHIA, ricercatore e professore aggregato del Dipartimento di Scienze Agrarie degli Alimenti e dell’Ambiente dell’Università di Foggia.

Vediamo qualche dettaglio? Una scoperta tutta italiana che apre nuove prospettive nell’alimentazione gluten free. Si parla di un trattamento detossificante della cariosside (per gli amici: chicco!) di frumento. Il chicco viene idratato e trattato per pochi secondi con micro-onde.

Sappiamo bene che nella cariosside glutine non c’è quanto piuttosto troviamo le componenti proteiche che poi in fase d’impasto, vanno a formare il glutine. In tale situazione dunque le proteine – glutenine e gliadine- vengono modificate in modo tale da risultare tollerabili dal celiaco, gluten friendly. La ricerca ha infatti dimostrato che così trattate hanno una ridotta capacità di indurre quell’abnorme reazione del sistema immunitario peculiare della celiachia pur mantenendo inalterate le proprietà visco-elastiche dell’impasto.

Le prove non sono ancora finite: occorrerà uno studio multicentrico per trovare conferma della risposta anche in vivo, inserendo prodotti a base del nuovo frumento nella dieta dei celiaci. Per ora le farine ottenute da cariossidi trattate di grano duro e tenero e poi utilizzate per la produzione di pasta e pane hanno dato ottimi soddisfacenti.

Non è escluso, inoltre, che questo metodo di detossificazione possa essere applicato con successo a tutti i cereali contenenti proteine del glutine: come l’avena, l’orzo, la segale. Questa è la frase della dottoressa Lamacchia che pone buone basi per un ulteriore arricchiemnto/ampliamento dell’alimentazione gluten free.

Quali sono state le prime reazioni?
L’Associazione Italiana Celiachia ATTENDE ulteriori riscontri prima di sbilanciarsi.

Le Aziende HANNO GIA’ PRESO contatti con i ricercatori foggiani.

La mia …. SEGUIRE con grande interesse per… nutrire cervello e stomaco con gluten friendly ☺

Fonte: Gluten Friendly, importante ricerca all’Università di Foggia

CeliachiaOggi e… IO!

CeliachiaOggi – una rivista interamente dedicata al mondo della celiachia, che oggi però allarga i suoi confini infatti l’alimentazione senza glutine non è realizzata solo ed esclusivamente dai celiaci!

Tutto nasce … ad aprile… a Milano durante l’Open Day dr Schar in occasione dell’avvio della settimana d’informazione sulle intolleranze al glutine. Ho avuto la possibilità di conoscere due grandi donne che rispondono ai nomi di Lorena RIVA e Carolina PECIOLA. Una condivisione piena di intenti e di modalità operative e dunque eccomi ora a far parte del team di esperti che scrivono su tale rivista.

Il mio contributo? Per il momento, una rubrica in cui parlo della Dieta Mediterranea gluten free – logicamente basata sul libro di cui sono autrice – aggiungendo qualcosa di nuovo: la valenza eco-sostenibile, cioè una alimentazione ed uno stile di vita ed una filosofia di essere rispettosi delle risorse suolo ed acqua.

L’esordio è stato nel numero precedente in cui ho fornito qualche nota storica ma dal prossimo numero si entrerà nel vivo.

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Nel prossimo numero, infatti cominciamo a leggere per conoscere dettagliatamente l’epitaffio della Dieta mediterranea il cui incipit è… una grande abbondanza dei prodotti vegetali

Curiosi? Ad Agosto tutto svelato ☺

Dieta senza glutine? Si, quando necessaria

Diamo il giusto valore alle parole…. La lingua del dolce si, suona offre innumerevoli alternative!
Il mio spiritello NON è certo cambiato nel tempo né tanto meno la volontà di fare chiarezza!

Dieta senza glutine: meglio di no, se non sei allergico può danneggiare la salute.
Perché questo titolo? Cosa si vuole istillare nel lettore?

Il glutine – un composto proteico che si forma per azione meccanica in seguito all’unione di acqua e farina, cioè durante l’impasto – è il trigger ambientale delle reazioni avverse al glutine.
Il glutine non ha nessun valore biologico è anche carente di aminoacidi essenziali quali metionina e lisina. Ha solo valore tecnologico… DUNQUE perché una alimentazione senza glutine dovrebbe far male alla salute?

Cominciamo a spulciare l’articolo? Pronti?

…. L’1% della popolazione italiana è affetta da celiachia, cioè da allergia al glutine….
Sbagliato! La celiachia è una intolleranza immuno-mediata che si manifesta in soggetti geneticamente predisposti.

…. Secondo una ricerca australiana, le diete senza glutine possono danneggiare la salute….
Sbagliato! La frase va quantomeno contestualizzata. La dieta senza glutine per chi vive reazioni avverse al glutine è terapia ed è prevenzione per la patologie cronico-degenerative.
Aggiungo che la dieta senza glutine anche se seguita da chi non ha esigenza non può danneggiare la salute. L’affermazione scritta diventa vera se e solo se, chi decide di alimentarsi senza glutine utilizza solo prodotti confezionati dall’industria alimentare di settore.
Ma questo scusatemi… è vero per qualsiasi soggetto! Sono anni che faccio/facciamo educazione alimentare ed ho/abbiamo sempre insegnato ad utilizzare prodotti freschi, di stagione e rispettosi della territorialità….

….. Il glutine è stato accusato di molte cose e ci sono molte persone che vanno sostenendo che il glutine è la causa di molte malattie: dalla sindrome dell’intestino irritabile
Sbagliato! La Sindrome del Colon irritabile ha ben altre cause. Il glutine è responsabile di tanti sintomi quali stanchezza cronica, gonfiore addominale, senso di annebbiamento … tutto ciò ora ha un nome: Sensibilità al Glutine Non celiaca (SGNC). La terapia unanimamente accettata è sempre la dieta senza glutine.
Aggiungo che…. le molte persone che vanno sostenendo sono i ricercatori e/o professori proprio come Peter Gibson

Recentemente stiamo assistendo ad un aumento dei soggetti che seguono una dieta senza glutine e stiamo anche assistendo ad un spropositato aumento delle offerte di prodotti dietoterapici sul mercato. Quet’ultimo forse più sentito oltre-oceano che in Italia. Sono queste affermazioni innegabili.

Ora per portare a riflettere sul corretto utilizzo della dieta senza glutine e soprattutto per far si che questa NON diventi moda a mio modo di pensare non credo serva spaventare chi invece ha nella dieta l’unico modo per stare in salute, in quanto unica terapia per la sua patologia.

Sappiamo ormai bene – grazie alle numerose campagne di informazione che sono state fatte e che continuano ad attraversare la nostra penisola, che la dieta senza glutine va seguita solo dopo aver ricevuto una corretta diagnosi di reazione avversa al glutine di tipo autoimmune quale la celiachia oppure di tipo allergico quale l’allergia al frumento oppure di tipo ne autoimmunene allergico cioè SGNC.

Molto sappiamo sulla celiachia e meno sulla SGNC ma certo è che la dieta senza glutine NON può nuocere alla salute!

Celiachia… in Australia come in Italia

La ripresa estiva è segnata da alcuni dati epidemiologici, ovviamente gluten free (!). Questa volta provengono dall’Australia.

Si, sono molti di più di quanto si possa pensare!

Il dottor Jason Tye-Din dell’Immunology division presso il Walter and Eliza Hall Institute e Bob Anderson, direttore scientifico presso l’US biotechnology company ImmusanT, in collaborazione con la Barwon Health, Deakin University, Healthscope Pathology e l’University of Queensland Diamantina Institute hanno sviluppato un nuovo iter diagnostico.

Il lavoro – pubblicato su BMC Medicine – ha visto il coinvolgimento di 2500 soggetti e dai dati ottenuti si è evidenziato che è possibile aumentare la precisione di diagnosi, diminuire i costi sanitari complessivi e ridurre esami invasivi quali la biopsia intestinale.

Secondo i ricercatori è sufficiente combinare il test genetico con il test anticorpale. Tale combinazione permette di sottrarre i falsi positivi del test anticorpale all’esame bioptico, che rimane comunque invasivo per il pz nonché costoso per la sanità.

1 donna australiana su 60 e 1 uomo su 80 sono potenzialmente celiaci. Stime precedenti avevano invece evidenziato che il numero di australiani con celiachia fosse non più di 1 su 100, come in Italia e come in Europa.

E se provassimo tale combinazione anche in Italia? Tante biopsie evitate!

L’Europa “declassa” i celiaci!

E’ più o meno questo il titolo che sta andando per la maggiore su numerose riviste o siti o web-blog in questi giorni! Tanto scalpore per una decisione annunciata già da tempo ed una battaglia nella quale la stessa Associazione Italiana Celiachia ha impegnato tante energie in questi ultimi anni e/o mesi, dunque…. perché tanta meraviglia?

Aggiungo e ricordo anche, che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi in cui è prevista l’erogazione gratuita – grazie ad un bonus – da parte del Sistema Sanitario Nazionale, pertanto il Parlamento Europeo dopo alterne vicende ha deciso di approvare il Regolamento COM 353/2011.

Mi ha incuriosito molto la parola declassare tanto che ho ripreso in mano un vocabolario… diminuire d’importanza, questo è il significato. Siamo stati dunque declassati – come celiaci – perché non abbiamo il sostegno economico? Tutto ruota intorno ad un bonus per fare la spesa? Per giunta un bonus tanto discusso perché inadeguato sia come importo che come destinazione d’acquisto: la farmacia.

Come celiaca e come professionista sono un pò amareggiata/delusa/perplessa…. In particolare leggendo frasi come questa: …. celiaci declassati dall’Europa: a causa dell’aumento della percentuale di popolazione che soffre di sensibilità al glutine non celiaca….. demagogia spicciola!!!

So bene che l’economia ha la sua importanza. Non si può negare che ogni anno in Italia si spendono 250 mln di euro per prodotti senza glutine e di questi 180-190 mln sono quelli erogati gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti con celiachia diagnosticata.

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Credo però che non possa essere una mera proporzione matematica, seppur logica, che possa essere addotta per buttare fango sulla celiachia e su quelle che sono le recenti acquisizioni riguardo ai disturbi glutine correlati quali Sensibilità al Glutine Non Celiaca ed allergia la frumento.

Mi spiego meglio… se questi sono i costi e sappiamo che in Italia i celiaci diagnosticati sono circa 135.000 ma quasi 465.000 non sanno di esserlo, le cifre di spesa sono destinate ad aumentare. Se poi a questi aggiungiamo i sensibili al glutine, le cifre lievitano ancora di più!

A mio avviso però non è certo questa la base della decisione del Parlamento e di contro non possiamo tacere sulle novità che vengono dal mondo della ricerca… sarebbe deprecabile tenere la popolazione nell’ignoranza … paura di condividere un sapere… non voler far crescere nella conoscenza la popolazione… uhmmmm

La ricerca va avanti (anche se in Italia molto a stento!) e la comunità va informata in modo corretto e semplice anche perché la staticità e l’ignoranza sono due gravissimi tumori della società e dei suoi governanti.

Da anni ormai stiamo dicendo e continueremo a farlo, che alimentarsi senza glutine correttamente NON è una moda quanto piuttosto un modus vivendi che permette al soggetto di ripristinare il stato di SALUTE.

La Campagna di informazione che nel mese di giugno proseguirà dopo la fruttuosa “tre giorni de l’Esperto Risponde”, prosegue in questa logica infatti ha avuto lo scopo di informare correttamente per far si che nessuno prenda la decisione di mettersi a dieta senza glutine deliberatamente quanto invece di rivolgersi ad un esperto per arrivare correttamente a diagnosi o di celiachia o di sensibilità o di allergia. Tanto che ha visto il supporto anche di una società scientifica ed il patrocinio della RAI!

Riconosco che probabilmente parlare di percentuali – 6% della popolazione – riguardo ai soggetti che vivono la Sensibilità al Glutine Non Celiaca è sicuramente azzardato ma di contro non la si può negare tanto che numerosi studi condotti in diverse parti del mondo e che lavorano in modo autonomo sono arrivati a conclusioni analoghe. Come pure non si può negare che queste persone stanno “bene” quando seguono una alimentazione priva di glutine.

Sicuramente celiachia e sensibilità – come pure l’allergia – sono entità ben diverse ma la terapia è uguale. Ad oggi possiamo dire che il celiaco segue la terapia per tutta la sua vita mentre per il sensibile non possiamo dirlo ancora.

Credo dunque che la decisione del Parlamento Europeo presa l’11 giugno non sia stata determinata dalle motivazioni addotte – in modo maldestro – che stiamo leggendo in questi giorni per far scalpore…. quasi fosse uno dei tanti tormentoni estivi. Lasciamo a cose più leggere questo modo di fare e riconquistiamo professionalità ricordando l’ambito medico-sanitario-scientifico-culturale nel quale ciascuno di noi a vario titolo opera!

Sono fermamente convinta che i celiaci– categoria vulnerabile perché necessita di alimenti a fini speciali – non si sentono declassati perché depauperati del bonus mensile!

Il celiaco e soprattutto la sua terapia – cioè una alimentazione senza glutine ed uno stile vita attento alle contaminazioni – non sono importanti in funzione del compenso economico quanto piuttosto in funzione di una corretta diagnosi e di una tenace compliance alla dieta gluten free.