Not only gluten-free

La celiachia nel quotidiano tra pentole e provette

Archivio della Categoria 'Etichettando'

30 agosto 2010

Chicza: un chewing-gum molto speciale

Chicza è uno speciale chewing-gum che oltre a essere equosolidale e biologico è anche biodegradabile e senza glutine.

http://www.spesaduepuntozero.it/wp-content/uploads/2010/04/Chicza-Chewing-Gum.jpg

Mi ha molto incuriosita questa presentazione e allora cerchiamo di capire insieme…..
Si chiama Chicza Rainforest Gum ed è prodotta con il lattice condensato estratto da un albero ad alto fusto, il Chicozapote (o Sapodilla), che crescono solo nella penisola dello Yucatan. E’ una gomma da masticare che arriva dal Messico ed è frutto del lavoro e della ricerca dei 2136 Chicleros o “Guardiani della Selva Tropicale”, la seconda foresta al mondo dopo quella Amazzonica. I Chicleros possiedono 1.350.000 ettari di Chicozapote (da qui il nome Chicza).

E’ equosolidale – l’acquisto di un pacchetto di Chicza è un atto solidale verso la manodopera dei raccoglitori e dei produttori locali che, vendendo il prodotto finito possono guadagnare fino a sei volte di più rispetto a quando erano soggiogati dalle multinazionali. Nella raccolta c’è inoltre il rispetto del ciclo di vita degli alberi, che tornano ad essere una risorsa per i raccoglitori e le loro famiglie.

E’ biologica – Chicza è realizzata esclusivamente con ingredienti biologici certificati. E’ dolcificata con succo di agave, che permette di avere un indice glicemico basso.

E’ biodegradabile – 60/70 giorni è il tempo necessario alla decomposizione in natura di questa gomma da masticare se vengono gettate sulla strada mentre è di 100/120 gioni se vengono gettate sul marciapiede contro un tempo medio di circa 1.800 giorni impiegato dalle gomme industriali!

E’ gluten-free - in questi giorni il Laboratorio Eco Control di Pomezia, accreditato con l’Associazione Celiachia Italiana, ha certificato l’assenza di glutine.

Che sapore ha? Chicza è disponibile nei gusti orange, lemon, spearmint, cinnamon, red fruits, peppermint, natural, naranya e hierbabuena.

Dove trovarla? In italia si può acquistare, per ora solo nei negozi del commercio equosolidale ma presto anche nelle tabaccherie. Da molti mesi è già presente nei mercati europei quali Inghilterra, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Grecia, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Olanda, Danimarca, Belgio, Bulgaria oltre che Giappone, Corea e Singapore.

Va aggiunto inoltre che Chicza ha già vinto prestigiosi premi. E’ stata premiata al Natural and organic products Festival come miglior nuovo alimento organico; in Italia, a Udine, ha ricevuto il “Premio Speciale Greenfactor 2010” ed, inoltre, il 4 Agosto 2010 è stata premiata dallo stesso Governo Messicano, attraverso la Comision Nacional Forestal.

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27 agosto 2010

Capire il consumatore del mercato gluten free

Jeff Gelski ha scritto su Food Business News un interessante articolo – Understanding the gluten-free consumer - nel quale fa una analisi del mercato americano dei prodotti senza glutine e dei consumatori. E’ uno spaccato della realtà oltre oceano che serve per capire come la celiachia viene vissuta al di fuori dei confini nazionali!

Durante IFT 10 è emerso che il mercato dei prodotti privi di glutine rappresenta un’opportunità di crescita per le Aziende. I consumatori – i celiaci – sono sempre in aumento ed in particolare è in aumento la loro domanda di prodotti più sani e gustosi.

Shally Case, autrice di Gluten-free Diet – A comprensive Resource Guide, membro del Medical Advisory boards of the Celiac Disease Foundation and Gluten Intolerance Group negli USA e Professional Advisory Board dell’Associazione canadese, ha suggerito l’utilizzo dell’avena. Recenti studi della Health Canada, hanno riconosciuto l’innoquità dell’avena, rendendo possibile il suo utilizzo come materia prima in grado di garantire un maggior apporto di fibra alimentare, di ferro, di proteine e di vitamine del gruppo B, rispetto ai cereali comunemente utilizzati.

Shelly Case ha suddiviso i consumatori in 4 categorie. La prima categoria è rappresentata dai celiaci, la seconda dai loro familiari e la terza categoria è rappresentata dai genitori di bambini autistici – seppur non ci siano a tutt’oggi evidenze scientifiche molti genitori credono che una dieta priva di glutine e di caseina porti giovamento all’autismo. A queste prime tre si aggiunge la categoria dei VIP e dei loro seguaci, i quali mangiano senza glutine pensando di non ingrassare. Una vera assurdità consideranto quanto i prodotti privi di glutine sono ricchi di grassi!

Che ne dite? Non è poi una situazione così dissimile alla nostra italiana!

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26 agosto 2010

Quale farina scegliere?

Spesso, molto spesso si parla dei cereali senza glutine e poco invece delle farine che da questi si possono ottenere.

I principali composti delle farine sono i carboidrati, ma in alcune importante è anche la percentuale di grassi e proteine. La composizione varia in funzione di ciò e/o come viene macinato.

Siamo abituati a pensare che la farina è il prodotto della macinazione di un seme ma in realtà di ottiene farina anche da legumi, tuberi e frutta a guscio. Interessante, da un punto di vita nutrizionale, è conoscere la loro composizione. Di seguito una tabella riassuntiva!

Farine

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21 agosto 2010

Farina di castagne per panificare gluten-free

Si potrebbe aggiungere farina di castagne nella preparazione del pane senza glutine per aumentarne il valore nurizionale.

I ricercatori del Department of Food Engineering, Middle East Technical University della Turchia, hanno recentemente pubblicato un lavoro su Journal of Food Engineering in cui hanno evidenziato che la miscela di farina di castagne e farina di riso (rapporto 30/70) con xanthan guar è la migliore tra quelle esaminate per ottenere un buon pane gluten free.

Buona è la qualità tecnologica: struttura più compatta della mollica e formazione di una crosta croccante.

http://lh5.ggpht.com/_wnDlWiE2YNw/SxcjGRTcVcI/AAAAAAAAQhU/ksBtClar6m0/s400/None.jpg

Migliore è la qualità nutrizionale. La farina di castagne contiene proteine (2.99g/100g) di elevata qualità biologica (numerosi aminoacidi essenziali), fibra alimentare (6.3g/100g) e un basso contenuto di grassi (1g/100g). Inoltre garantisce un buon apporto di vitamine (vitamina E, vitamine del gruppo B) e minerali (potassio, fosforo, magnesio). Tutti nutrienti che sappiamo spesso mancare nei prodotti senza glutine.

Una nuova opportunità nel mercato del pane gluten free. Una recente indagine ha stimato che dal 2004 ad oggi c’è stato un incremento annuo del 29%. Packaged Facts, inoltre, prevede che nel 2012 il mercato potrebbe raggiungere 2,6 miliardi $.

Fonte: Utilization of chestnut flour in gluten-free bread formulations

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19 agosto 2010

Che cos’è?

Un quiz per l’estate….. Che cos’è?

http://www.fooducate.com/blog/wp-content/media/Mechanically%20Separated%20Chicken

1. Gelato alla fragola
2. gomma da masticare
3. pasta di pollo
4. nessuno dei precedenti

La risposta esatta è….. la numero 3. E’ una invenzione del XX secolo. Dopo aver ben ripulito dalla carne, le ossa di pollo, tacchino, maiale e mucca è possibile ancora ottenere carne. Il processo si chiama Avanzate Meat Recovery (AMR).

Questa pasta è l’ingrediente principale di hot dog, mortadella Bologna, pepite di pollo, salame…..

Siete rimasti sbalorditi? Come difendersi? Scegliendo sempre tagli di carne riconoscibili ed evitando hot dog o altri prodotti industriali, non solo per motivi di glutine!

Qui il parere dell’FSIS.

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11 agosto 2010

Insalta di pasta

Tempo d’estate e voglia di piatti freschi e veloci da preparare. Ecco un simpatico esempio: l’insalata di pasta.

http://media.redding.com/media/img/photos/2009/10/13/Mediterranean_Pasta_Salad_720_t607.jpg

Un piatto tipicamente mediterraneo che fornisce al nostro organismo la giusta razione di carboidrati, fibra alimentare, minerali, vitamine e fitocomposti. La ricetta? Eccola qua…..

INGREDIENTI per 4 persone:
- 240g pasta gluten free
- 180g di fagiolini freschi
- 1 peperone rosso
- 4-5 pomodorini rossi
- 1 cipolla piccola, tagliata sottile
- 10-15 olive nere e verdi
- mezza tazza di formaggio grattugiato
- peperoncino piccante.
Tempo di cottura: 10 minuti.
Tempo di preparazione 45 minuti.

Buon appetito!

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5 agosto 2010

Cereali GF a confronto

Periodicamente mi piace raccogliere informazioni nutrizionali dei principali cereali gluten free, compresi i cereali minori e gli pseudocereali. Una semplice tabella per avere un immediato confronto del contenuto dei principali nutrienti. Attenzione all’ultima riga…. c’è un cereale con glutine – il frumento – ed è solo a scopo didattico!

Cereali Calorie Carboidrati Grassi Proteine Fibra Sodio
    (g) (g) (g) (g) (mg)
Amaranto 182 32.25 3.25 7.00 4.50 10.25
Grano saraceno 146 30.50 1.50 5.75 4.25 5.00
Mais 152 30.75 2.00 4.00 3.00 14.50
Miglio 189 36.50 2.00 5.50 4.25 2.50
Avena 152 25.75 2.75 6.50 4.25 0.75
Quinoa 159 29.25 2.50 5.50 2.50 9.00
Riso integrale 171 35.75 1.25 3.75 1.50 3.25
Sorgo 163 33.75 1.50 5.50 3.00 3.00
Teff 160 33.00 1.00 6.00 6.00 10.00
Frumento 158 32.75 1.00 7.50 5.75 1.00

Fonte: Specific Nutritional Facts of Individual Grains

New Horizons for Whole Grains and the Gluten-Free Diet è un interessante articolo in cui è stato esaminato anche il contenuto di alcune principali vitamine.

I più pignoli possono utilizzare Nutrition Analyser. Cliccando su un singolo cereale è possibile vedere una lunga lista di nutrienti.

Avete trovato il vostro cereale gluten-free preferito?

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12 luglio 2010

Dolficicanti in libertà

Ore 16.30 squilla il telefono…. eccoci, ci siamo…. è Marina Cella di Cucina Moderna!

E’ stata una simpatica chiacchierata sul tema dei dolcificanti e con grande piacere è stata per occasione per affrontare questo gruppo di sostituti del saccarosio.

http://diggingri.files.wordpress.com/2009/12/sugar-scrub.jpg

Dolcificante (o edulcorante) è una sostanza usata per addolcire alimenti o altri prodotti destinati ad entrare nel cavo orale (ad esempio un collutorio o farmaci altrimenti amari). Alcuni tipi si trovano in natura, altri vengono prodotti in laboratorio.
Questa, appena letta, è la definizione che si trova nel vocabolario. Ma ora cerchiamo di capirci un pò di più e di vedere cosa c’è di nuovo.

Quando si parla di dolcificanti subito ci vengono in mente nomi come saccarina, aspartame, ciclammato e acesulfame. Sono questi i dolcificanti di sintesi il cui apporto calorico è di 0 Kcal/g mentre elevato è il loro potere dolcificante, cioè un valore numerico, calcolato sulla base della capacità addolcente. Il riferimento, che corrisponde ad un potere dolcificante pari ad uno, è dato dal comune zucchero da cucina o saccarosio. Avremo così 300 per la saccarina; 160-200 per l’aspartame; 30 per il ciclammato ed infine 200 per l’acesulfame K, dove K indica la presenza di potassio. A questo elenco possiamo anche aggiungere il sucralosio, casualmente scoperto nel 1976 ed autorizzato in Europa nel 2003, con un potere dolcificante pari a 600 (1).

Per tutti i dolcificanti artificiali presenti nei cibi e nelle bevande venduti nella UE sono stati eseguiti test di sicurezza per la salute e per ciascuno è stata stabilita la quantità massima giornaliera consentita (GDA).

Ai dolcificanti di sintesi dobbiamo aggiungere i dolcificanti naturali quali fruttosio, lattosio, mannitolo, stevia, sorbitolo, xilitolo….. ed è proprio tra questi che c’è qualcosa di nuovo!

Taumatina, brazzeina, monellina, curculina, mabinilina, pentadina e miraculina. 7 nomi bizzarri per indicare proteine che in bocca danno la sensazione di dolce. Sono infatti in grado di legarsi al recettore T1R2-T2R3 sulle papille gustative.

Queste proteine dolci sono estratte da frutti di piante che crescono in foreste pluviali, prevalentemente dell’Africa occidentale. Sono usate nell’industria alimentare perché hanno un elevato potere dolcificante: da 500 a 2000-3000 volte più dolci del saccarosio, pertanto possono essere usate in quantità molto piccole.

L’elevato potere edulcorante e lo scarso apporto energetico (4Kcal/g) sono due peculiarità importanti per un possibile impiego delle sweet proteins come ingredienti in alimenti e bevande dietoterapici.

Chissà se presto le troveremo in qualche prodotto gluten-free destinato ai diabetici in sostituzione del saccarosio?

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10 luglio 2010

Mandorle: deliziose e nutrienti

http://www.marianinut.com/images/almonds.gif

Se dico mandorle scommetto che pensate subito a Natale e… al torrone. Si, avete ragione però ho scoperto che le mandorle – frutto dell’albero del mandorlo, Amygdalus communis L. = Prunus amygdalus Batsch; Prunus dulcis Miller - possono essere utilizzate in tanti modi diversi tutti gradevoli al palato, senza dimenticare l’aspetto nutrizionale. Scopriamo insieme questi bianchi semi!

Un pò di storia…… il mandorlo è una pianta originaria dell’Asia Centro Occidentale ed appartiene alla famiglia delle Rosaceae, oggi diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, grazie ai Fenici che la introdussero in Sicilia.

Un pò di botanica…… il mandorlo, è una pianta che può raggiungere gli 8-10 m di altezza, molto longeva, con rami di colore grigiastro o marrone, le foglie sono seghettate, strette e chiare ed i fiori sono bianchi o leggermente rosati. Il frutto del mandorlo è una drupa di forma ovoidale che presenta una superficie esterna verde carnosa, a volte coperta da una fitta peluria, e/o con sfumature rossastre, e guscio legnoso con pori, contenente uno o due semi (la mandorla). La mandorla è ricoperta da una pellicina liscia o rugosa, di colore variabile dal marrone all’ocra.

Stagionalità……. le mandorle fresche si trovano in primavera e possono essere raccolte e consumate in aprile-maggio come frutti freschi interi prima della lignificazione del guscio, oppure come semifreschi a giugno-luglio, mentre quelle secche sono presenti nel mercato tutto l’anno.

Le mandorle ….. infinite e deliziose opportunità! La loro raffinatezza e il gusto un pò burroso ne permettono l’utilizzo sia in piatti dolci e salati oppure possono essere gustate anche da sole. Qualche esempio? Eccoli:

mandorle intere – ottimo spuntino dolce oppure salato. Al momento dell’acquisto controllate che la confezione sia sigillata, se le acquistate sfuse controllare la contaminazione e l’odore (gli acidi grassi mono e polinsaturi che contengono, irrancidiscono facilmente alla luce, aria e calore).

fette, cubetti e scaglie di mandorle – una manciata di mandorle aggiunge consistenza e crunch (non c’è termine migliore!) a qualsiasi piatto, aumenta la sazietà e la raffinatezza ad esempio di insalate o verdure.

farina di mandorle – facile da usare come la farina di frumento, ma senza glutine. Base ideale per deliziosi prodotti da forno e primi piatti. E’ anche una delle farine più ricche di sostanze nutritive. Una tazza di farina di mandorle fornisce proteine (23,6 g), carboidrati (21 g), fibre (14,7 g), ferro (4.3 mg) e calcio (289 mg).

cracker di mandorle – fatti in casa sono un ottimo spuntino sia da soli che accompagnati con prosciutto o formaggi. Possono anche essere usati come base per croccanti piatti di pesce o pollo.

latte di mandorle

burro di mandorle – un pò meno usato nella tradizione italiana ma c’è anche il burro di mandorle che può essere spalmato su cracker o frutta fresca o frittelle senza glutine o cialde o pane tostato.

I valori nutrizionali? Si, non mi sono dimenticata!
Abbiamo poco sopra accennato il contenuto in nutrienti di una tazza di farina di mandorle ora vediamo la ricchezza di 100 grammi di mandorle:
- proteine (6 grammi)
- fibra alimentare (3.5 grammi)
- ferro (75 milligrammi).
Ho messo in evidenza questi nutrienti perchè in genere sono quelli più carenti in una dieta senza glutine e dunque conoscere una nuova fonte alimentare è sicuramente di aiuto. Per altri nutrienti potete consultare questa tabella con tutti i principali nutrienti. Non dimentichiamo inoltre che le mandorle sono una buona fonte di antiossidanti in particolare di vitamina E.

E’ dunque importante incoraggiare i celiaci (e non solo) ad usufruire dei tanti modi di utilizzazione delle mandorle per migliorare la dieta gluten-free.

Mi raccomando la giusta porzione!

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7 luglio 2010

Mais….. non solo farina

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Il mais è – insieme al riso – un cereale storico nell’alimentazione del celiaco. In particolare sono le farine ottenute dall’uno e dall’altro cereale, che compaiono sempre ai primi posti nell’elenco degli ingredienti dei prodotti gluten-free quali pasta, pane, snack salati e dolci.

In realtà dal mais si possono ottenere tanti prodotti ugualmente importanti e sicuramente qualcuno lo conoscete già….. l’olio di mais oppure pensando all’alimentazione per gli animali, i mangini. Ma l’elenco si allunga ancora, infatti dal mais si ottengono amido e molecole quali etanolo e alcuni bioprodotti: acidi organici, aminoacidi (treonina, triptofano e lisina), vitamine (vitamina C ed E) ed additivi (glutammato monosodico, xanthan gum).

Forse non tutti sanno che….. dall’amido di mais si producono maltodestrine e HFCS – un acronimo che sta ad indicare vari tipi di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio.

Dall’originaria idea di Kirchoff, ai primi del 1800, di ottenere destrosio e altri dolcificanti dall’amido di patata utilizzando una soluzione di acido solforico, si arriva all’utilizzo di amido di mais idrolizzato con acido cloridrico.

Successivamente si arriverà all’utilizzo di enzimi quali l’alfa-amilasi, la gluco-amilasi fino alla glucosio isomerasi che insieme ad altri enzimi, hanno permesso la commercializzazione di sciroppi di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS). Tipicamente le percentuali variano da 42% fino a 90%.

Ma quali sono le fonti alimentari? Ma cosa dicono gli esperti di questi HFCS? Li troviamo sopratutto nei dolci, cereali, biscotti, snack yogurth, sport drinks, ketchup…

Il parere degli esperti è contrastante. La prima cosa da chiarire è se, data l’origine, possano essere etichettati dolcificanti naturali. A tal proposito la Food Drug Administration ha espresso parere negativo. Per quanto riguarda gli effetti sulla salute umana ed in particolare sulla relazione tra consumo di fruttosio e/o HFCS e malattie dismetaboliche quali obesità e diabete, gli studi riportano risultati contrastanti. Alcuni vedono questa stretta relazione con la sindrome metabolica e l’aumento del consumo di HFCS.

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Questi i recenti risultati presentati a ENDO 2010 – Meeting annuale 92esimo Expo della Endocrine Society: New research released today from Rippe Lifestyle Institute and the University of Central Florida shows no difference between table sugar and high fructose corn syrup on weight gain or any changes in risk factors for metabolic syndrome or insulin resistance, a precursor to diabetes (1).

Arrivando alla fine dell’articolo si legge però……… The studies were funded by an unrestricted educational research grant from the Corn Refiners Association.

Da leggere 1, 2, 3…..

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