Celiachia e Dieta Mediterranea senza glutine

Questo il titolo del libro che porta l’indimenticabile (almeno per me!) data: settembre 2011, la data della I edizione.

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Grazie alla paziente e buona volontà di Maddalena Agnella di FREEl’arte di vivere senza glutine, si torna a parlare di lui

Il libro nato da un’opportunità offerta dal Prof Enrico Bertoli, direttore all’epoca dell’Istituto di Biochimica dell’Università Politecnica delle Marche, e dal Prof Lucio Lucchin, all’epoca Presidente ADI, ha visto poi la fiduciosa accoglienza del Pensiero Scientifico Editore nella persona di Luca De Fiore – direttore generale – e di Bianca Maria Sagone – redazione volumi.

L’avventura di scrivere è stata condivisa con Gianna Ferretti ma in queste righe c’è il mio sapere come ricercatrice, come specialista in scienze dell’Alimentazione e … come celiachia.

Si, proprio così come celiaca arrivata alla diagnosi in età adulta dopo essersi sentita pontificare dai grandi luminari del sapere della gastroenterologia e dell’ematologia , che non avrei mai visto crescere il frugoletto che avevo tra le braccia. Quel fagottino bruno dagli occhi profondi si chiama Andrea, all’epoca aveva 4 mesi ed oggi ha ben 16 anni e … serenamente sono ancora sua compagna di avventura!

Beffardamente e ironicamente il mio ginecologo – dr Marcello Chindamo – prescrisse l’anti-gliadina, l’anti endomisio e l’anti trasglutaminasi e … tutto si sciolse come neve al sole ☺

Gioiosamente celiaca e orgogliosamente autrice di un libro che ancora oggi a circa 5 anni dalla sua stesura, è attuale e innovativo … festeggio così il compleanno della mia diagnosi (29 luglio 1999) e vi auguro: buona lettura!

La dieta senza glutine fa male!

Bene!
Iniziare la giornata con la lettura di NOTIZIE … interessanti e foriere di buon umore è bello!

Celiaca un pò datata – circa 16 anni ormai dalla diagnosi – e paziente consapevole che la dieta gluten free è l’unica terapia, stamane trova scritto che questa stessa dieta alla lunga può provocare danni al fisico[…] diciamo che suscita in me alcune perplessità e un certa reazione orticarioide ☺

Tutti pronti a gridare allo scandolola dottoressa è la solita polemicanon si è resa conto che il giornalista voleva spaventare chi la realizza senza motivo

Si, Vi ringrazio … avevo capito ma … Ma sostengo comunque che seppur vero che la dieta gluten free sta diventando una moda e duqnue bisogna far qualcosa per arginare il dilagare della domanda di prodotti gluten free, è altrettanto vero che dobbiamo rispettare e ricordare il grande ed importante valore che la stessa dieta ha come terapia.

Il numero di soggetti -né celiaci né tantomeno sensibili al glutine- che realizzano una alimentazione priva di glutine sta aumentando a dismisura sia in Italia che in altri Paesi. E’ infatti stato attribuito a questo tipo di alimentazione un potere magico, quello di far dimagrire e togliere la pancia!

A fronte di ciò credo che per sfatare tale mito NON sia corretto battere notizie tendenziose del tipo appunto: “alla lunga una dieta senza glutine può provocare danni al fisico” e continuare rincarando la dose “Una dieta gluten-free può portare nel tempo a carenze di micronutrienti, come pure ad un aumento del rischio di patologie cardiovascolari e osteoporosi

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Credo che non se ne giovi proprio nessuno! Chi attua un’alimentazione senza glutine perché malato si mortifica/preoccupa in quanto sa di non avere alternative mentre e chi ha deciso di seguire la stessa per togliere la pancia continuerà a farlo perché deve superare la prova costume!

I global-shocks non servono … piuttosto vale fare corretta informazione!

L’alimentazione senza glutine è terapia per il celiaco e per chi vive la sensibilità al glutine non celiaca. Questa prevede l’uso quotidiano di prodotti trasformati dall’industria e studiati appositamente per garantire pasta, pane e pizza sicuramente senza glutine (più corretto 20 ppm). Accanto a questi prodotti si utilizzano tutti gli alimenti previsti dall’Alimentazione Mediterranea, freschi e naturalmente privi di glutine quali verdura, frutta, legumi, pesce, latticini, uova, pollame e carne.

Chi invece vuole perdere peso o diminuire il volume del proprio addome, deve seguire un alimentazione in cui si pone grande attenzione alle porzioni e all’apporto di carboidrati, che dovrà essere ben distribuito e ben bilanciato. Tutto ciò darà più successo se accompagnato da una costante e quotidiana pratica del movimento.

Tutto qui: semplice – vero e chiaro!

Olio di palma: si o no?

È diventato l’imputato numero 1 e sta tenendo ormai da lungo tempo l’attenzione dei più grandi esperti nutrizionisti, opinionisti e insomma … un pò tutti e ovunque si parla di lui quasi come uno di quei tormentoni estivi, che tutti canticchiano!

L’opinione pubblica è ormai schierata e così anche, buona parte degli esperti in materia: unanimemente dichiarano guerra all’olio di palma. Le motivazioni sono due: fa male all’uomo e fa male al Pianeta. Di tutto ciò ho deciso di parlarne qui perchè anche chi acquista i prodotti in farmacia – il celiaco! – seppur definiti dietoterapici non è salvaguardato!

VERO, dunque qualche considerazione va pur fatta, perché … c’è chi parla bene dell’olio di palma. Molto di parte, lo ammetto!

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L’olio di palma ha una composizione chimica molto simile al burro … allora hanno ragione!

L’olio di palma è simile all’olio di oliva, è infatti un olio vegetale ottenuto dalla spremitura di drupe di alcune varietà di palma che crescono in Camerun, Costa d’Avorio , Ghana , Liberia, Nigeria , Sierra Leone , Togo e nella regione equatoriale di Angola e Congo … allora hanno ragione!

No, fermi (!)
Ora … lungi da me dal voler ripetere una storica – datata quanto sacra scena… Gesù o Barabba né tantomeno serve tuonare crocifiggilo! … crocifiggilo! … dobbiamo solo capire ☺

Si è vero, l’olio di palma è un grasso di origine vegetale, ottenuto per spremitura di frutti ed è anche vero che la sua composizione chimica lo porta ad essere molto simile al burro in quanto è ricco di acidi grassi saturi quali palmitico, stearico e laurico. Ma ciò, non lo scagiona.

Rimane il fatto che è un grasso pericoloso quando se ne abusa.

Lo troviamo in particolare come ingrediente di numerosi prodotti confezionati quali biscotti, merendine, snack salati, piatti pronti, alimenti per l’infanzia e molto altro ancora fino alla suprema Nutella!

Gli effetti negativi sulla salute sono legati all’eccesso di consumo, infatti ben noti ormai sono gli effetti degli acidi grassi saturi sul buon funzionamento dell’apparato cardio-circolatorio e sull’innalzamento dei grassi circolanti quali trigliceridi e colesterolo. In realtà noti sono anche gli effetti sull’obesità – diabete – cancro (???). Dunque dovremmo farne un uso moderato … cosa al quanto difficile vista la sua dilagante diffusione.

Perché l’industria lo usa se c’è il burro, suo analogo e meno nocivo per l’uomo?
Intanto diciamo che l’industria ha bisogno di grassi saturi perché questi danno consistenza e struttura ai prodotti a differenza dei grassi insaturi e liquidi; ma … ci sono almeno 3 altri motivi:
– perché ha un costo nettamente inferiore;
– perché è praticamente insapore, e aggiunto alle preparazioni non ne altera la gradevolezza;
– perchè garantisce una conservabilità maggiore dei prodotti, per la sua maggior resistenza alla temperatura e all’irrancidimento.

L’uso è poi diventato abuso quando l’WHO e OMS hanno dichiarato aperta la guerra ai grassi idrogenati, composti principali delle famose margarine. In tal senso l’utilizzo dell’olio di palma è giustificato per evitare che nei prodotti ci sia il peggio!

A ciò però c’è da aggiungere gli effetti negativi sulla salute del Pianeta e … qualche considerazione a carattere etico!

Ci sono, e sono innegabili (1).

La coltivazione delle palme da olio comporta una massiccia deforestazione con conseguenze sulla biodiversità; sull’emissione di gas serra; lo stravolgimento dell’assetto idrogeologico del territorio.

Si aggiungono anche considerazioni di carattere etico: espropriazione dei contadini dalle proprie terre, di deportazione di interi villaggi, di sfruttamento, di totale assenza di condizioni di sicurezza sull’ambiente di lavoro.

Emerge dunque un problema davvero complesso sul quale ad onor del vero a tutt’oggi nessuna Istituzione o Organizzazione nè la stessa comunità scientifica ha espresso un parere completamente negativo e unanime e definitivo e categorico in attesa di valutazioni accurate. E noi?

A noi cittadini spetta rimanere in uno stato di vigilanza consapevole senza prendere posizioni stile Gesù-Barabba! quanto piuttosto documentarci e agire in scienza e coscienza.
Per essere concreti? Significa che nella nostra quotidianità possiamo/dobbiamo fare acquisti consapevoli, che tradotto nella pratica quotidiana della spesa, significa scegliere il meno possibile prodotti confezionati e trasformati dall’industria e quando non ne possiamo fare a meno leggere attentamente le etichette e limitare il consumo di prodotti che contengono olio di palma.

Buoni acquisti consapevoli e buona lettura e ascolto di notizie!

Dall’uovo una soluzione per la celiachia

Titolo un pò … particolare, vero?
Sarà … l’uovo di Colombo per la celiachia?

No, nulla di tutto ciò quanto piuttosto un nuova ricerca che porta l’attenzione su: uovo&celiachia. Alcuni componenti dell’uovo sembrano giocare un ruolo favorevole per il soggetto celiaco, questo quanto emerge da una recente ricerca dal sapore americano.

E’ Hoon Sunwoo, docente di scienze farmacologiche e ricercatore dell’Università di Alberta che propone una pillola. Si, una pillola che il celiaco potrà assumere 5 minuti prima del pasto a rischio glutine.

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Non è un farmaco MA un medicinale che permette di consumare cibi contenenti glutine senza causare le peculiari reazioni che medici e pazienti conoscono!

… permette o permetterà? … e poi … cosa c’è in questa pillola?

Permetterà in quanto siamo ancora in fase di sperimentazione anche se il ricercatore è fiducioso e sostiene che a breve sarà commercializzata.

Chiarendo la composizione della pillola sveliamo che si utilizzano gli anticorpi contenuti nel tuorlo dell’uovo per ricoprire il glutine, in modo che possa semplicemente attraversare l’organismo senza creare problemi. Ingerita prima del pasto incriminato si avrebbe, così una protezione di circa 2 ore dagli effetti del glutine.

Queste le parole di Sunwoo …
Non si tratta di una soluzione per trattare o curare la malattia celiaca in quanto la dieta senza glutine resta l’unica terapia, ma si potrà migliorare la qualità della vita e facilitare la socializzazione

Volete una mia impressione … mi conoscete come persona entusiasta e curiosa ma questa volta a me non convince! C’è sicuramente una dose di stanchezza dovuta al fatto che ormai troppe ricerche promettono pillole o vaccini o altre diavoleria!
A seguire poi lunghi silenzi …certo, so bene che la ricerca ha tempi ciclopici ma …

Allora dico che… preferisco la mia dieta gluten free a stampo mediterraneo che predilige alimenti di origine vegetale freschi, di stagione e colorati

Da gluten free a Gluten Friendly!

Ecco la prima novità discussa ad EXPO 2015 il 10 luglio presso Piazza Irpinia con la professoressa Carmen Lamacchia.

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E’ un metodo davvero innovativo che permette di rendere il glutine amico di tutti coloro che vivono reazioni a lui avverse, in primis i celiaci. A parlarne è stata la stessa ricercatrice autrice ed ideatrice del metodo e del lavoro di ricerca che a portato ai risultati pubblicati fino al brevetto.

In che cosa consiste l’assoluta novità rispetto agli esperimenti scientifici fin ora effettuati per migliorare la condizione alimentare dei celiaci?
E’ la domanda che subito è scattata per capirci di più e meglio ☺

Con estrema semplicità e precisione scientifica la ricercatrice, che lavora presso l’Università di Foggia, spiega che il metodo è rivoluzionario perché NON utilizza enzimi microbici né modifica il sapore e fragranza degli alimenti.

… ma allora?

Allora … i cambiamenti, a cui sono state sottoposte le proteine del glutine sono semplicemente il frutto di un trattamento chimico-fisico applicato sulla granella (seme) prima della molitura. La granella di frumento rappresenterebbe il cuore della soluzione al problema della celiachia in quanto, nel seme di frumento, il glutine non è ancora formato e le sue proteine sono depositate in piccole “cellette” che consentirebbero, in presenza di acqua ed elevate temperature, i cambiamenti necessari per produrre il Gluten Friendly.

e continua …

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Tale trattamento non influenza negativamente le proprietà tecnologiche delle farine che formano l’impasto, permettendo, quindi, la preparazione di prodotti assimilabili per gusto ed aspetto a quelli comunemente utilizzati nell’alimentazione Mediterranea e destinati non solo alla fascia di popolazione affetta da intolleranza al glutine ma anche a tutta la restante popolazione.

A questo punto non resta che rivolgere un sentito in bocca al lupo alla solare ricercatrice affinchè tutto trovi applicazione a livello industriale per sfornare (mai termine fu più ficcante!) prodotti gluten friendly!

Grano o Sistema Immunitario?

Oggi Vi lancio una provocazione!

[…] la dieta occidentale ricca di grassi e zuccheri, sempre più riconosciuta come pro-infiammatoria, è in parte responsabile. Ma qualunque sia la risposta finale, sappiamo che c’è un problema molto reale: il sistema immunitario dell’uomo contemporaneo sembra essere andato in tilt. Forse dovremmo smettere di chiederci cosa c’è di sbagliato nel grano e iniziare a chiederci cosa c’è che non va in noi.

E aggiungo anche un video …

Per me è estremamente interessante e ricco di spunti di riflessione su una verità per troppo tempo taciuta! I tempi sono maturi per cambiare, cioè basta parlare di grano, di modifiche genetiche a carico di questo cereale e altre diavolerie quanto piuttosto è ora di pensare al nostro sistema di difesa che non è più in grado di rispondere correttamente ai tanti/troppi/errati stimoli la cui fonte sono gli alimenti che quotidianamente entrano nei nostri menù.

Voi cosa ne pensate?

Sovrappeso-Obesità e celiachia

Sicuramente è una disattenzione della scrivente … Questo titolo NON è possibile!

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1500 bambini di età compresa tra 2 e 24 anni con un denominatore comune: un peso oltre la norma. Questa è la popolazione oggetto di studio dei ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma sulla quale è stato possibile valutare il nuovo binomio sovrappeso e celiachia.

Storicamente sappiamo bene che i sintomi della celiachia in età pediatrica sono: perdita di peso, diarrea, arresto della crescita, sottopeso … Sintomi -questi elencati- legati ad un malassorbimento causato dalla destrutturazione peculiare a carico dei villi in seguito ad ingestione di glutine. Tutto ciò oggi viene confutato dallo studio recentemente pubblicato su Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition a firma della dottoressa Nenna.

I ragazzi oggetto di studio, sono stati sottoposti a test sierologici peculiari per la celiachia e quando necessario a biopsia intestinale. 17 i casi di diagnosi, dato che ha inoltre confermato la prevalenza di celiachia nella popolazione generale, cioè l’1%

Dallo studio è emerso che non più solo diarrea, gonfiore e dolore addominale, costipazione ma anche sovrappesoobesità, stanchezza immotivata o frequente, irritabilità e scarsa capacità di attenzione sono campanelli di allarme per un pediatra e/o medico di medicina generale attento.

Sicuramente più facile diventa se a questi sintomi si associa anche anemia da carenza di ferro e la familiarità alla patologia.

Intrapreso il corretto iter diagnostico e arrivati a diagnosi si inizia una alimentazione gluten free.

Ma … a questo punto una freccia scocca dall’arco del nutrizionista attento!
Se i principali capi d’accusa degli alimenti gluten free sono eccesso di zuccheri semplici, di grassi di dubbia quanto scarsa qualità nutrizionale e di scarso apporto di fibra alimentare … come si può controllare il peso di tali bambini che già sono in sovrappeso pur avendo una condizione di malassorbimento?

Il colloquio/confronto con un professionista dell’alimentazione è determinante!

La cosa più importante è riportare alla normalità l’assorbimento intestinale perché questo significa portare il soggetto in salute – mindfulness. Al contempo è importante impostare una alimentazione ed uno stile di vita adeguati, cioè atti a garantire il ritorno alla condizione di normopeso grazie ad un piano autodeterminato in cui si prevedono pratiche quotidiane volte alla corretta alimentazione gluten free, al sano stile e alla consapevole cura di sé.

Fonte: Nenna R et al. Coeliac disease screening among a large cohort of overweight/obese children. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2015 Mar;60(3):405-7

Dermatite Erpetiforme di Duhring e Celiachia

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In questi giorni si legge veramente tanto su celiachia, sensibilità al glutine, alimentazione senza glutine e altro ancora. Bene , il mese di giugno dedicato all’informazione e sensibilizzazione sta portando i suoi frutti!

Ora puntiamo la nostra attenzione su una delle manifestazioni della celiachia forse poco note che vanno sotto il nome di Dermatite Erpetiforme di Duhring (DE).

Che cos’è? Come si manifesta? Quando si manifesta? Cosa fare?

Sono più o meno queste le incalzanti domande che balzano alla mente o vengono rivolte al professionista, da chi già sta sperimentando tale patologia sulla propria pelle (mai espressione fu più calzante!).

La DE è una irritazione cronica recidivante della pelle. Questa si manifesta con vescicole sierose concentrate principalmente su gomiti, ginocchia, schiena e glutei. Le vescicole sono responsabili di un sintomo alquanto fastidioso: una intensa sensazione pruriginosa.

Anche nella DE come nella celiachia c’è un algoritmo diagnostico ben delineato, c’è una clinica ben definita ed una terapia altrettanto ben descritta. Tutto ottimamente dettagliato nelle Linee Guida elaborate dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC).

A questo punto vi starete chiedendo perché allora parlarne qui?
Perché proprio in questi giorni , come già accennato, dopo lungo tempo di silenzio su tale manifestazione, se ne parla … finalmente!

Occasione viene dalla pubblicazione di uno studio su Scandinavian Journal of Gastroenterology nel quale si descrive la DE in soggetti celiaci che occasionalmente ingeriscono glutine.

Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Tampere, in Finlandia, ha coinvolto 514 pz con DE. Di questi, 20 arruolati (pari al 4% del totale) erano anche celiaci ma con comportamenti dietetici verso la malattia non sempre ad hoc, infatti solo 6 seguivano l’alimentazione gluten free in modo rigoroso.

Queste le conclusioni dello studio:
[…] una volta conclamata la presenza di DE, in tutti i casi l’eruzione cutanea è stata efficacemente controllata con un regime gluten-free, perseguito mediamente per sei mesi.

I ricercatori hanno pertanto dimostrato che la celiachia della pelle si manifesta prevalentemente in soggetti celiaci con una intensità dipendente dall’introito di glutine, anche in modo saltuario. Questo testimonia che la celiachia, nel tempo e in taluni pz, potrebbe evolvere anche in celiachia della pelle; quest’ultima risponde bene a una dieta totalmente priva di glutine, ma recidiva in caso di trasgressione.

Motivo in più – qualora ce ne fosse bisogno – per seguire rigorosamente l’alimentazione gluten free!

In chiusura aggiungo anche che sono forte&convinta sostenitrice di tale affermazione/invito perché ho conosciuto personalmente la DE e … credetemi … è davvero fastidiosa (volendo usare un eufemismo!).

Cnr news

Si, arriva dal CNR di Avellino la notizia che il Triticum monococco – meglio noto come farro o piccolo grano – sia un ottimo cereale per fare prevenzione!

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I ricercatori – G Mamone e C Gianfrani – hanno recentemente pubblicato su Molecular Nutrtion and Food Research, un articolo in cui si evidenzia come il glutine che si forma durante l’impasto, sia meno tossico per il soggetto predisposto geneticamente alla celiaca.

Presto avremo aggiornamenti a riguardo il 10 luglio presso Piazza Irpiania a EXPO Milano!

Vi aspetto!

Pane: Tradizione ed Innovazione

Più volte abbiamo parlato di questo alimento – il PANE – perchè tanti sono i suoi significati, tante sono le sue forme nonchè importante è la sua valenza nutrizionale. Ora se ne torna a parlare perchè c’è una interessante novità: pane da farina di frumento!

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Ma il celiaco non può, c’è glutine! Si, vero ma con il prof. Marco Gobbetti – relatore d’eccellenza all’incontro del 10 luglio nell’ambito di EXPO – se ne può parlare con … cognizione di causa.

Durante la nostra dotta chiacchierata, il professore punterà i riflettori sul processo tecnologico che ha portato all’ottenimento di questo prodotto che per tanti/troppi anni è rimasto Odio&Amore per i celiaci … seppur attualmente non si può certo dire che al celiaco manchi il pane ☺

I primi studi sulla possibilità di ottenere un grano non tossico per il celiaco risalgono al 2002. Oggi fa ingresso sul mercato il pane gluten free da farina di grano.

E’ stato così selezionato un esercito di fermenti lattici (ben dieci), ciascuno dei quali in grado di compiere un’azione insostituibile e complementare nella degradazione del glutine, ivi inclusi i peptidi responsabili della malattia celiaca. In questa frase – che troveremo nell’articolo che uscirà nel prossimo numero del Giornale AIC – sta il succo del lavoro fatto negli anni che ha portato al profumato – dorato – croccante prodotto!

Dunque grazie al prof. Marco e a tutta la sua equipe e … quanto a voi , cari lettori, spero di averVi messo un po di curiosità e allora per saperne di più Vi aspettiamo numerosi il 10 luglio ore 11 oppure ore 18 ad EXPO2015 presso Piazza Irpinia grazie alla efficace-efficiente organizzazione del del prof Mauro Rossi del CNR-Avellino.

C’è una ultima intrigante notizia … ho detto nelle prime righe relatore d’eccellenza e non era causale perchè … il professor Marco è incluso negli elenchi dei Top Italian Scientists e Top Authors in Food Science.

Piacevolmente onorata di averLa 🙂