Not only gluten-free

La celiachia nel quotidiano tra pentole e provette

Archivio della Categoria 'Celiachia in pillole'

14 febbraio 2010

AT1001 disattende le aspettative

AT1001 è da tempo che tiene ricercatori, celiaci e non con il fiato sospeso. Ora sembra esserci una battuta d’arresto. I risultati degli ultimi studi (sperimentazione dell’Larazotide Acetate su uomo) sembrano aver disatteso le aspettative tanto che il colosso farmaceutico Shire, ha ritirato i suoi finanziamenti.

Nel 2007 la Shire aveva invece firmato un accordo con Alba Therapeutics Corporation per acquistare i diritti di sviluppo di AT1001 al di fuori degli Stati Uniti ed in Giappone.

Ed ora cosa è accaduto? Perchè nessuno racconta nulla?

Silenzio… questi i due frammenti sull’argomento:

Prima della chiusura dell’anno ci eravamo lasciati con le parole del Prof. A. Fasano che dicevano così: “abbiamo diverse tecnolgie di terapie alternative alla dieta che stanno arrivando “al pettine” del loro iter di trials clinici. Quindi credo che nei prossimi mesi avremo un quadro più chiaro su fattibilità e possibilità di successo“.

Altro frammento è l’ultimo aggiornamento dello studio del 18 gennaio 2010.

fonte: About.com Guide to Celiac Disease

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20 gennaio 2010

Serve al celiaco la supplementazione con vitamina B12?

E’ una domanda che frequentemente fa discutere gli esperti e quindi cerchiamo di capire cosa è bene fare.

Pertiamo da alcune considerazioni:
1. carenze di vitamina B6, folati e vitamina B12 sono in relazione con un innalzamento dei livelli plasmatitici di omocisteina (tHcy). Recenti trials clinici hanno dimostrato che una integrazione di questi ultimi nutrienti sono in grado di normalizzare la concentrazione di tHcy;

http://www.pforster.ch/yOrigPics/Pics/AssorbimSostanzeEmatorilev.jpg

2. livelli elevati di tHcy rappresentano un fattore di rischio indipendente per patologie vascolari e per ricorrente tromboembolismo venoso, tanto che l’American Heart Association ha raccomandato uno screening per l’iperomocisteinemia in soggetti con malnutrizione e/o con sindrome da malassorbimento;

3. la celiachia è un tipico esempio di sindrome da malassorbimento e dunque può portare il soggetto ad uno stato di malnutrizione per difetto per alcuni nutrienti compresi folati e vitamina B12;

4. spesso celiaci neodiagnosticati mostrano livelli elevati di omocisteina plasmatica.

Da queste premesse un gruppo di ricercatori guidato dal Dr. Muhammed Hadithi, ha progettato lo studio dell’effetto dell’integrazione giornaliera di vitamina B6, dell’acido folico e di vitamina B12 sui livelli di omocisteina nei soggetti celiaci (51 adulti) vs un gruppo di controllo (50 adulti non celiaci).

I celiaci sono stati suddivisi in 4 gruppi: soggetti neo-diagnosticati; soggetti con atrofia dei villi per scarsa compliance alla dieta gluten-free; soggetti con atrofia dei villi seppure a dieta rigorosa da 12 mesi ed infine soggetti con villi completamente ripristinati dopo 6 mesi di dieta gluten-free. Tutti hanno avuto una integrazione giornaliera di vitamina B6 (1-6mg), di folati (100-400 microgrammi) e di vitamina B12 (0.5-18 microgrammi) per cirva 28 mesi.

I risultati hanno evidenziato che i livelli di omocisteina dipendono dalla classificazione di Marsh (cioè una scala che definisce il grado delle lesioni istologiche dalla mucosa normale fino alla totale atrofia della stessa) e che una supplementazione regolare di vitamina B6, folati e vitamina B12 porta ad una reale diminuzione dei livelli di tHcy anche nei casi in cui si ha persistenza dell’atrofia dei villi (livelli di omocisteina in celiaci con supplementaizone 7.1 µmol/L vs celiaci snza supplementazione 11.0 µmol/L vs controlli 9.7 µmol/L).

Riferimento: Effect of B vitamin supplementation on plasma homocysteine levels in celiac disease

Non dimentichiamo però che una alimentazione euqilibrata e variata è sicuramente di aiuto. Infatti…..
Vitamina B6 – il suo fabbisogno giornaliero è di 1-2 mg e le sue fonti alimentari sono: uovo, carni, fegato, cereali integrali, cavoli, lenticchie e altri legumi.
Vitamina B12 – il suo fabbisogno giornaliero è di 0,5 – 2 microgrammi e le sue fonti alimentari sono: alimenti di origine animale quali fegato, aringa, sgombro, tonno, ostriche, carni, uova e il latte.
Acido folico – il suo fabbisogno giornaliero è di 0,1 – 0,2 mg/die e le sue principali fonti sono: verdure a foglie verdi come cavoli e spinaci, pomodori, melanzane, finocchi, cereali, asparagi, lenticchie ed anche nel lievito e nel fegato

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13 gennaio 2010

Una notizia inquietante: si alzano i limiti delle aflatossine

La Comunità Europea alza i limiti per le aflatossine. Questa la notizia inquietante.

http://www.noble.org/Ag/Pests/Aflatoxin/aspergilFADE.JPG

In realtà la UE ha proposto di innalzare i limiti delle aflatossine ma l’ultima parola spetta al Parlamento europeo, che ha di tempo 3 mesi per pronunciarsi.

Perchè questo innalzamento voluto dall’UE? Per un adeguamento alle decisioni del Codex Alimentarius (Ente deputato a stabilire gli standard alimentari) allo scopo di allargare il mercato ai Paesi in via di sviluppo. Nel 2008, l’ente aveva fissato 10microg/Kg come soglia per le aflatossine totali in pistacchi, noci, nocciole e similari, contro il limite attuale consentito dall’UE di 4microg/Kg.

Cosa sono le aflatossine? Dove si trovano? Perchè parlarne qui? Sono domande lecite alle quali cercheremo di dare una risposta. Alcune erano state già discusse in post precedenti (1, 2) ma oggi se ne torna ancora parlare……

Sono la composizione e l’origine di alcune materie prime a renderle più suscettibili di contaminazione. Ecco un breve elenco:
- cereali (mais, frumento, orzo, avena, segale ecc.) fa eccezione il riso;
- semi oleaginosi (arachidi, girasole, semi di cotone…);
- frutta secca ed essiccata (mandorle, noci, nocciole, fichi secchi…);
- semi di cacao e caffè;
- spezie;
- frutta e verdura (uva, mele, pere, carote, pomodori…);
- alcuni prodotti derivati da queste materie prime come ad esempio: farine ad uso umano e animale; derivati dei semi oleaginosi esclusi gli oli raffinati (le tracce di micotossine che possono passare nell’olio greggio vengono rimosse dal trattamento con alcali usato nel processo di raffinazione); ed infine prodotti contenenti cacao, caffè, vino e birra, succhi di frutta e ortaggi, latte, prodotti contenenti spezie.

per approfondimenti: www.micotossine.it

Da questo elenco e avendo evidenziato alcune parole, capite perchè se ne parla proprio qui.

L’EFSA – ente al quale l’UE ha demandato la valutazione in termini di sicurezza alimentare – in un documento dichiara che è possibile innalzare la soglia di aflatossine perchè questo non comporterà nessun rischio per la salute pubblica.

Ora, se questo è vero per chi mangia frutta secca – è infatti difficile ingozzarsi di pistacchi o mandorle o arachidi tanto da riempirsi di aflatossine – c’è da chiedersi se anche coloro che consumono abbondanti prodotti a base di cereali (mais), detti celiaci, non vanno incontro ad un aumentato rischio per la propria salute?

A questo sta lavorando l’ISS (l’Istituto Superiore di Sanità) che in collaborazione con l’AIC, ha iniziato il primo studio italiano per la valutazione dell’esposizione alle aflatossine, ocratossina A, fumonisina e zearalenone. Lo studio durerà 3 anni e prenderà in esame prodotti per celiaci, campioni di latte materno di mamme celiache e fluidi biologici dei pazienti.

Ora non ci rimane che attendere i primi risultati e seguire con molta attenzione questa vicenda. Al momento il Governo italiano ha detto “no” alla proposta di innalzamento dei limiti perché i dati e le argomentazioni portate dall’EFSA non sono state ritenute sufficienti.

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12 gennaio 2010

Come fare una “economica” spesa gluten-free

Qualche giorno fa scrissi un post sul mercato senza glutine e questo è stato occasione di confronto su un tema al quanto scottante: il costo dei prodotti senza glutine. Nessuno può negare che i prodotti senza glutine, se confrontati con i loro analoghi con glutine, hanno un costo maggiore. Ma ci siamo mai chiesti perchè? La risposta viene facile: le Aziende del senza glutine voglio lucrare sulla salute degli utenti.

Accettabile ma opinabile! Vi siete mai chiesti quante garanzie ci sono dietro un pezzo di pane gluten free? Tutte le fasi della filiera produttiva debbono essere controllate e garantite, dalla coltivazione della materia prima al trasporto della stessa (dal campo all’Azienda), all’arrivo in Azienda…. Vi siete mai chiesti quali sono i costi per sostenere il reparto Ricerca&Sviluppo che l’Azienda deve avere allo scopo di sperimentare nuove formule più idonee sia come tecnologia di produzione che come qualità nutrizionale. Inoltre vi siete mai chiesti cosa significa tenere attiva una linea di produzione gluten-free, ammortamento dei costi…..?

Ma veniamo al nocciolo…. E’ possibile tagliare la spesa per i prodotti senza glutine per non incidere pesantemente sul budget di spesa della famiglia? Credo proprio di si.

http://blog.dsd.it/wp-content/images/elenco_aziende.jpg

Di seguito 5 consigli per risparmiare:
1. cucina alimenti che sono naturalmente senza glutine, frutta, verdura, legumi, uova, pesce, carne, formaggi tutti alimenti permessi e poco costosi;
2. prepara in casa alcuni cibi (pane, torte, biscotti, snack…) piuttosto che utilizzare costosi, prodotti trasformati;
3. prepara miscele di farine senza glutine in casa scegliendo gli ingredienti più idonei al tuo gusto
4. prova l’acquisto on-line (Amazon o altri… );
5. prepara pizza, pasta e/o pane 1 volta a settimana e congelali, puoi risparmiare denaro e tempo.

Non dimentichiamo però che:
- c’è un rimborso mensile erogato dal SSN diversificato, per sesso ed età;
- c’è ampia scelta di prodotti e di luoghi di acquisto. Alcuni punti GDO accettano buoni acquisto;
- c’è una Associazione – AIC – che come in passato, si è fatta portavoce di tanti bisogni del celiaco, arrivando a traguardi inaspettati, sicuramente lavorerà, o sta già lavorando, anche in questa direzione.

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11 gennaio 2010

6 passi verso il “normopeso” gluten-free

Sovrappeso, obesità, circonferenza vita aumentata…. sono termini con i quali non voremmo mai confrontarci. Ci spaventano perchè sappiamo le ricadute sulla salute e anche…. con un pizzico di civetteria!….sull’aspetto fisico.

In condizioni fisiologiche l’aumento di peso e/o l’aumento delle circonferenze (quella della vita e quella dei fianchi) subito ci mettono in allerta. Dal celiaco invece, subito dopo la diagnosi e quindi da quando inizia la dieta gluten-free, tale aumento è accolto positivamente perchè significa che ha una buona compliance alla dieta.

Recenti studi epidemiologici hanno però evidenziato che un numero crescente di celiaci sono in sovrappeso o addirittura obesi. E’ importante fare 6 passi per recuperare la condizione di normopeso. Ciò non si traduce in peso desiderabile o peso ottimale o giusto peso ma in quel peso che permette di mantenere il nostro buon stato di salute, intesa come benessere psicofisico.

Ma come fare se il celiaco mangia una buona quota di alimenti confezionati e spesso ricchi di grassi, zuccheri ……? Questa è una delle domande classiche…..

Ecco, allora di seguito 6 piccoli suggerimenti da seguire:
1. Stop snacking! Dividiamo la giornata in 5 momenti: 3 pasti fondamentali (colazione, pranzo e cena) e 2 spuntini. Assicuriamo così l’apporto di nutrienti e calorico necessari al nostro organismo.

2. Limitare l’uso di prodotti confezionati. E’ possibile preparare a casa qualcosa di fresco oppure si può ricorrere a prodotti freschi naturalmente privi di glutine.

3. Fare sempre una buona colazione. Tante sono le combinazioni che possiamo ideare per garantire -subito dopo il risveglio- la giusta quantità di importanti nutrienti (acqua, zuccheri semplici e complessi, proteine, vitamine e minerali ma pochi grassi).

4. Leggere le etichette! E’ importante controllare non solo gluten-free ma anche la quantità e la qualità dei grassi oppure degli zuccheri….

5. Dormire. E’ importante garantire al nostro corpo un buon riposo notturno anche la digestione ed il metabolismo miglioreranno.

6. Esercizio fisico. Non c’è nessun cambiamento nell’alimentazione che può aiutare a perdere peso se non si pratica quotidianamente attività fisica (30′ di camminata a passo sostenuto, cioè quel passo che fate quando sapete di essere in ritardo per un appuntamento al quale però non potete arrivare sudati!).

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8 gennaio 2010

Celiachia e colon irritabile

Due sono le constatazioni iniziali da fare su questo argomento:
1. diversi studi suggeriscono una maggior prevalenza della celiachia nei pazienti con colon irritabile (IBS) ma ancora le linee guida non consigliano lo screening della stessa nei pazienti con questa sindrome;
2. l’IBS si manifesta con sintomi simili a quelli della celiachia.

PUNTO 1.
Un recente lavoro di meta-analisi, pubblicato su Archives of Internal Medicine ha dimostrato che la celiachia ha una prevalenza circa quattro volte maggiore nei pazienti con sintomi indicativi di IBS rispetto a chi non ha IBS.

I ricercatori canadesi, autori dell’articolo, hanno condotto una revisione sistematica della letteratura di studi caso-controllo e di serie di casi, identificando 14 studi per un totale di 4204 persone, il 54% delle quali rispondeva ai criteri diagnostici per IBS.

I dati hanno mostrato un odds ratio (intervallo di confidenza 95%) per la celiachia manifesta con anticorpi IgA antigliadina positivi di 3,40 nei soggetti che soddisfacevano i criteri diagnostici per IBS rispetto ai controlli senza IBS; con anticorpi antiendomisio e anti trasglutaminasi tissutale positivi di 2,94 nei soggetti con IBS rispetto ai pz. senza questa patologia. L’odds ratio per la celiachia dimostrata con biospia risultava essere di 4,34 nei soggetti con sintomi di colon irritabile rispetto ai controlli.

PUNTO DUE.
Una celiachia viene diagnosticata nel 6-30% dei pazienti che presentano sintomi suggestivi di IBS, tanto che alcuni hanno supposto che questa sindrome possa essere una forma latente di celiachia. Molti sono i sintomi (diarrea, calo ponderale, dolori addominali, nausea, vomito) comuni alle due patologie. Inoltre spesso sono clinicamente indistinguibili.

Vale quindi la pena di screenare tutti i pazienti con sintomi riconducibili a colon irritabile per la celiachia? Dalla revisione sistematica della letteratura e considerando che il test di screening della celiachia è semplice e relativamente economico, pare proprio che la risposta sia affermativa!

Fonti:
- Yield of Diagnostic Tests for Celiac Disease in Individuals With Symptoms Suggestive of Irritable Bowel Syndrome. Systematic Review and Meta-analysis (Arch Intern Med. 2009 Apr 13;169:651-658).
- Coeliac disease in patients with irritable bowel syndrome (Lancet 2001;358:1475).

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7 gennaio 2010

Qual’è la situazione attuale del mercato Gluten Free?

Questa è la domanda che mi è stata posta da una ragazza che sta preparando la sua tesi di laurea. Non è stato facile darle una risposta soprauttto considerando che non sono un economista.

In rete ho trovato poco sul tema, allora ho provato a rispolverare qualche tesi che avevo seguito in passato: quella di Matteo Benassai, di Ernesto di Tommaso, di Susanna Avallone… ma secondo me ultimamente le cose sono cambiate. Ecco alcune mie considerazioni e….. se qualcuno vorrà aggiungere un suo parere – come al solito – farà cosa gradita!

A chi ama i numeri va sicuramente dato atto che questi sono di grande soddisfazione e con andamenti controcorrente rispetto all’attuale situazione: tutto in aumento! Oltre 13.000 i prodotti senza glutine; non più le sole 10 Aziende ma molte, molte di più e per di più con fatturati sempre crescenti. E’ una realtà che trova facile riscontro e spiegazione nell’aumento del numero di persone – sopratutto di età adulta – che vengono diagnostica celiache.

Ma qualitativamente cosa è successo? Una prima considerazione riguarda la tipologia di prodotto. Fin’ora pochi erano i prodotti “freschi”. La maggior parte dei pani e dei suoi sostituti, della pasta o degli snack aveva scadenze medio-lunghe; ora sono in aumento le proposte a breve scadenza, cioè numerose Aziende propongono prodotti che debbono essere consumati entro 3-7 giorni dalla produzione. Inoltre alcune non gestiscono i resi e/o gli scaduti. Questo ha una ricaduta positiva sul trasporto, sulla gestione del punto vendita e sicuramente sulla qualità nutrizionale.

Il trasporto deve essere veloce e deve garantire che il prodotto non subisca alterazioni; il punto vendita – farmacia o supermercato – deve avere luoghi adeguati per riporre il prodotto e deve assicurarsi un veloce ricambio e vendita dello stesso. Infine, sicuramente non per ordine d’importanza, anche la qualità nutrizionale avrà dei vantaggi: meno conservanti!

Un’altra considerazione riguarda l’atteggiamento del celiaco nell’acquisto. Se fino a poco tempo fa si diceva che la domanda è anelastica oggi non è più così. Il celiaco guarda il prezzo del prodotto che sta acquistando perchè sa che può scegliere ed inoltre, cosa a mio avviso più interessante, guarda anche l’elenco degli ingredienti e l’etichetta nutrizionale. Questo significa che il celiaco sta andando oltre la garanzia del senza glutine e del rispetto del valore soglia (20ppm). Per rafforzare ciò, vi invito ad ascoltate il secondo video (quello che risponde alla domanda e’ possibile fare acquisti consapevoli?).

L’ultima considerazione non può che essere di stampo nutrizionale….. Il celiaco seppure ancora continua a guardare l’aspetto del prodotto, cioè la confezione (cosa gradita al consumatore è la finestrella che permette di vedere il prodotto all’interno), il colore (in genere il “giallo” piace più del “bianco”, sia nella pasta che nei biscotti), l’immagine (è accattivante la foto di un pan di spagna soffice); ora legge l’elenco degli ingredienti.

Ecco allora che compaiono prodotti con formulazioni nuove: prodotti integrali, prodotti che vedono l’utilizzo di cereali senza glutine diversi dal mais e riso; prodotti che hanno grassi meno dannosi per la salute….. Certo, si potrebbe fare di più ma credo che solo ora i tempi siano realmente maturi per fare un prodotto dietoterapico a 360° cioè gluten-free e BEN formulato.

Per supportare questo, a breve riprenderemo la categoria Etichettando e vedremo come alcune Aziende hanno fatto passi avanti in tale direzione.

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5 gennaio 2010

La schiuma d’uovo può migliorare la struttura dei prodotti gluten free

La schiuma ottenuta dall’albume dell’uovo sembra essere in grado di migliorare la struttura dei prodotti gluten-free ottenuti con pasta acida.

Questo è ciò che è stato pubblicato su Journal of Agricultural and Food Chemistry dal gruppo di ricercatori guidati da Jussi Loponen presso l’Università di Helsinki.

Lo studio ha dimostrato che la schiuma d’uovo servirebbe a creare una rete in cui i gas possono rimanere intrappolati, proprio ciò che succede quando c’è glutine. Inoltre la presenza di bianco d’uovo durante la fermentazione di pasta acida non ha influenzato l’idrolisi della prolamina o la crescita della cultura di avviamento, indicando che le proprietà inibitorie della peptidasi e antimicrobiche dell’albume non giocano alcun ruolo importante nelle paste acide.

via: Functional Characteristics of Egg White Proteins within Wheat, Rye, and Germinated-Rye Sourdoughs.

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11 dicembre 2009

Convegno SINU

Sono in partenza per Firenze, sede del convegno. Questa volta presenterò un poster dal titolo: “Il ruolo dei Cereali minori e Pseudocereali nell’alimentazione

Ecco un breve riassunto: I cereali ed i loro derivati svolgono un ruolo importante nell’alimentazione. Sono la principale fonte di carboidrati che dovrebbero rappresentare circa il 55-60% dell’apporto calorico giornaliero. Inoltre un loro adeguato consumo quotidiano contribuisce all’apporto in proteine, vitamine, fibre alimentari e fitonutrienti. Frumento, orzo, farro, kamut®, segale sono i cereali più diffusi ed utilizzati nell’alimentazione umana tuttavia debbono essere esclusi dai celiaci poiché questa enteropatia autoimmune sistemica multi organo, è causata da una alterata risposta delle cellule T ad un insieme di epitopi delle frazioni proteiche del glutine e la dieta gluten-free rappresenta l’unica terapia nutrizionale.
Negli ultimi anni sono state caratterizzate le proprietà nutrizionali dei Cereali minori e Pseudocereali. I primi includono sorgo, fonio, teff, panico, chia. Essi presentano una coltivazione e diffusione limitata solo ad alcune zone del mondo. Gli Pseudo-cereali, quali grano saraceno, quinoa, amaranto, sono molto simili ai cereali per modalità di coltivazione, tipo di prodotto e destinazione alimentare. Recenti studi hanno evidenziato che questi “nuovi” cereali garantiscono un ottimo apporto di proteine, fibra alimentare e fitonutrienti. Il loro contenuto proteico è superiore alla media dei cereali convenzionali. Occorre anche sottolineare che la composizione aminoacidica delle loro proteine, caratterizzata da un elevato contenuto di lisina (aminoacido limitante della maggior parte dei cereali), rende il valore biologico decisamente superiore a quello degli altri cereali tradizionali. Questi cereali sono particolarmente ricchi di fibre che svolgono un ruolo importante nella prevenzione di numerose patologie come cancro al colon, patologie cardio-vascolari e diabete. Inoltre Cereali minori e Pseudocereali sono buone fonti di minerali come calcio, magnesio e potassio; vitamine soprattutto vitamina E, vitamine del gruppo B e composti fenolici con attività antiossidante. Pertanto sulla base di queste premesse si prevede in futuro un maggiore impiego di cereali minori e pseudo cereali e derivati come ingredienti nell’industria alimentare con particolare attenzione alle aziende del settore dietoterapico. Infatti oltre alle loro interessanti proprietà nutrizionali, essi non contengono glutine e possono entrare nella formulazioni dei prodotti gluten-free come validi sostituti delle materie prime oggi maggiormente utilizzate quali nell’alimentazione dei celiaci
.

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9 dicembre 2009

Otto minuti su M.D.webTv

M.D.webTv, il primo portale televisivo on-line realizzato in esclusiva per il medico, ha pubblicato l’intervista che ho rilasciato a Milano in occasione del mediatutorial.

E’ possibile vedere il video registrandosi qui, la procedura è rapida e gratuita.

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