Prodotti gluten free nella GDO

Una realtà nuova ma antica.

I prodotti gluten free hanno da sempre avuto – come canale di vendita – la farmacia.

Inizialmente tutto ok, poi è cominciato il malcontento legato alla medicalizzazione dell’acquisto, alla ghettizzazione del soggetto celiaco, al costo e via a dire…
Tale acquisto per altro era (è!) suggellato dal buono mensile erogato dal Sistema Sanitario Nazionale, spendibile solo in farmacia.

Negli anni sono cambiate le situazioni d’intorno e pertanto ecco che alcuni prodotti hanno fatto la loro comparsa al supermercato e/o nei negozi specializzati ed anche il buono mensile ha cambiato la sua connotazione ed il suo potere di acquisto.

Oggi siamo arrivati qui: un appello al ministro della Salute Beatrice Lorenzin perché il ticket erogato mensilmente dallo Stato possa essere speso oltre che nelle farmacie anche nei supermercati.





Su una piattaforma web è stata lanciata da una mamma, una petizione che ha raggiunto già 12.000 adesioni. Il movente sembra essere il prezzo dei prodotti gluten-free. Un esempio? Eccolo…. 1 Kg di farina 6.79 euro.

Di fronte all’evidenza è inutile negare o fare i paladini dell’insostenibile. Mi permetto però di fare una considerazione sul mercato senza glutine.

A mio modo di vedere preferirei chiedere al Signor Ministro di pensare/creare e realizzare un paniere di prodotti calmierati proprio come avviene nel mondo – che i più amano definire normale, quello con glutine. Significa che farina, pane e pasta non possono superare il prezzo di…. /Kg.

Il luogo di acquisto lo lascerei libero perché ognuno di noi deve essere libero di muoversi nel mercato secondo le proprie idee. Personalmente penso che se per una maglietta o similari – che deve stare fuori del mio corpo , entro in boutique e la voglio griffata…. scusatemi ma… per qualcosa che deve entrare nel mio corpo e farne poi parte – il biscotto che mangio poi diventerà carboidrato – grasso e proteina peculiari della mia composizione corporea – è proprio questa, la volta buona che entro nella miglior boutique!!!

A questo aggiungo anche che ho molto piacere che ci siano Aziende e Professionisti che si prendono cura di me – take care, dicono gli inglesi e che è ben diverso dal curare – che sono una persona particolarmente attenta alla mia alimentazione!

Ben venga dunque l’Azienda che formula sempre nuovi prodotti specifici per me. Anzi suggerisco caldamente di non studiare NUOVE categorie commerciali scimmiottando i prodotti con glutine quanto piuttosto suggerisco di studiare/proporre NUOVE formulazioni con materie prime che abbiano una qualità nutrizionale ed organolettica-sensoriale ottime!

Ben venga il professionista – farmacista, in questo caso – in grado di consigliarmi, educarmi e informarmi per acquisti consapevoli e salutari. Ovviamente – come tutti servizi – questo ha un costo!

Leggere ‘sempre’ con curiosa attenzione!

L’estate in genere è tempo di relax e si ha un pò più di tempo da dedicare alla lettura – non forzatamente dotta e monotematica ma sicuramente sempre attenta!

Il tema che mi sta a cuore – ormai si sa! – è la celiachia o meglio- sulla base delle recenti acquisizioni medico-scientifiche – i disturbi glutine correlati. Rimedio o cura o terapia – trovate voi il termine che più vi aggrada! – indiscusso per tali malattie è la dieta senza glutine declinata in versione mediterranea. Di questo ne ho data testimonianza nel libro Celiachia e Dieta mediterranea senza glutine, a tutt’oggi attuale.

Proprio stamattina – tanto per fare il grillo parlante di Pinocchio (mi auguro però di non finire sotto un martello!) – leggo due articoli che pur parlando dello stesso tema sono esempi di buona vs cattiva informazione on-line.Una sorta di continuo ping-pong tra corretta e cattiva informazione.

Il primo titola: La dieta senza glutine? Non fa dimagrire
.. di contro il secondo scrive:
[….]L’alimentazione seguita dai celiaci può aiutare a perdere peso, ma non è strettamente dimagrante. Si tratta di un regime alimentare che garantisce di sentirsi più leggeri e in forma.

Dico io, stiamo parlando di alimentazione e pertanto sono consapevole che la preoccupazione prima – che-che’ fior di nutrizionisti cerchino di insegnare-educare – rimangono le calorie MA… qui si parla di una terapia. La terapia è in funzione della malattia che cura e credo che a nessuno salterebbe in mente di scrivere che un antibiotico garantisce di sentirsi più leggeri e in forma.

E’ possibile fare buona informazione e parlare correttamente seppur si vuole associare l’alimentazione senza glutine alla perdita di peso….
[….]Gwyneth Paltrow, Victoria Beckham, Miley Cyrus. Ma anche Rachel Weisz, Russell Crowe e Elisabetta Canalis sono le star attratte dalla dieta senza glutine, il regime alimentare per celiaci che rischia di diventare una moda per chi celiaco non è.[….]

E credo che tutti ben comprendiamo la differenza se si scrive che…
[….] Se vedete questa modalità di alimentazione come uno stimolo a seguire una dieta più sana e variata, può essere utile […]

Ovviamente tutto questo non è funzionale a mettere in buona o cattiva luce quella testata o piuttosto quel giornalista, quanto ho invece piacere che possa servire come monito a scrivere sempre in modo semplice ma scientificamente corretto e facendo riferimento a fonti scientifiche certe. D’altro canto ho piacere a solleticare il lettore a leggere sempre con grande curiosità, attenzione e spirito critico.

E’ fondamentale leggere – sapere – conoscere – cercare il confronto di opinioni per poi elaborare una propria idea con lo scopo di attuare scelte consapevolilibereoriginali!

Le persone originali danno sempre fastidio alla società.
Non sono facili da manipolare, rimangono se stesse.
Cercano di vivere la propria vita
NON secondo uno schema
ma secondo la LORO VISIONE
🙂

L’Europa “declassa” i celiaci!

E’ più o meno questo il titolo che sta andando per la maggiore su numerose riviste o siti o web-blog in questi giorni! Tanto scalpore per una decisione annunciata già da tempo ed una battaglia nella quale la stessa Associazione Italiana Celiachia ha impegnato tante energie in questi ultimi anni e/o mesi, dunque…. perché tanta meraviglia?

Aggiungo e ricordo anche, che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi in cui è prevista l’erogazione gratuita – grazie ad un bonus – da parte del Sistema Sanitario Nazionale, pertanto il Parlamento Europeo dopo alterne vicende ha deciso di approvare il Regolamento COM 353/2011.

Mi ha incuriosito molto la parola declassare tanto che ho ripreso in mano un vocabolario… diminuire d’importanza, questo è il significato. Siamo stati dunque declassati – come celiaci – perché non abbiamo il sostegno economico? Tutto ruota intorno ad un bonus per fare la spesa? Per giunta un bonus tanto discusso perché inadeguato sia come importo che come destinazione d’acquisto: la farmacia.

Come celiaca e come professionista sono un pò amareggiata/delusa/perplessa…. In particolare leggendo frasi come questa: …. celiaci declassati dall’Europa: a causa dell’aumento della percentuale di popolazione che soffre di sensibilità al glutine non celiaca….. demagogia spicciola!!!

So bene che l’economia ha la sua importanza. Non si può negare che ogni anno in Italia si spendono 250 mln di euro per prodotti senza glutine e di questi 180-190 mln sono quelli erogati gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti con celiachia diagnosticata.

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Credo però che non possa essere una mera proporzione matematica, seppur logica, che possa essere addotta per buttare fango sulla celiachia e su quelle che sono le recenti acquisizioni riguardo ai disturbi glutine correlati quali Sensibilità al Glutine Non Celiaca ed allergia la frumento.

Mi spiego meglio… se questi sono i costi e sappiamo che in Italia i celiaci diagnosticati sono circa 135.000 ma quasi 465.000 non sanno di esserlo, le cifre di spesa sono destinate ad aumentare. Se poi a questi aggiungiamo i sensibili al glutine, le cifre lievitano ancora di più!

A mio avviso però non è certo questa la base della decisione del Parlamento e di contro non possiamo tacere sulle novità che vengono dal mondo della ricerca… sarebbe deprecabile tenere la popolazione nell’ignoranza … paura di condividere un sapere… non voler far crescere nella conoscenza la popolazione… uhmmmm

La ricerca va avanti (anche se in Italia molto a stento!) e la comunità va informata in modo corretto e semplice anche perché la staticità e l’ignoranza sono due gravissimi tumori della società e dei suoi governanti.

Da anni ormai stiamo dicendo e continueremo a farlo, che alimentarsi senza glutine correttamente NON è una moda quanto piuttosto un modus vivendi che permette al soggetto di ripristinare il stato di SALUTE.

La Campagna di informazione che nel mese di giugno proseguirà dopo la fruttuosa “tre giorni de l’Esperto Risponde”, prosegue in questa logica infatti ha avuto lo scopo di informare correttamente per far si che nessuno prenda la decisione di mettersi a dieta senza glutine deliberatamente quanto invece di rivolgersi ad un esperto per arrivare correttamente a diagnosi o di celiachia o di sensibilità o di allergia. Tanto che ha visto il supporto anche di una società scientifica ed il patrocinio della RAI!

Riconosco che probabilmente parlare di percentuali – 6% della popolazione – riguardo ai soggetti che vivono la Sensibilità al Glutine Non Celiaca è sicuramente azzardato ma di contro non la si può negare tanto che numerosi studi condotti in diverse parti del mondo e che lavorano in modo autonomo sono arrivati a conclusioni analoghe. Come pure non si può negare che queste persone stanno “bene” quando seguono una alimentazione priva di glutine.

Sicuramente celiachia e sensibilità – come pure l’allergia – sono entità ben diverse ma la terapia è uguale. Ad oggi possiamo dire che il celiaco segue la terapia per tutta la sua vita mentre per il sensibile non possiamo dirlo ancora.

Credo dunque che la decisione del Parlamento Europeo presa l’11 giugno non sia stata determinata dalle motivazioni addotte – in modo maldestro – che stiamo leggendo in questi giorni per far scalpore…. quasi fosse uno dei tanti tormentoni estivi. Lasciamo a cose più leggere questo modo di fare e riconquistiamo professionalità ricordando l’ambito medico-sanitario-scientifico-culturale nel quale ciascuno di noi a vario titolo opera!

Sono fermamente convinta che i celiaci– categoria vulnerabile perché necessita di alimenti a fini speciali – non si sentono declassati perché depauperati del bonus mensile!

Il celiaco e soprattutto la sua terapia – cioè una alimentazione senza glutine ed uno stile vita attento alle contaminazioni – non sono importanti in funzione del compenso economico quanto piuttosto in funzione di una corretta diagnosi e di una tenace compliance alla dieta gluten free.

I numeri della celiachia

Esattamente un anno fa!… e oggi? dalla relazione del Ministero della Salute del 2011 emergono numeri sicuri e tutti in rialzo. Questo sta a significare che la grande famiglia dei celiaci e in aumento. A questi dobbiamo aggiungere tutti coloro che vivono i disturbi glutine correlati.

Aumentano le diagnosi: rispetto al 2010 l’incremento medio nazionale è stato stimato del 19%. Quelle accertate, ora sono 135.800 ma….. se l’incidenza è stimata all’1% e se in Italia siamo circa 61.000.000, dove sono gli altri 500.000 o quasi? Sicuramente c’è ancora tanto da lavorare sull’informazione corretta e soprattutto bisogna sensibilizzazione di tutti i professionisti. In particolare nell’adulto bisogna saper ben riconoscere ogni singolo sintomo anche se questo sembra – a volte – essere lontano dalla celiachia. Bisogna ricordare che tale intolleranza è un vero camaleonte!

La maggior parte dei celiaci prediligono la Lombardia, solo nel 2011 ha registrato ben 5.000 nuove diagnosi. Poco amata è invece la Valle d’Aosta dove ne risiedono meno.

Altro dato estremamente interessante è che le donne sono le più colpite infatti nel 2011 i celiaci sono stati 38.655 vs 96.245 celiache. Nel parlare dunque di medicina di genere ecco che la celiachia entra a pieno titolo e ne è ulteriore dimostrazione. Sembrano essere i fattori ormonali a regolarne, infatti l’insorgenza.

Altra peculiarità è l’età. Il maggior numero di diagnosi si ha dopo i 10 anni: nel 2011 sono state 116.641 vs 104.081 del 2010.

Dunque la celiachia è sempre di moda! Cosa più importante però è che tutti coloro che sono coinvolti dalla diagnosi alla terapia debbono essere correttamente informati e debbono saper avviare ottimi percorsi di educazione alimentare e di stile di vita!

Per un pugno di …. euro

Leggendo i giornali apprendiamo che recentemente dall’Osservatorio AIC è stata fatta un’indagine sull’economia dell’alimentazione gluten free ed è emerso che …..

….chi e’ celiaco DEVE anche spendere parecchi soldi per mangiare senza glutine: ben quasi 200 milioni l’anno. ……. costa al celiaco da 40 a 60 euro, a fronte di prezzi che si aggirano sui 25 euro nel caso di alimenti ‘normali’… permettetemi subito una considerazione….sarebbe meglio convenzionali perché… scusatemi ma… che cos’è “normale”?

Oggi, i celiaci italiani spendono per gli alimenti speciali piu’ di 140 milioni di euro in farmacia, poco meno di 15 milioni nei negozi specializzati e 45 milioni di euro nella grande distribuzione. E circa 50 milioni di euro ‘sforano’ i rimborsi coperti dal Servizio Sanitario Nazionale e devono essere sborsati dai pazienti di tasca propria….. altra considerazione… chi ha messo in piedi questa grossa-grassa diavoleria? Solo le Aziende del gluten free? uhmmmm … non c’è piuttosto un concorso di colpa da parte di tutti gli attori? A mio avviso il celiaco stesso, che per troppo tempo è stato un consumatore un pò particolare dal momento che quasi mai si è interessato del reale prezzo di un prodotto tanto che il mercato gluten free per anni è stato definito dagli economisti, un mercato anelastico. La ricetta rossa ha appiattito molto gli interessi!!! Fortunatamente però ora alcuni cominciano a guardare anche questo aspetto.

… e l’articolo continua….. Tuttavia il 60% dei celiaci non riesce a resistere ai cibi ‘vietati’, ovvero con glutine, e per uno su due e’ quasi impossibile non trasgredire. Secondo lo studio, il 35% dei celiaci ritiene la dieta senza glutine un regime alimentare troppo RIGIDO. Tuttavia otto celiaci su dieci ammettono che infrangere le regole non e’ un piacere e sette su dieci sono consapevoli che puo’ nuocere alla loro salute. Nonostante questo, il 15% dei pazienti ha trasgredito almeno una volta nell’ultimo mese, ma dopo averlo fatto solo il 4% si sente gratificato e soddisfatto: il 35% si sente in colpa e in un caso su cinque non ne parla a nessuno; appena il 3% dei pazienti confessa al medico di aver mangiato un cibo con glutine. Per ridurre la comprensibile voglia di trasgressione, secondo gli esperti, bisognerebbe AUMENTARE disponibilita’ e varieta’ dei prodotti senza glutine, magari diminuendone anche il prezzo.

Scusatemi ma personalmente credo che questa sia demagogia spicciola… per un pungno di…. Euro! Ce ne sono di considerazioni da fare…

Non abbiamo mai avuto un assortimento di prodotti quanto in questo periodo. Gli scaffali delle farmacie, dei negozi specializzati, dei supermercati traboccano di proposte…

I nutrizionisti da tempo ormai dicono che la dieta gluten free deve essere di stampo mediterraneo e dunque ricorrere al è prodotto gluten free solo per pasta, pane, farina e poco altro….

Se è vero che non c’è compliance credo che la causa sia anche e piuttosto da ricercare altrove… Ad esempio nel modo in cui il professionista affianca il celiaco. Non ci vuole autorità nella gestione del celiaco ma AUTOREVOLEZZA. Non è possibile mettere in campo lo stesso atteggiamento peculiare della malattia acuta, non si può essere prescrittori… la celiachia è una malattia cronica pertanto il professionista ha l’obbligo di camminare a fianco del paziente; se ne deve prendere cura; deve conquistare la sua fiducia; deve sedersi con lui al tavolo delle trattative e portarlo ad una terapia efficace ed efficiente per tutta la vita. Insomma deve educare e non insegnare, deve impegnarsi a far crescere una coscienza gluten free!

Credo proprio, che i tempi siano maturi per mettere in campo azioni graffianti, lungimiranti ma soprattutto ad ampio respiro, spalmate su tutti i campi e che vedano il pieno coinvolgimento attivo di tutti i protagonisti di una patologia così complessa e dinamica. Basta a bieche considerazioni poco costruttive ma che sicuramente purtroppo ancora assicurano audience!

La dieta Mediterranea Gluten Free Latto-Ovo-Vegetariana: una risorsa nutrizionale e socio-economica

Bhè… non ho certo scusanti.. cari lettori, l’ultimo post risale al 9 settembre duemiladodici. Tutto ciò è sicuramente contro ogni buona regola del bravo web-blogger!!!

E’ ora di rimboccarsi le maniche e tornare a scrive…. Ho deciso di partire dalla fine!

Il titolo del post, è il titolo del lavoro che avevo presentato alla segretaria del convegno ADI 2012, prima della scadenza della call. In breve ha ottenuto dignità di comunicazione orale e proprio questa mattina, alla chiusura dei lavori congressuali, mi è stato assegnato/consegnato il premio come miglior comunicazione orale!

Grande soddisfazione, ovvio…. e dunque ora condivido con voi sia il piacere nel constatare come grandi risultati inaspettati si ottengono grazie alla serenità d’animo e all’armonioso lavoro di squadra (!) che i contenuti scientifici…. Vediamoli insieme!

L’anno scorso chiusi la mia comunicazione orale, sempre al convegno ADI, con la presentazione del libro Celiachia e Dieta Mediterranea senza glutine. Era sembrata una grande sfida ma i risultati sono stati eccellenti tanto che quest’anno – permettetemi una simpatica-astuta metafora – il piccolo principe ha continuato il suo viaggio in mondi noti approfondendo le sue conoscenze, e in mondi nuovi (come in figura…..)!

Dalla ricerca vengono notizie nuove: le reazioni al glutine non sono solo e soltanto quelle fin’ora diagnosticate – al primo posto la celiachia – ma il loro panorama si amplia come evidenziato in figura.

Coloro che vivono queste realtà traggono giovamento da una alimentazione ed uno stile di vita – cioè DIETA – senza glutine (ben noto trigger ambientale) che da la possibilità di ripristinare il buon stato di salute. Pertanto si parla di terapia e di strumento di prevenzione sia primaria (vs le complicanze della celiachia stessa se trascurata) che secondaria (verso le patologie cronico-degenerative). Ma c’è di più…. infatti nell’attuale panorama si deve dare una ulteriore valenza e dobbiamo contestualizzare meglio la dieta gluten free che sembra dare giovamento ad un numero crescente di persone. La valenza è quella socio-economica.

La dieta gluten-free deve essere rigorosa e per tutta la vita. Per anni i principali capi d’accusa in ambito nutrizionale sono stati lo scarso intake di fibra alimentare e di phytocomposti vs un elevato intake di zuccheri (sopratutto quelli semplici) e di grassi (sopratutto di acidi grassi saturi) ed infine di sale. Nonostante il lavoro di instancabili nutrizionisti e la buona volontà di qualche Azienda del mercato gluten free – grazie, di contro, a qualche urlatore con scarse fondamenta scientifiche – sembra che tali affermazioni non siano state minimamente scalfite. Non è proprio così tanto che l’epitaffio della Dieta Mediterranea è stato declinato in versione gluten free riscuotendo grande successo!

La Dieta Mediterranea non è solo un mero elenco di alimenti consigliati quanto piuttosto un approccio comportamentale in quanto sintesi di tradizioni, conoscenze, competenze che vanno dal paesaggio alla tavola. Ciò ha permesso una valorizzazione nutrizionale della dieta gluten free. E’ l’abbandonza di prodotti di origine vegetale naturalmente privi di glutine che permettono al celiaco di divezzarsi dall’abuso di prodotti trasformati dall’industria e nutrirsi correttamente. Inoltre ha permesso di concentrare l’attenzione oltre che sulla frugalità e sobrietà, sul concetto di biodiversità allargando le possibilità tra le materie prime gluten-free. I cereali storici quali riso e mais possono essere utilizzati anche nelle loro cultivar colorate ma è possibile ampliare la scelta rivolgendo l’attenzione ai cereali minori e ai paseudocereali. Si migliora la qualità nutrizionale della dieta e si apre una finestra sul mondo!

La Dieta Latto-Ovo-Vegetariana ha sicuramente tante declinazione ma, tralasciando le più restrittive e considerando invece quella che prevede l’allontanamento dai menù quotidiani della carne rossa e carne rossa trasformata oltre che il pesce, si ha la possibilità di dare ancora maggiore valore ad una dieta da sempre e dai più, guardata in cagnesco perchè restrititva, limitante, monotona e ghettizzante….

A questo punto soddisfatte le esigenze nutrizionali e di gusto credo sia ormai doveroso spalancare quella finestra sul mondo, sopracitata! I tempi sono – a mio avviso – maturi per parlare degli aspetti socio-economici.

Ciò che è buono per me, è sano per l’ambiente, è uno slogan calzante!

Competenze, conoscenze, pratiche agricole, tradizioni, frugalità, biodiversità, territorialità, stagionalità.. pilastri inespugnabili ai quali ne possiamo ora aggiungere un altro: ecosostenibilità. A patto però che sia quella vera e non quella dettata dalle dure regole del marketing!

Non parole ma numeri… credo siano molto più eloquenti!

Ecco che l’assioma è stato dimostrato! La scelta gluten-free mediterranea latto-ovo-vegetariana è una risorsa nutrizionale e socio-economica. E’ una scelta trasversale con ricadute importanti nel campo ambientale, economico e sociale oltre – ovviamente – a quello della salute.

Queste sono le basi sulle quali credo si possa fondare la GreenBlue DIET – concetto innovativo (ho ritirato ieri il premio ITWIIN2012 – altra sorpresa!) al quale sto lavorando per il progetto Aging People in Action for a Better Life di cui sono ideatore, estensore nonchè referente scientifico… non mettiamo troppe melanzane (versione veg!!!) al fuoco e… presto ve ne parlerò 🙂

Sorridi e dì… ceeeliachia!

… ma sto sognando o son desta? No! sono sveglia e anche BEN sveglia…. Questo è il titolo di una iniziativa che dovrebbe far felici i celiaci italiani!

Entro il 7 settembre bisogna inviare via mail una foto in cui siano presenti il celiaco, un alimento gluten free e sullo sfondo il luogo di vacanza. Si chiama contest fotografico, è gratuito ed è aperto a tutti i soci Aic Lazio e fan della pagina Facebook (dunque “aperto a tutti” diventa un eufemismo!). Ci sarà poi una giuria (AIC Lazio, SulleAli ComunicazioneResponsabile e Marco Betello) che sceglierà le tre foto finaliste. Queste verranno postate sulla pagina Facebook e quella che riceverà un maggior numero di “Mi piace” verrà stampata formato poster consegnata durante una festa per i fan di Fb in programma per novembre.

Scopo dell’iniziativa – spiegano dall’associazione – è far capire alle persone che anche se si è affetti da questa malattia è possibile vivere bene se si vive assieme. Il concorso fotografico – aggiungono – rientra appunto nella serie di eventi, attività sportive e ricreative organizzate dall’ente per sviluppare gli aspetti comunitari della celiachia.

Cari celiaci e non credo proprio che ogni commento sia superfluo…..i bei principi di un tempo quali la promozione della ricerca scientifica, informare correttamente medici e opinione pubblica, salvaguardare i diritti del celiaco…..dove sono finiti? Mha…..

Celiachia… ancora si fa fatica a riconoscerla

Basta parlare di celiachia! Dobbiamo vederla per riconscerla…..

Un video che mostra in modo semplice ma corretto cos’è la celiachia. L’opera è stata realizzata, sotto la guida del Prof. Bucchetti, Ciravegna, Diana, Mnoggio e Zordan del Politecnico di Milano, da Simona Bonafini, Leonardo Bonisolli ed Eleonora Cattaneo mentre la musica è di Andrea Ricci.

Una perfetta sintesi di ben noti concetti di epidemiologia e di clinica diagnostica ma che ancora stentano a passare sia tra i medici di medicina generale che tra gli stessi specialisti. BRAVI e buona idea… basta parole…. proviamo con l’immagine!

Le Fumonisine e l’adeguatezza della dieta gluten free

Eccomi di ritorno on line ….  La vita off line è stata piuttosto impegnativa durante questo periodo …..

Numerose sono le novità apparse sul pianeta celiachia e disturbi glutine correlati. Le tappe salienti le ripercorreremo tutte ma ora ripartiamo con ….

Dietary exposure to fumonisins and evaluation of nutrient intake in a group of adult celiac patients on a gluten-free diet. Questo il titolo del lavoro pubblicato su Molecular Nutrition and Food Research, che porta la firma della professoressa Nicoletta Pellegrini e la dr.ssa Chiara D’Asta dell’Università di Parma.

Lo studio ha visto il coinvolgimento di 40 soggetti celiaci e 40 soggetti controllo. I volontari si sono sottoposti alla registrazione settimanale dei consumi alimentari allo scopo di valutare sia la qualità nutrizionale della dieta sia l’esposizione a fumonisine, sostanze tossiche prodotte da muffe cui sono particolarmente soggette le colture di mais in campo.

Nella maggior parte dei casi, gli alimenti analizzati (circa 118) hanno mostrato un livello di contaminazione da fumonisine ben inferiore ai limiti di legge, la diffusa contaminazione dei prodotti si è riflessa in una maggiore introduzione di fumonisine nei soggetti celiaci rispetto al gruppo di controllo. Pertanto sarebbe auspicabile valutare nuovi limiti di legge europei per regolare la presenza di questa tossina negli alimenti destinati a diete particolari.

Un risultato della studio e la sua relativa conclusione dello studio stesso riaprono un annoso problema: l’adeguatezza nutrizionale della dieta. I celiaci hanno mostrato la tendenza a consumare una dieta ad alto contenuto in grassi e zuccheri semplici, con una maggiore frequenza nell’introduzione di dolci e soft drink e un minor consumo di vegetali, ferro, calcio e folati. Questo potrebbe aumentare il rischio d’insorgenza di malattie cronico-degenerative legate a squilibri nutrizionali. E’ dunque da considerare l’importanza di una opportuna educazione alimentare soprattutto in soggetti sottoposti a una dieta restrittiva.

Medicina di genere & celiachia

… sembrerebbe una strana coppia in realtà non è poi così vero. Lo spunto mi è stato offerto dalla partecipazione ad un convegno interamente dedicato alla medicina di genere e dalla concomitante lettura del primo articolo – pubblicato su Scan J Caring Sci – in cui per la prima volta sono stati studiati gli aspetti cognitivifisiciemotivi e sociali legati alla celiachia, in funzione del genere. conosciamo qualche dettaglio….

Fino agli anni ’80 la medicina è stata fondata sul paradigma “giovane, adulto, maschio, bianco“. Sembra emergere un pregiudizio scientifico che considera le malattie delle donne con una prevalente derivazione biologica-ormonale! Su questo prototipo c’è stato il ben noto fiorire della letteratura scientifica per lo studio di meccanismi ezio-patogenetici e bio-molecolari delle patologie, per l’epidemilogia delle stesse, per la sperimentazione di nuovi iter diagnostici, fino alla sperimentazione di nuovi farmaci.

Nel 1985, poi i National Institutes of Health statunitensi rendono pubblico il primo rapporto sulla salute delle donne stilato sulla base delle differenze di genere. Si comprende per la prima volta, quanto sia importante la differenza di genere (dall’inglese gender), ben diverso dalla traduzione semplicistica in sesso. Quest’ultimo sottolinea infatti solo la caratterizzazione biologica dell’individuo – maschio e femmina – mentre il termine genere intende le categorie: uomo e donna, tenendo in considerazione i fattori ambientali, funzionali, psicologici, sociali e culturali.

Nel 1991 Bernardine Healy, direttrice dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica, sulla rivista New England Journal of Medicine parlò di “Yentl Syndrome” a proposito del comportamento discriminante dei cardiologi nei confronti della donna. Solo 10 anni dopo fu avviata una sperimentazione riservata alle donne e nel 2002, presso la Columbia University di New York fu istituito il primo corso di medicina di genere – A new approach to health care based on insights into biological differences between women and men – per lo studio di patologie che riguardano sia l’uomo che la donna (1). Anche l’OMS ha inserito poi la medicina di genere nell’Equity Act. Recentemente ci si è accorti sia dell’esistenza di significative differenze nello sviluppo – progressione e prognosi delle malattie che nel modo contrarre malattie poichè esistono importanti differenze di genere in alcuni organi ed apparati quali ad esempio il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso e quello immunitario. Ecco qualche dato…. Le malattie per le quali le donne presentano una maggiore prevalenza rispetto agli uomini sono: le allergie (+ 8%), il diabete (+ 9%), la cataratta (+ 80%), l’ipertensione arteriosa (+ 30%), alcune malattie cardiache (+ 5%), tiroide (+ 500%), artrosi e artrite (+ 49%), osteoporosi (+ 736%), calcolosi (+ 31%), cefalea ed emicrania (+ 123%), depressione e ansietà (+ 138%), ed infine l’Alzheimer (+ 100%). Anche nella ricerca farmacologica l’approccio deve tenere in considerazione ciò che la medicina di genere ha permesso di evidenziare poichè le donne sono più soggette a reazioni avverse rispetto all’uomo.

Una ultima considerazione riguarda anche la politica sanitaria di genere con una seria rivalutazione degli studi di intervento per migliorare la salute pubblica poichè anche in questo caso le differenze di genere incidono non solo – come già più volte detto – sulla prevalenza e sulla progressione ma anche sugli outcomes delle diverse patologie sopra nominate. Pertanto ben conoscendo le differenze di genere si può offrire una migliore terapia ed assistenza, in fase acuta, anche se lo scopo primo è quello di garantire  una maggiore tutela della salute, nella ben più importante fase della prevenzione primaria.

Ora tornando al nostro titolo il passaggio dalla medicina di genere alla celiachia consiste nel fatto che il sistema immunitario è uno dei sistemi che mostra più differenze di genere ed è lo stesso sistema immunitario che reagisce in modo anomalo sia nella celiachia che nei disturbi glutine correlati!

Dalla medicina di genere sappiamo che diversa è l’epidemiologia delle malattie ed infatti …. la celiachia colpisce la donna in misura doppia rispetto all’uomo (A. Sverker et al., 2009). Per quanto riguarda la sensibilità al glutine – uno dei disturbi glutine correlati oggi tanto studiata – è addirittura esclusivamente femminile.

Anche la progressione della malattia è diversa… e ancora nel nostro caso sappiamo che tipicamente nella donna si slatentizza tardivamente – non in età pediatrica ma in età adulta – rispetto all’uomo. Questo comporta un allungamento del tempo per arrivare a corretta diagnosi con conseguente aumentato danno sia nella mucosa del piccolo intestino (organo bersaglio della celiachia) che sullo stato nutrizionale del soggetto.

Anche gli outcomes, cioè i sintomi risentono della differenza di genere. Dai sintomi generali quali perdita di peso, letargia … a quelli gastrointestinali, riproduttivi (aborti ripetuti…) fino ai cutanei ed ematologici (carenze di ferro, acido folico). Recentemente l’attenzione è rivolta ai sintomi neurologici (7% disordini neurologici e 5% neuropatie periferiche) e sintomi psichiatrici (2.1% ansia, 11.5% depressione e schizzofrenia e isteria) che riguardano il sistema nervoso – uno dei sistemi in cui le differenze di genere sono ben evidenti.

In ultima analisi dobbiamo porre l’attenzione sulla terapia – cioè la dieta gluten free. Il cibo, preparalo e mangiarlo – serve per sopravvivere ma abbiamo sempre detto che è anche  parte della nostra cultura, delle nostre relazioni sociali e della comunicazione pertanto una alimentazione controllata ha conseguenze sugli aspetti relazionali, di comunicazione ed emotivi tutti fortemente legati al genere: uomo e donna.

Mi sembra dunque che proprio per tutti questi motivi la medicina di genere è ormai una realtà dalla quale non si può prescindere anche nel caso della celiachia e dei disturbi glutine correlati!

Fonte: “I lose all these hours…” – exploring gender and consequences of dilemmas experienced in everyday life with coeliac disease