Aggiungi un “cereale” a tavola che c’è un amico in più!

Non è proprio questo il titolo della ben nota commedia musicale di Garinei e Giovannini, ma calza a pennello con la notizia battuta in questi giorni e che riguarda un cereale gluten free di grande interesse nutrizionale, economico-industriale e sociale. Sto parlando della quinoa.

L’ONU ha dichiarato il 2013 l’anno internazionale della quinoa. E’ da tempo che parlo di quinoa ed ora con piacere ne torno a scrivere perché è uno di quei pseudocereali – descritti nel libro Celiachia e Dieta mediterranea senza glutine – insieme a grano saraceno e amaranto, che stanno riscuotendo grande successo non solo tra i celiaci ma anche tra coloro che amano una alimentazione variata, equilibrata, rispettosa dell’ambiente e soprattutto attenta al corretto utilizzo di tutte le risorse del Pianeta nel rispetto di tutti i suoi abitanti.

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Non è un vero cereale come frumento o mais o orzo ma una pianta della stessa famiglia delle barbabietole e degli spinaci (Chenopodiaceae) di cui però si mangiano i chicchi privati degli strati più esterni. Importante è la sua composizione chimica: amido circa il 60%; ricca di proteine (13.8-21.9%) delle quali si apprezza l’assenza di glutine e la corretta composizione amino-acidica (lisina 5 volte maggiore del grano e aminoacidi solforati peculiari dell’albume, legumi, pesce e pollame), di fibra alimentare e minerali.Può essere utilizzata a colazione con miele o marmellata oppure al posto del riso o del cous-cous mentre seppur può essere sfarinata non si presta a preparazione di prodotti lievitati.

Culturalmente lontana dalle nostre abitudini mediterranee, la quinoa è originaria dell’America centrale. La Bolivia, l’Acuador ed il Perù sono i Paesi che ne esporta in maggiore quantità. Recentemente, dunque è entrata a pieno titolo nel mercato globale. In Italia solo recentemente è facilmente reperibile sugli scaffali della grande distribuzione o die unti vendita del commercio biologico o equo-solidale.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha effermato che “È un punto fermo nella dieta di milioni di persone, da migliaia di anni sulle Ande e dati i numerosi pregi ora è pronta a ricevere il riconoscimento globale”. Ma…..

Si, c’è un ma… il recente boom della quinoa, conseguenza della globalizzazione nasconde una insidia legata all’imposizione delle cultivar (varietà) più commerciali, a discapito di quelle locali, che diventano allora a rischio di estinzione. È quanto ha riportato recentemente The Guardian denunciando come il prezzo di questo prodotto sia triplicato dal 2006 al 2011. In particolare a Lima la quinoa è arrivata a costare più del pollo: schiacciando il piede sul pedale del business, si rischia di rendere inaccessibile il prodotto alle popolazioni che lo coltivano da sempre.

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