Celiachia & Depressione

Avete notato anche voi come in questi giorni numerosi siti e/o blog parlano di un aumento di casi di celiachia e depressione? E/o della relazione della celiachia con i disturbi del comportamento alimentare quali anoressia o binge-eating? Ma c’è davvero un aumento dei casi?

Questi sono quelli che mi hanno più colpita:
Celiachia aumenta il rischio depressione e disturbi alimentari
in aumento i casi di celiachia e depressione
donne celiache maggior rischio depressione
depressione e celiachia una relazione pericolosa
salute: donne con celiachia maggior rischio di depressione
… e l’elenco potrebbe continuare, ma….. da dove nasce tutta questa attenzione? E’ reale?

Vediamo di capire…..
Psychiatric comorbidities in women with Celiac Disease recentemente pubblicato su Chronic Illness, è la base di questi articoli. Gli autori hanno preso in esame 177 donne celiache a dieta senza glutine ed hanno riscontrato che il 63% di queste manifestavano sintomi tipici di depressione mentre il 22% avevano disturbi del comportamento alimentare.

In realtà è una relazione ben nota a tutti da tempo poichè il confronto con la diagnosi di celiachia costituisce per la maggior parte delle persone una sfida difficile nella propria esistenza. La celiachia o forse meglio la malattia cronica, comporta uno sconvolgimento dei processi psicologici accrescendo sentimenti di paura e sconforto legati al cambiamento nella gestione del proprio stile di vita, alla temporanea perdita di autonomia, indipendenza e controllo. La diagnosi è un momento doloroso, un momento di crisi in cui emergono le difficoltà della persona; è un momento di cambiamento che impone necessaria trasformazione e una apertura verso un nuovo ordine.

La terapia – la dieta senza glutine – superato il momento della diagnosi è l’altro elemento di disarmonia e di difficile accettazione. Questa infatti interferisce sulla funzione rassicurativa che l’alimentazione possiede per tutti noi fin dalla nascita. C’è infatti una specifica conflittualità tra il desiderio del cibo e la pericolosità dello stesso. Nell’alimentazione convenzione l’individuo mangia ciò che gli piace mentre il celiaco alle categorie tradizionali piace/non piace, usate per scegliere e selezionare gli alimenti e soddisfare i propri gusti, deve affiancare obbligatoriamente altre categorie dicotomiche quali posso/non posso, sicuro/insicuro, contaminato/non contaminato.

Il celiaco si sente l’elemento condizionante delle situazioni sociali basate sulla convivialità cui prende parte. Il cibo, che simbolicamente assume il significato di socialità e aggregazione, per il celiaco diventa occasione in cui si sottolinea la sua diversità. In alcuni casi la reazione è l’autoesclusione ed il rifiuto delle occasioni di incontro per no essere stigmatizzati e/o sentirsi di peso per le altre persone.

… Allora cosa c’è di nuovo nella relazione tra celiachia e disturbi della sfera psichiatrica quali depressione, ansia e/o disturbi del comportamento alimentare? Nessun caso in aumento, nessun motivo particolare, nessuna causa aggiuntiva a scatenare questa relazione che tanto sembra spaventare!
Di nuovo c’è da dire che la letteratura scientifica, fin’ora scarsa a livello psichiatrico rispetto alla ben più vasta ed esaudiente di quella a livello biologico e psicologico, si sta arricchendo di validi contributi. Spetta ora a tutti gli operatori sanitari tradurre nella pratica clinica quotidiana le nuove acquisizioni. Come fare? Cosa significa?

A mio avviso significa affrontare la celiachia a tutto tondo non sottovalutando nessun aspetto: biologico, fino alla diagnosi, psicologico, nel momento d’inizio della dieta fino al sociologico. Il celiaco va aiutato nella comprensione della buona gestione dell’alimentazione e del corretto stile di vita gluten free ma va anche aiutato nella ristrutturazione della propria consapevoleza e nella ridefinizione della propria identità. Processo che richiede tempo e il cui avvio rappresenta il momento più delicato.

3 pensieri su “Celiachia & Depressione

  1. celiaci e familiari tutti andrebbero aiutati insieme nella gestione pratica della celiachia all’inizio e in quella psicologicarelazionalesociale dopo

    ci vorrebbe un tutor! una figura di riferimento che sia sostegno per il celiaco nei suoi dubbi e nelle sue ansie…

  2. Il vostri articolo e’ un aiuto valido per chi, come me, vive gli effetti nocivi Della celiachia, non solo sotto il profilo fisico, ma anche sotto quello del delicato impatto psicologico.la patologia costringe in un ghetto, dove non c’ e’ posto per cene conviviali, , per i viaggi a cuor leggero, per le crostate domenicali della mamma.Inevitabilmente senti di avere una ‘ linea viola’ intorno, che ti differenzia dagli altri, che condiziona gli altri e te stessa. L’ uomo da sempre si esprime nelle formazione sociali e, in una societa’ come la nostra, il cibo e’ aggregante, favorisce gli affari, rassicura. Sapere Che c’ e’ una sengnaletica verticale di STOP tra te e tutto cio’ Che e’ a portata di mano e Che la maggioranza condivide e’ psicologicamente destabilizzante e mortificante. Sarebbe opportuno trattare piu’ spesso quest’ argomento, con il taglio che avete dato voi, senza ipocrisie. La celiachia colpisce corpo e Mente e Ti costringe a trovare nuovi equilibri, Se ci si riesce.
    Grazie.

  3. Ma che scrivono questi pseudo esperti di celiachia?
    Tutti i celiaci come me, appena scoprono di essere intolleranti al glutine,dopo anni di vessazioni ,fanno festa,io sto festeggiando da un anno,ed insieme a me tanti altri.
    E che dire della compliance della dieta?
    Rigida?
    Ma scherzate?
    Ma se ormai esistono più prodotti per i celiaci che per quelli che non lo sono,inoltre prodotti ottimi.
    La dieta non ha nulla a che fare con la depressione,raccontate frottole a chi di medicina non capisce nulla,visto che la depressione solo in Italia colpisce 16.000.000 di persone.

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