Mercato senza gutine: facciamo il punto della situazione

Preparare la relazione per domenica 4 febbraio è stata una buona occasione per fare il punto della situazione sul mercato dei prodotti senza glutine. Mercato gluten-free: etichette alimentari, packaging e scelte consapevoli, questo il titolo del mio intervento.

Tre sono le caratteristiche del mercato: piccole dimensioni – la domanda è anelastica ed infine i prezzi sono troppo elevati.

Le dimensioni del mercato sono piccole ma in rapida crescita. Nel 1990 le Aziende dedicate erano 10 oggi – aggiornato al 2008 – sono ben 80. Di queste, 8 hanno fatto la scelta del biologico.

8600 i prodotti di cui 6650 inseriti nel Prontuario degli Alimenti redatto ed aggiornato ogni anno da AIC e 1950 quelli inseriti nel Registro Nazionale degli Alimenti. Il celiaco è aiutato nella scelta dei prodotti, anche visivamente da due loghi: Marchio Spiga Sbarrata – di proprietà di AIC – e Autorizzazione Ministeriale.

L’offerta è aumentata: 4609 nel 2004 vs 6650 nel 2008 gli alimenti del Prontuario; 500 nel 2004 vs 1950 nel 2008 gli alimenti del Registro Nazionale.

Domanda anelastica? I costi? Sono due domande strettamente collegate. Il consumatore celiaco non è sensibile alle variazioni dei prezzi dei prodotti quindi la domanda è anelastica. I prezzi sono e rimangono alti. Qualche esempio? Subito…. la pasta!

500g di spaghetti senza glutine, Schar o Molino di Ferro, costano rispettivamente 3.70 e 3.10 euro. 500g di spaghetti con glutine, De Cecco o COOP, costano rispettivamente 0.95 e 0.47 euro. A questo aggiungo un altro dato: spaghetti riso Scotti 500g 7.10 euro se acquistati in farmacia e 1.70 euro se acquistati on-line. Eh?

La situazioni si complica se cambiamo formato, “penne“, e mettiamo la variante BIO. 500g penne Schar 3.70 euro vs 5.12 euro per 500g penne Molino di Ferro BIO. Quest’ultime costano solo 2.98 euro se le acquistiamo al supermercato! Qui uno schema.

In questa realtà, chi fa informazione e quali strumenti si utilizzano? L’informazione viene data dai media (TV, radio, carta stampata….) e dall’industria alimentare. Quest’ultima utilizza l’etichetta alimentare e il packaging per comunicare con il consumatore. In etichetta sono riportate le informazioni obbligatorie e quelle facoltative ma…. ci sono anche quelle non dette. A queste, per il celiaco, si aggiunge anche il fatto che sebbene sia in vigore la Direttiva Allergeni del 2005, non viene indicata la quantità di glutine. Ne avevamo già parlato.

Ora nei prodotti gluten-free, anche la qualità tecnologica o commerciale inizia a fare la differenza. Le Aziende dopo aver sperimentato la monoporzione cominciano a studiare formati “eat&go“. Minipasto forniti di chewingum e stuzzicadenti; riso e pomodoro, Gris&Ciocc……

Arrivano i functional food, prodotti da forno arricchiti di minerali e vitamine.

Si studiano nuove formulazioni: fiocchi di miglio, farina di grano saraceno, farina di teff, armelline…. ma ancora qualche difficoltà c’è (1)!

E infine le Aziende che lavorano con materie prime da agricoltura biologica. 8 le Aziende e 55 i prodotti. Le categorie merceologiche scelte sono pasta, cereali per la prima colazione e biscotti. Dr. Schar formula una nuova linea – Solena – interamente dedicata e propone fette, cereali, biscotti, due tipi di pasta e barrette.

Ecco la fotografia attuale del mercato senza glutine, sicuramente dinamico e promettente. Il celiaco deve però essere non consumatore passivo ma attivo!

5 pensieri su “Mercato senza gutine: facciamo il punto della situazione

  1. per quanto riguarda la pillola che permetterà di mangiare anche prodotti con glutine, o il vaccino che stanno sperimentando in America, a che punto siamo… quando la pillol sarà presente nelle farmacie italiane

  2. letizia noi ci stiamo preparando una lista di domande da farti sul mercato gf, le procedure di valutazione per prontuario e la filiera del prodotto che ci metteremo un giorno intero per parlarne. Se basta!!!

    Che ne dici, intanto posso anticiparti qualcosa via email?
    Ciao!
    Angelo

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