Grano OGM = aumento dei casi di celiachia e altro….

Questa l’equazione diretta secondo quanto riportato nell’articolo pubblicato su CCS NEWS, un magazine on line.

Proviamo a leggerlo e a fare alcune considerazioni……..


E’ certo che negli ultimi anni si è registrata una crescita del 10% all’anno  dell’incidenza della celiachia (dati AIC). Circa venti anni fa l’incidenza era di 1 soggetto ogni 1000  – 2000 persone oggi è di 1 soggetto ogni 100 o 130.

E’ anche vero, come riportato nell’articolo, che il grano (Creso) attualmente utilizzato nella panificazione, nella produzione di prodotti da forno e pasta, nella preparazione di salumi e infine anche nella preparzione di capsule per farmaci,  è il risultato di un incrocio tra una varietà messicana, Cymmit, e una varietà italiana,  Cappelli, precedentemente sottoposta a irraggiamento con raggi X. Questa varietà ha caratteristiche ben diverse dal grano ad alto fusto utilizzato in passato.  L’incrocio (1) ha portato a modificazioni in positivo aumentando la produttività e la precocità nella crescita ma l’irraggiamento avrebbe causato una modificazione di una frazione del glutine, la gliadina, responsabile della reazione imfiammatoria tipica della celiachia.

Queste due realtà non hanno però una relazione diretta "causa-effetto" è difficile giustificare l’aumento dell’indidenza solo unendo i due assunti precedenti. C’è la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento in questione, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario.  Quindi credo e spero che quando questo sarà dimostrato, sarà ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine.

Mi sembra più corretto dire che questa potrebbe essere una delle possibili cause dell’aumento dei celiaci o una concausa. Va considerato il miglioramento delle tecniche diagnostiche, la maggiore informazione-formazione dei medici di base (non è sempre vero) che aiuta a riconoscerne i sintomi nell’adulto.

Continuando la lettura dell’articolo altre considerazioni nascono: perchè essere presentati così sfortunati? Dal titolo "…geneticamente mortificati", al testo "….essere celiaco è già una ‘sfortuna’", "…..comporta ……. la rinuncia a molti piaceri della tavola, l’esborso di una notevole quantità di denaro", "la dieta ……al celiaco una crescita quasi normale" e via così… Intanto credo che nessun celiaco si senta così mortificato o abbattuto per la sua condizione proprio ora che le aziende del dietoterapico propongono tutto e di più, la ristorazione fuori casa offre innumerevoli opportunità dalla pizzeria al ristorante, alla gelateria, al B&B, all’Hotel, all’autogrill alla GDO.

Nessuno di noi esborsa notevole quantità di denaro dal momento che è il Servizio Sanitario Nazionale che, sulla base dell’età e del sesso, eroga contributi mensili per l’acquisto di prodotti gluten-free.

Infine la dieta, seguita correttamente e senza deroghe, è l’unica terapia efficace ed efficente per garantire il completo (e non quasi) ritorno alla normalità.

Che ne pensate voi? 

5 pensieri su “Grano OGM = aumento dei casi di celiachia e altro….

  1. che ne penso?, ecco cosa penso…
    studio Scienze e Tecnologie Alimentari, durante le lezioni di biologia vegetale il professore ci mostra una foto con una spiga di grano degli anni 40 (piccola, gracile e curva) e una con una spiga di grano com’è adesso (alta, robusta e almeno il triplo di dimensioni). Come è successo tutto questo? semplice, se prima una spiga rendeva uno, adesso rende tre, a vantaggio certamente delle produzioni industriali. Come hanno fatto? hanno usato un metodo definito “bombardamento radiattivo” che aveva lo scopo (tramite radiazioni) di mutare la componente genetica delle piante.Chi lo ha fatto? nel dopoguerra anche la Barilla
    E allora, cosa ho pensato, ma posso anche sbagliarmi, che a causa di queste modificazioni genetiche anche la gliadina abbia subito una trasformazione rendendosi “irriconoscibile” dal nostro organismo e come tale viene “attaccata” dagli anticorpi per essere eliminata.. celiachia?
    E siccome per adesso, non ho una controprova certa, posso non supporre che questa tesi sia corretta?

    In una ricerca è venuto fuori questo articolo, provate a leggerlo:

    Come una modificazione genetica può portare un’intolleranza epidemica.
    I segreti della Celiachia
    Claudia Benatti – tratto da AAM Terranuova n.193

    E’ mai possibile che la diffusione pressoché «epidemica» della celiachia, cioè dell’assoluta intolleranza al glutine che può innescare anche gravi patologie conseguenti, possa essere dovuta ad una modificazione genetica approntata sul frumento? Questa ipotesi non è nuova e su di essa si sono spesso avventati, smentendola con ferocia, i sostenitori delle biotecnologie e dei cibi Ogm. Ma ora, grazie all’intuizione di uno scienziato di esperienza pluridecennale in campo medico, pare possa arricchirsi di ulteriori dettagli, chiarendosi all’opinione pubblica.
    Un frumento nanizzato
    Il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell’Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all’ospedale Buzzi di Milano, ha avanzato una spiegazione di questa possibile correlazione causa-effetto su cui occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed epidemiologiche accurate. «E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto – spiega Pecchial – cosicchè facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all’azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica».
    Appare fondata l’ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica dalla quale per digestione peptica-triptica si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l’enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.
    «E’ evidente – ammette lo stesso Pecchiai – la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine». E non è da escludere che sia proprio questo uno degli scogli più difficili da superare.
    400.000 malati in Italia
    La riconversione della produzione, una volta che questa sia entrata a regime e abbia prodotto i risultati economici sperati, diviene impresa assai ardua e incontrerebbe senza dubbio molte resistenze. Di qui la probabile mancanza di interesse ad approfondire una simile ipotesi per trovarne l’eventuale fondamento.
    D’altra parte, nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l’incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l’allarme non accenna a rientrare. «Mentre qualche decennio fa l’incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone», spiega Adriano Pucci, presidente dell’Associazione Italiana Celiachia. «Siamo dunque nell’ordine, in Italia, di circa 400 mila malati, di cui però soltanto 55 mila hanno ricevuto una diagnosi certa e seguono una dieta che può salvare loro la vita».
    In molti sostengono che l’aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva. Fatto sta che, anziché cercare spiegazioni sulle cause, cosa che permetterebbe di provvedere poi alla loro rimozione, la ricerca oggi percorre direzioni opposte, ipotizzando e sperimentando ulteriori modificazioni genetiche del frumento stesso per «deglutinare», cioè privare del glutine, ciò che ne è provvisto o «immettere» nel frumento caratteristiche proprie di cereali naturalmente privi di glutine.
    Il mistero dei Creso
    A proposito torna alla mente una questione dibattuta qualche anno fa alla quale non è mai stata fornita risposta e che rimane a tutt’oggi un problema apertissimo e attuale: il cosiddetto grano Creso. Nel 1974, all’insaputa dei più, viene iscritto nel Registro varietale del grano duro il Creso. Nove anni dopo, la superficie coltivata a Creso in Italia era passata da pochi ettari a oltre il 20% del totale, con 15 milioni di quintali l’anno per un valore, di allora, di circa 600 miliardi di vecchie lire.
    Da una pubblicazione del 1984 si ricavò poi che quel grano era stato «inventato» e sviluppato presso il centro di studi nucleari della Casaccia (1). Nel lavoro, come ricordò nel 2000 anche il fisico Tullio Regge su Le Scienze, si sottolineava l’efficacia della mutagenesi e l’introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche.
    In sostanza, il Creso era il risultato dell’incrocio tra una linea messicana di Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando una varietà con raggi X. Per altre varietà in commercio erano stati utilizzati neutroni termici. In che misura, per esempio, il consumo continuativo di questo frumento può avere influenzato l’organismo di chi lo ha ingerito? Non si sa, né pare che alcuno voglia scoprirlo. Lo stesso Regge si limitò ad affermare che comunque «lo hanno mangiato tutti con grande gusto».
    E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? Chissà se a qualcuno, prima o poi, verrà voglia di capirlo.
    Claudia Benatti
    Note
    «Il miglioramento genetico dei frumento duro: bilancio di un ventennio di attività» su L’informatore Agrario, Verona 40, n. 29, 1984, di Bozzini, Mosconi, Rossi, Scarascia-Mugnozza

  2. buonasera,
    sono molto felice di aver trovato un sito dove posso rivolgerle un mio dubbio. allora due anni fa mi hanno diagniosticato la celiachia poichè non stavo bene non digerivo ero nauseata insomma tutti i sintomi…ma la mia curiosita’ è che da poco ho fatto la mock ed hanno riscontrato MANCANZA DI CALCIO AI FEMORI,le volevo chiedere questa è la prova schiacciante che la celiachia non mi ha permesso di crescere molto? sono 1 E 60 ma ad esempio mia sorella celiaca anche lei e senza sintomi è 1 e 75.la ringrazio per la risposta per me MOLTO IMPORTANTE grazie

  3. Senza dubbio i prodotti sono migliorati, ed anche la qualità della vita di un celiaco.

    Ma è innegabile che bisognerebbe fare ricerca anche (e molto) in quella direzione lì.

    Altrimenti si rischia di asciugare gli scogli con l’accendino…

  4. Ho un figlio celiaco, due predisposti geneticamente ed uno no: Io non sono predisposta mentre mio marito sì: Fatta questa premessa, non penso sia un problema di frumento ma di predisposizione genetica. Quando eravamo bambini, 30 anni fa , non ingerivamo tutto il glutine che ingeriamo oggi, pertanto le intolleranze oggi, sono più evidenti e non rimangono latenti.

  5. Buongiorno
    Rispondo al primo commento .. Allora .. Se una persona non sa meglio non faccia supposizioni sbagliate perché poi si creano leggende metropolitane ..
    La “vecchia” spiga di grano non ha nulla di diverso dalla nuova spiga ! Cambia solo una cosa .. Che le nuove spighe sono ibride ! Ovvero nello massimo stato di eterozigosi. L’effetto che si sfrutta è chiamato vigore eterotico, ovvero se un individuo è geneticamente eterozigote a tutti i Loci del genoma mostra un effetto fenotipico (grandezza , lunghezza ecc ) con caratteristiche migliori. Le radiazioni non c’entrano nulla .
    Inoltra aggiungo che il genoma di pianta kamut e pianta di grano è identico ciò che cambia é il corredo genomico che mentre nel kamut si parla di genotipo tetraploide (4 copie di cromosomi identici per ogni cromosoma ) per il frumento si parla di genotipo esaploide (6).
    Ciò che cambia per esempio tra un genoma di kamut e uno di frumento è solo il numero di cromosomi non la loro “composizione” .. Ho semplificato molto per far capire alla gente comune.
    Di fatto tra i 2 cambia solo il fatto che il kamut produce anch’esso gliadina ma molto meno e non del tipo “immunogenico” per varie modificazioni della proteina durante il processamento della proteina stessa nelle cellule della pianta ..
    E comunque ricordo che le radiazioni non sono pericolose perché dopo diverse generazioni in laboratorio e riproduzione della pianta non si hanno più residuo di alcuna radiazione.
    E ricordate che gli ogm sono molto ma molto più sicuri della pianta bio poiché controllati per 20 anni prima di essere messi in commercio mentre una pianta bio riempita di farmaci e pesticidi non sappiamo ancora cosa comporti sull’uomo o animale. Vedi glifosato
    Spero di essere stato utile ciao a tutti

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