… chiacchierando di pasta… Benvenuta Barilla!

Anche il grande colosso Barilla – si è accorto delle potenzialità/opportunità del mercato gluten-free: in Italia 600.000 sono i celiaci e 900.000 gli intolleranti al glutine; 3.5 milioni le famiglie acquirenti! Per farvi un’idea ancora più dettagliata consiglio la lettura di alcuni dati dichiarati da C Pilo in un articolo recente su Sole 24 Ore.

pasta

Barilla uscita con un prodotto base e principe della Dieta Mediterranea, quale la pasta, in realtà promette anche l’impegno da parte della stessa di trasformare qualche prodotto del Mulino Bianco in versione gluten free. C’è anche allo studio una grande novità di prodotto ma ancora è top secret. Grande suspense… bello!

Sono sincera: mi piace tutto! Era ora che una grande multinazionale dell’alimentazione convenzionale, quale Barilla, scendesse in campo…. Ora però cari celiaci e cari sensibili al glutine dovete essere saggiamente attenti a tutto ciò che viene proposto e veramente, ora i tempi sono maturi, per fare scelte consapevoli!

Logicamente la prima battuta va al prezzo/Kg… non dico nulla, perché nel tempo tanto si è detto sul rapporto qualità/prezzo e la qualità ha sempre premiato. Come sappiamo che un buon olio d’oliva non può costare poco più di 1 euro/L, anche la pasta non è esce da questa logica. Aggiungo tra l’altro una pasta dietoterapica, quale quella senza glutine è.

La seconda battuta va all’ingredientistica… nulla di nuovo: mais e riso e… i famigerati quanto temuti, mono e digliceridi degli acidi grassi come emulsionanti cioè composti che aiutano a legare l’impasto. Per anni siamo stati preoccupati delle presenza di questi intrusi nella pasta e ad oggi – permettetemi ma… nulla di nuovo anzi…

Si, dico anzi perché c’è anche qualcosa di antico! Al di là degli emulsionanti spiccano i cereali … antichi!

Ormai ben sappiamo che mais (anche pigmentato!) e riso sono per definizione cereali storici nel mondo dell’alimentazione senza glutine.

Oggi numerose altre Aziende -leader del mercato gluten free – sanno bene che si possono utilizzare altri cereali naturalmente senza glutine quali quinoa, grano saraceno – miglio – sorgo…. E noi nutrizionisti uniti a tutti i celiaci abbiamo insistito – e non poco… personalmente nel mio libro Celiachia e Dieta Mediterranea senza glutine ho dedicato un capitolo intero: il capitolo 7 – a che questi cereali entrassero nelle composizione dei nostri prodotti. Si chiedeva, e lo si fa tutt’ora, di migliorare la qualità nutrizionale nonché quella organolettica sensoriale dei prodotti destinati agli….. insofferenti al glutine (e alle schifezze che ci proponevano!!!).

Dunque nulla di nuovo ☺

Ultima battuta va alla comunicazione… in questi giorni ho letto, come tutti voi, tanti-tantissimi articoli usciti su testate più o meno gettonate e a mio modo di vedere sento un parlare fuorviante….
L’intolleranza al glutine, nella forma arcinota della celiachia e quella meno nota della sensibilità, è una malattia che interessa e coinvolge tutta la famiglia, sono d’accordo ma non perché i prodotti sono per tutti quanto piuttosto perchè tutti i componenti della famiglia mostrano un’attenzione particolare verso un loro componente!

un prodotto di qualità rivolto a tutti… oppure …. un prodotto che sia gradito anche da amici e familiari del malato per non creare differenze… uhmmm, attenzione!

Sono queste frasi che possono trarre in inganno e lanciare messaggi fuorvianti. L’alimentazione dell’intollerante al glutine è una terapia. Questa deve essere peculiare – originale – sua propria e preparata con cura, attenzione, amore e rispetto.

Credo che nessuna Azienda farmaceutica si preoccuperebbe di rendere un’aspirina gradita ad amici e familiari del malato per non creare differenze! Anzi studia il modo più coinvolgente.. studia il porta compresse, il familiare telefona per ricordare al proprio caro di prendere la compressa, la moglie prepara il bicchiere dell’acqua per la pillola delle 16.00….

Uguale nel prodotto dietoterapico…. proprio grazie a quel piatto senza glutine (pasta, torta, biscotto…) che qualcuno attentamente studia e prepara per il soggetto si realizza il più grande gesto di cura nei confronti del vicino sia esso amico che familiare che conoscente. E’ davvero un prendersi cura – take care.

Dunque a mio modo di vedere non si può banalizzare, generalizzare, svilire la forza di una terapia. L’impegno deve essere piuttosto quello di far si che sia di buona qualità nutrizionale e di buona palatabilità con un impegno economico decoroso e rispettoso.

A questo aggiungo anche che grazie alla scelta di ingredienti opportuni è possibile rispettare la biodiversità – la territorialità – la stagionalità anche in un prodotto da scaffale… In poche parole è possibile – come nell’alimentazione convenzionale – aver rispetto e cura dell’ambiente e delle sue risorse: suolo e acqua.

Bhè vi auguro allora saggi-dotti buoni acquisti e …. fatemi arrivare i vostri commenti!

Celiachia… in Australia come in Italia

La ripresa estiva è segnata da alcuni dati epidemiologici, ovviamente gluten free (!). Questa volta provengono dall’Australia.

Si, sono molti di più di quanto si possa pensare!

Il dottor Jason Tye-Din dell’Immunology division presso il Walter and Eliza Hall Institute e Bob Anderson, direttore scientifico presso l’US biotechnology company ImmusanT, in collaborazione con la Barwon Health, Deakin University, Healthscope Pathology e l’University of Queensland Diamantina Institute hanno sviluppato un nuovo iter diagnostico.

Il lavoro – pubblicato su BMC Medicine – ha visto il coinvolgimento di 2500 soggetti e dai dati ottenuti si è evidenziato che è possibile aumentare la precisione di diagnosi, diminuire i costi sanitari complessivi e ridurre esami invasivi quali la biopsia intestinale.

Secondo i ricercatori è sufficiente combinare il test genetico con il test anticorpale. Tale combinazione permette di sottrarre i falsi positivi del test anticorpale all’esame bioptico, che rimane comunque invasivo per il pz nonché costoso per la sanità.

1 donna australiana su 60 e 1 uomo su 80 sono potenzialmente celiaci. Stime precedenti avevano invece evidenziato che il numero di australiani con celiachia fosse non più di 1 su 100, come in Italia e come in Europa.

E se provassimo tale combinazione anche in Italia? Tante biopsie evitate!

Il Granoturco….. oro giallo per la Salute!

Questo il titolo del seminario che domani, domenica 25 agosto alle ore 10.30, terrò ad Apiro.

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Ammetto che seppur difficile concentrarsi perché è il primo talk della stagione ….sono ancora in regime vacanza… è piacevole quanto ghiotta occasione per spolverare e portare alla luce qualcosa di intrigante ma soprattutto per lanciare un’altra sfida!
Felicemente reduce – visti i risultati – di quella che mi ha impegnata nel voler declinare la Dieta Mediterranea in versione gluten free ora sto lavorando/difendendo quella che riguarda la relazione Green-Blue DIET&Mindfulness.

Riconosco l’eccesso di termini inglesi ma non scaturiscono da esterofilia quanto piuttosto dall’efficacia d’espressione…. Mannaggia a loro (!)… spero mi perdonerete :)

A mio modo di pensare non è una sfida quanto piuttosto un aggiornamento doveroso alla luce delle nuove acquisizioni medico-scientifiche che riguardano il concetto di DIETA ed il concetto di SALUTE. Condivido…..

Premetto qualche piccolo chicco (mi sembra più adeguato piuttosto che l’usuale chicche!) storico-culturale sul mais visto che sarà il protagonista/pretesto della chiacchierata….

Sfogliando le ingiallite pagine dei vocabolari liceali ho ri-trovato che …. Frumentone, formentone, formentazzo, granone, grano siciliano, grano d’India, melica, melinga e pollanca sono i diversi modi per identificare il granoturco o granturco. I puristi – linguisti sostengono invece che il termine granoturco altro non è che la maccheronica traduzione della locuzione inglese wheat of turkey, cioè grano per tacchini.

Simpatica è anche la sua storia sull’origine-provenienza. Secondo CharlsDarwin per gli amici – l’origine del mais è sud-americana mentre secondo Bounfans l’origine è africana e prova di ciò ne sono i ritrovamenti nelle piramidi ad opera di un archeologo. Secondo invece MacNeism l’origine è mesoamericana. In Italia? In Italia la coltivazione del mais arriva nel ’500 e ben presto diventa l’alimento base, declinato in polenta – pane e tortini, dell’intera popolazione contadina. Stretta sappiamo essere la relazione con la salute e dunque, poiché il mais è carente in vitamine del gruppo B, niacina e triptofano (aminoacido precursore), la popolazione italiana conoscerà la pellagra. Una malattia endemica con manifestazioni cutanee (dermatite) o a carico dell’apparto neurovegetativo (demenza) e/o dell’apparato gastrointestinale (diarrea).

Il Mais è un cereale che a pieno titolo entra nella dieta Mediterranea e ben risponde alle esigenze alimentari, nutrizionali e salutistiche. E’ proprio qui che piutossto che parlare di relazione tra Dieta&Salute parlerò di Green-Blue DIET&Mindfulness…..

Negli anni il termine dieta – più volte lo abbiamo ricordato – è passato dalla stretta accezione di regime ipocalorico, restrittivo e dunque punitivo, a quello di più ampio respiro di Dieta Mediterranea. S’intende cioè una corretta alimentazione ed un sano stile di vita di stampo mediterraneo.

Un epitaffio che così recita: un’abbondanza di prodotti di origine vegetale; quantitativi bassi o moderati di pesce, pollame, latticini e uova; solo piccoli quantitativi di carne rossa; olio di oliva come fonte principali di grassi e una moderata quantità di vino, normalmente consumata durante i pasti.

In realtà c’è di più ….. ecco perché ormai ritengo che i tempi siano maturi per parlare di Green-Blue DIET.

Focalizzando l’attenzione sulla corretta alimentazione possiamo introdurre i concetti di frugalità, stagionalità, biodiversità, territorialità ma anche di ecologia che per definizione è … lo studio delle relazioni tra gli organismi viventi (dunque l’UOMO) e il loro ambiente fisico (dunque il PIANETA). Così si spiega come, pur rimanendo nello stampo mediterraneo sopra descritto, si possano accostare i due aggettivi: green, verde per il rispetto della risorsa suolo, e blue, blu e rispetto della risorsa acqua!

Anche spostando l’attenzione sullo stile di vita i concetti si ampliano pensando all’importanza dell’igiene del sonno, della corretta ripartizione dei pasti, della cura di sè…. Fino ad arrivare all’esigenza di aggiungere una terza area – completamente nuova – quella lumosity celebrale.

Di contro anche il termine salute ha avuto una sua evoluzione, ecco perché anche in questo caso mi piace ampliare/modificare il termine salute con quello di Mindfulness. L’Organizzazione Mondiale della Sanità – per gli amici OMS – nel 1946 dava questa definizione: uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità.

Sarà L Wylie nel 1970 che vedrà la salute non più come uno stato quanto piuttosto come una condizione dinamica definendola come l’adattamento perfetto e continuo di un organismo al suo ambiente.

Ulteriore perfezione la si raggiunge con l’intuizione di Bo nel 1976: Lo stato di salute è una condizione di continuo adattamento e perfezionantesi equilibrio tra organismo (corpo e psiche) e l’ambiente (naturale e sociale), fino al raggiungimento del completo benessere fisico, psichico, spirituale, sessuale, ecologico.

Ma…. a me piace l’ultima che a mio modo di vedere è la summa maxima della salute, cioè la Mindfulness (letteralmente attenzione consapevole o attenzione nuda). Fonte: Mindfulness e Benessere psicologico.

La Mindfulness è uno stato mentale in cui la persona ascolta ed osserva le proprie emozioni, le proprie sensazioni fisiche, accettando i propri pensieri così come sono senza giudicarli, senza cercare di modificarli né bloccarli e senza reagire agli stessi. E’ dunque un processo continuo di ascolto e consapevolezza di stati interni ed esterni e non è mai costante.

La Mindfulness è indirizzata a chiunque desideri, trascendere le proprie limitazioni e raggiungere un livello più alto di benessere psicologico, fisico e sociale.

Ecco allora che la sfida anche in questo caso è vinta! Alla luce di quanto esposto credo che la relazione Green-Blue DIET&MINDFULNESS altro non è che l’evoluzione della ben nota relazione DIETA&SALUTE.

Questo è un pò il canovaccio sul quale mi muoverò poi vi darò altri dettagli…. vi aspetto!

Prodotti gluten free nella GDO

Una realtà nuova ma antica.

I prodotti gluten free hanno da sempre avuto – come canale di vendita – la farmacia.

Inizialmente tutto ok, poi è cominciato il malcontento legato alla medicalizzazione dell’acquisto, alla ghettizzazione del soggetto celiaco, al costo e via a dire…
Tale acquisto per altro era (è!) suggellato dal buono mensile erogato dal Sistema Sanitario Nazionale, spendibile solo in farmacia.

Negli anni sono cambiate le situazioni d’intorno e pertanto ecco che alcuni prodotti hanno fatto la loro comparsa al supermercato e/o nei negozi specializzati ed anche il buono mensile ha cambiato la sua connotazione ed il suo potere di acquisto.

Oggi siamo arrivati qui: un appello al ministro della Salute Beatrice Lorenzin perché il ticket erogato mensilmente dallo Stato possa essere speso oltre che nelle farmacie anche nei supermercati.





Su una piattaforma web è stata lanciata da una mamma, una petizione che ha raggiunto già 12.000 adesioni. Il movente sembra essere il prezzo dei prodotti gluten-free. Un esempio? Eccolo…. 1 Kg di farina 6.79 euro.

Di fronte all’evidenza è inutile negare o fare i paladini dell’insostenibile. Mi permetto però di fare una considerazione sul mercato senza glutine.

A mio modo di vedere preferirei chiedere al Signor Ministro di pensare/creare e realizzare un paniere di prodotti calmierati proprio come avviene nel mondo – che i più amano definire normale, quello con glutine. Significa che farina, pane e pasta non possono superare il prezzo di…. /Kg.

Il luogo di acquisto lo lascerei libero perché ognuno di noi deve essere libero di muoversi nel mercato secondo le proprie idee. Personalmente penso che se per una maglietta o similari – che deve stare fuori del mio corpo , entro in boutique e la voglio griffata…. scusatemi ma… per qualcosa che deve entrare nel mio corpo e farne poi parte – il biscotto che mangio poi diventerà carboidrato – grasso e proteina peculiari della mia composizione corporea – è proprio questa, la volta buona che entro nella miglior boutique!!!

A questo aggiungo anche che ho molto piacere che ci siano Aziende e Professionisti che si prendono cura di me – take care, dicono gli inglesi e che è ben diverso dal curare – che sono una persona particolarmente attenta alla mia alimentazione!

Ben venga dunque l’Azienda che formula sempre nuovi prodotti specifici per me. Anzi suggerisco caldamente di non studiare NUOVE categorie commerciali scimmiottando i prodotti con glutine quanto piuttosto suggerisco di studiare/proporre NUOVE formulazioni con materie prime che abbiano una qualità nutrizionale ed organolettica-sensoriale ottime!

Ben venga il professionista – farmacista, in questo caso – in grado di consigliarmi, educarmi e informarmi per acquisti consapevoli e salutari. Ovviamente – come tutti servizi – questo ha un costo!

Leggere ‘sempre’ con curiosa attenzione!

L’estate in genere è tempo di relax e si ha un pò più di tempo da dedicare alla lettura – non forzatamente dotta e monotematica ma sicuramente sempre attenta!

Il tema che mi sta a cuore – ormai si sa! – è la celiachia o meglio- sulla base delle recenti acquisizioni medico-scientifiche – i disturbi glutine correlati. Rimedio o cura o terapia – trovate voi il termine che più vi aggrada! – indiscusso per tali malattie è la dieta senza glutine declinata in versione mediterranea. Di questo ne ho data testimonianza nel libro Celiachia e Dieta mediterranea senza glutine, a tutt’oggi attuale.

Proprio stamattina – tanto per fare il grillo parlante di Pinocchio (mi auguro però di non finire sotto un martello!) – leggo due articoli che pur parlando dello stesso tema sono esempi di buona vs cattiva informazione on-line.Una sorta di continuo ping-pong tra corretta e cattiva informazione.

Il primo titola: La dieta senza glutine? Non fa dimagrire
.. di contro il secondo scrive:
[....]L’alimentazione seguita dai celiaci può aiutare a perdere peso, ma non è strettamente dimagrante. Si tratta di un regime alimentare che garantisce di sentirsi più leggeri e in forma.

Dico io, stiamo parlando di alimentazione e pertanto sono consapevole che la preoccupazione prima – che-che’ fior di nutrizionisti cerchino di insegnare-educare – rimangono le calorie MA… qui si parla di una terapia. La terapia è in funzione della malattia che cura e credo che a nessuno salterebbe in mente di scrivere che un antibiotico garantisce di sentirsi più leggeri e in forma.

E’ possibile fare buona informazione e parlare correttamente seppur si vuole associare l’alimentazione senza glutine alla perdita di peso….
[….]Gwyneth Paltrow, Victoria Beckham, Miley Cyrus. Ma anche Rachel Weisz, Russell Crowe e Elisabetta Canalis sono le star attratte dalla dieta senza glutine, il regime alimentare per celiaci che rischia di diventare una moda per chi celiaco non è.[….]

E credo che tutti ben comprendiamo la differenza se si scrive che…
[….] Se vedete questa modalità di alimentazione come uno stimolo a seguire una dieta più sana e variata, può essere utile […]

Ovviamente tutto questo non è funzionale a mettere in buona o cattiva luce quella testata o piuttosto quel giornalista, quanto ho invece piacere che possa servire come monito a scrivere sempre in modo semplice ma scientificamente corretto e facendo riferimento a fonti scientifiche certe. D’altro canto ho piacere a solleticare il lettore a leggere sempre con grande curiosità, attenzione e spirito critico.

E’ fondamentale leggere – sapere – conoscere – cercare il confronto di opinioni per poi elaborare una propria idea con lo scopo di attuare scelte consapevolilibereoriginali!

Le persone originali danno sempre fastidio alla società.
Non sono facili da manipolare, rimangono se stesse.
Cercano di vivere la propria vita
NON secondo uno schema
ma secondo la LORO VISIONE
:)

Barilla versione gluten-free

Più o meno dall’inizio dell’estate risuona la notizia che in casa Barilla ci sono due grandi novità. Queste sono state presentate all’Università Bocconi a Milano: l’Accademia del marketing – una scuola aziendale di comunicazione, e un progetto che prevede l’uscita a fine 2013, di pasta gluten-free.

Ecco svelato il motivo perché ho deciso di parlarne!

Il prossimo autunno verranno lanciate per il canale food-service negli USA e a fine anno in Europa e in Italia, 4 referenze di pasta: spaghetti – penne – rotini e elbows – quest’ultimo peculiare solo del mercato americano.

L’uscita di Barilla si inserisce in un momento in cui la domanda di prodotti gluten free è in crescente aumento: 200 milioni di consumazioni a ristorante nel 2012, esattamente il doppio rispetto a 4 anni fa!

Cosa c’è di nuovo? Sicuramente tutto da scoprire ma al momento sappiamo che:
1. l’ingredientistica della nuova pasta prevede l’uso di farina di mais giallo, mais bianco e riso;
2. il prodotto ha già superato brillantemente i focus test e i test organolettici dei consumatori americani;
3. alla pasta si aggiungerà presto la categoria biscotti
ed infine, ultima novità e – a mio modo di vedere – la più degna di nota e che sarà tutta da seguire con grande interesse, è la promessa/anticipazione che la distribuzione sarà tutta green!!!

Saranno attivati canali e-commerce, a basto costo e a basso impatto ambientale.

La nuova linea è stata già presentata in anteprima a maggio a Chicago al Nra Show, la più importante rassegna Usa per il canale horeca (meglio scrivere Ho.Re.Ca poichè è un acronimo e sta per Hotellerie-Restaurante-Cafè. Termine utilizzato dalla Aziende per definire il canale commerciale alberghiero, della ristorazione e delle bevande).

Ora – informati dei fatti – non rimane che seguire con interesse, curiosità e spirito critico (come il sagace Anton Ego!) ciò che accadrà nel prossimo futuro, augurando un sereno-accogliente “Benvenuto nel mercato gluten free” e “In Bocca al Lupo” al signor Barilla!!!

Sua Maestà… lo yogurt!

Ben trovati!… anche Not Only Gluten Free riprende la sua attività e come argomento di ripesa ho scelto lo yogurt… bianco, fresco, nutriente ma… si, ci sono alcuni ma!

E’ uno degli alimenti più amati ma anche più temuti, per i suoi effetti poco graditi, da chi è intollerante al lattosio o chi crede di esserlo (spesso per autodiagnosi!). Sono frequenti i casi in cui la celiachia si associa a tale reazione avversa dove il responsabile è uno zucchero: il lattosio. Il disaccaride la cui fonte alimentare è il latte e di conseguenza i suoi derivati, è composto da galattosio e glucosio che – per gli amanti della chimica – si legano grazie ad un legame beta (1-4) glicosidico.

Gli intolleranti al lattosio mancano di lattasi, un enzima specifico per la sua idrolisi (digestione). Per semplicità immaginiamolo come uno specifico paio di forbici, prodotto dagli enterociti del duodeno, atto a tagliare-sminuzzare e rendere così assorbibile il disaccaride.

Tale mancanza può essere completa, parziale o…. transitoria. Nel primo caso il soggetto non tollera né latte, né derivati seppur stagionati perché manca completamente di tale enzima mentre nel caso di una carenza parziale yogurt e/o formaggi a media-prolungata stagionatura, possono essere tollerati poiché la fermentazione operata dai batteri lattici fa si che siano presenti solo tracce del disaccaride inquisito. Infine nel caso di intolleranza al lattosio associata alla celiachia, si parla di transitoria poiché in seguito alla ristrutturazione della struttura-architettura dei villi della mucosa intestinale dopo avvio di alimentazione e stile di vita gluten free tale condizione tende a scomparire. L’intestino è tornato in salute e l’enzima torna ad essere prodotto in quantità sufficienti.

Ma…. latte, yogurt e derivati non sono allontanati dall’alimentazione quotidiana solo da chi è intollerante al lattosio. C’è anche da chi fa considerazioni di carattere più squisitamente etico-salutistiche e che capita sia simpaticamente apostrofato come soggetto strano. Da un punto di vista etico il latte è proprio da evitare: in natura viene prodotto dalla mucca per nutrire il suo vitellino e quindi perché darlo all’uomo? Aggiungiamo anche che le condizioni di vita della mucca da latte sono drammatiche. Da un punto di vista della salute umana il latte non ha motivo di essere mantenuto e per spiegarlo meglio lascio la parola alla collega (nonchè amica!) Luciana, dottoressa Baroni

Dati recenti (indagine INRAN-SCAI 2005-2006; indagine condotta da Astra Ricerche per Assolatte) hanno evidenziato che l’alimentazione italiana moderna ha un apporto insufficiente di latte, yogurt e latte fermentati sebbene sia le Linee Guida elaborate dall’INRAN – revisione 2003 – che il Libro Bianco realizzato dall’INRAN, dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute e da alcune Società Scientifiche sottolineino l’importanza di un consumo giornaliero di 3 porzioni di latte/yogurt da 125 grammi.

Un ragionevole dubbio leggendo la composizione degli artisti delle indicazioni, sorge ma è puramente un parere personale!

Focalizzando l’attenzione sui soli consumatori – cioè il 24% della popolazione totale – emerge che questi consumano ben 86g/die di sale che equivalgono a 5 vasetti (unità di misura peculiare dello yogurt!) a settimana. Questo, a mio modo di vedere, è ben più drammatico di 1 solo vasetto a settimana di yogurt! Ben sappiamo gli effetti negativi sulla salute di un abuso di sale.

Quali sono i benefici dello yogurt? Lo yogurt permette di:
- consumare un prodotto a base di latte anche ai soggetti intolleranti al lattosio;
- raggiungere il quantitativo raccomandato di calcio;
- migliorare il valore biologico delle proteine ingerite;
- impiegare un prodotto di composizione bilanciata e correttamente porzionato per colazione o spuntini (metà mattina o metà pomeriggio)
- consumare prodotti con interessanti funzionalità aggiunte (prodotti arricchiti in vitamine e/o minerali e probiotici).

Ma… torniamo con i nostri “ma” associati ai punti soprariportati …
1. il soggetto intollerante al lattosio ha a sua disposizione tanti altri cibi per completare-bilanciare la sua alimentazione. Ad esempio quelli derivati da latte di soia o di riso o, recentemente, quelli derivati da latte di avena;
2. i livelli raccomandati per la popolazione italiana di calcio indicato dai LARN, può essere raggiunto grazie ad una alimentazione variata, equilibrata poiché fonti importanti di calcio sono anche frutta (arance, fragole, noci…), verdure (lattuga), ortaggi (zucchine) e legumi (fagioli, ceci, soia);
3. il valoro biologico delle proteine può essere migliorato utilizzando pane di segale, granoturco, soia, fagioli….
4. frutta fresca, secca, a guscio costituiscono ottime alternative per comporre una gustosa, equilibrata e bilanciata colazione nonché pratici spuntini;
5. esistono matrici alimentari già ben ricche di minerali e vitamine quali frutta, verdura, ortaggi, erbe aromatiche e erbe spontanee edibili perché, dunque cercare tali nutrienti in matrici non proprie quali latte e yogurt???

Insomma spero di avervi offerto qualche spunto per ragionare con la propria testa e soprattutto leggere sempre con spirito critico e basandosi sul criterio scientifico con tanta curiosità tutto ciò che ci viene proposto allo scopo di fare sempre scelte quotidiane consapevoli e sopratutto in corretta sintonia con le esigenze del nostro organismo!

L’Europa “declassa” i celiaci!

E’ più o meno questo il titolo che sta andando per la maggiore su numerose riviste o siti o web-blog in questi giorni! Tanto scalpore per una decisione annunciata già da tempo ed una battaglia nella quale la stessa Associazione Italiana Celiachia ha impegnato tante energie in questi ultimi anni e/o mesi, dunque…. perché tanta meraviglia?

Aggiungo e ricordo anche, che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi in cui è prevista l’erogazione gratuita – grazie ad un bonus – da parte del Sistema Sanitario Nazionale, pertanto il Parlamento Europeo dopo alterne vicende ha deciso di approvare il Regolamento COM 353/2011.

Mi ha incuriosito molto la parola declassare tanto che ho ripreso in mano un vocabolario… diminuire d’importanza, questo è il significato. Siamo stati dunque declassati – come celiaci – perché non abbiamo il sostegno economico? Tutto ruota intorno ad un bonus per fare la spesa? Per giunta un bonus tanto discusso perché inadeguato sia come importo che come destinazione d’acquisto: la farmacia.

Come celiaca e come professionista sono un pò amareggiata/delusa/perplessa…. In particolare leggendo frasi come questa: …. celiaci declassati dall’Europa: a causa dell’aumento della percentuale di popolazione che soffre di sensibilità al glutine non celiaca….. demagogia spicciola!!!

So bene che l’economia ha la sua importanza. Non si può negare che ogni anno in Italia si spendono 250 mln di euro per prodotti senza glutine e di questi 180-190 mln sono quelli erogati gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti con celiachia diagnosticata.

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Credo però che non possa essere una mera proporzione matematica, seppur logica, che possa essere addotta per buttare fango sulla celiachia e su quelle che sono le recenti acquisizioni riguardo ai disturbi glutine correlati quali Sensibilità al Glutine Non Celiaca ed allergia la frumento.

Mi spiego meglio… se questi sono i costi e sappiamo che in Italia i celiaci diagnosticati sono circa 135.000 ma quasi 465.000 non sanno di esserlo, le cifre di spesa sono destinate ad aumentare. Se poi a questi aggiungiamo i sensibili al glutine, le cifre lievitano ancora di più!

A mio avviso però non è certo questa la base della decisione del Parlamento e di contro non possiamo tacere sulle novità che vengono dal mondo della ricerca… sarebbe deprecabile tenere la popolazione nell’ignoranza … paura di condividere un sapere… non voler far crescere nella conoscenza la popolazione… uhmmmm

La ricerca va avanti (anche se in Italia molto a stento!) e la comunità va informata in modo corretto e semplice anche perché la staticità e l’ignoranza sono due gravissimi tumori della società e dei suoi governanti.

Da anni ormai stiamo dicendo e continueremo a farlo, che alimentarsi senza glutine correttamente NON è una moda quanto piuttosto un modus vivendi che permette al soggetto di ripristinare il stato di SALUTE.

La Campagna di informazione che nel mese di giugno proseguirà dopo la fruttuosa “tre giorni de l’Esperto Risponde”, prosegue in questa logica infatti ha avuto lo scopo di informare correttamente per far si che nessuno prenda la decisione di mettersi a dieta senza glutine deliberatamente quanto invece di rivolgersi ad un esperto per arrivare correttamente a diagnosi o di celiachia o di sensibilità o di allergia. Tanto che ha visto il supporto anche di una società scientifica ed il patrocinio della RAI!

Riconosco che probabilmente parlare di percentuali – 6% della popolazione – riguardo ai soggetti che vivono la Sensibilità al Glutine Non Celiaca è sicuramente azzardato ma di contro non la si può negare tanto che numerosi studi condotti in diverse parti del mondo e che lavorano in modo autonomo sono arrivati a conclusioni analoghe. Come pure non si può negare che queste persone stanno “bene” quando seguono una alimentazione priva di glutine.

Sicuramente celiachia e sensibilità – come pure l’allergia – sono entità ben diverse ma la terapia è uguale. Ad oggi possiamo dire che il celiaco segue la terapia per tutta la sua vita mentre per il sensibile non possiamo dirlo ancora.

Credo dunque che la decisione del Parlamento Europeo presa l’11 giugno non sia stata determinata dalle motivazioni addotte – in modo maldestro – che stiamo leggendo in questi giorni per far scalpore…. quasi fosse uno dei tanti tormentoni estivi. Lasciamo a cose più leggere questo modo di fare e riconquistiamo professionalità ricordando l’ambito medico-sanitario-scientifico-culturale nel quale ciascuno di noi a vario titolo opera!

Sono fermamente convinta che i celiaci– categoria vulnerabile perché necessita di alimenti a fini speciali – non si sentono declassati perché depauperati del bonus mensile!

Il celiaco e soprattutto la sua terapia – cioè una alimentazione senza glutine ed uno stile vita attento alle contaminazioni – non sono importanti in funzione del compenso economico quanto piuttosto in funzione di una corretta diagnosi e di una tenace compliance alla dieta gluten free.