Tagli all’esenzione gluten free
Questa ci mancava!
C’è poco da scherzare…. ieri è stata paventata l’idea che l’esenzione per i celiaci – in vigore in Italia dal 1982 con badget diversificati per sesso ed età – potrebbe essere spazzata via in seguito alla manovra di contenimento delle spese alla quale da qualche mese sta lavorando il Prof. Monti. NON voglio fare politica ma solo una riflessione sulle ripercussioni di tale eventuale decisione.

Prima come italiana e poi ..come celiaca… confesso che mi farebbe veramente tanto-tanto piacere vedere che qualcuno dei nostri superiori (laici e NON) cominciasse a spogliarsi di qualche privilegio prima di venire a toccare il rimborso di qualcosa che altro non è che un farmaco salva-vita! Mi spiego…
La celiachia è una malattia che sia per definizione che per la sua terapia o cura, ha un forte ed importante impatto biolgico – psicologico e sociale pertanto coloro che ne sono affetti credo abbiano il diritto di essere assistiti adeguatamente. Ovviamente evitando gli sprechi cioè tutto deve avvenire secondo il principio del rispetto delle risorse economiche… dunque via le false diagnosi, via la richiesta di invalidità, via che la pasta del celiaco va a tutta la famiglia etc…
Negli anni tante cose sono cambiate sempre nell’ottica di migliorare lo stato di questi soggetti. L’Italia è diventata punto di riferimento per la comunità europea sia nella gestione che nella ricerca in questo campo, dunque ora perchè tornare indietro? Tante sfumature sono state lette e rilette e direi quasi con un lavoro certosino l’Associazione Italiana Celiachia ha portato a risultati d’eccellenza, seppur tra le tante polemiche e disapprovazioni ma…. questo fa parte del gioco!
Per andare incontro ai problemi psicologici, ad esempio si è cambiata la definizione, cioè da malattia è diventata condizione. Anche io fui tra le fautrici di questo concetto ma poi andando alla pratica clinica non si è trovato riscontro positivo …..E’ preferibile infatti chiamare le cose con il loro giusto nome! Definire la celiachia una condizione significa non riconoscere l’eziopatogenesi così tanto complessa, significa non riconoscere il peso degli aspetti biologici (alterazioni della biologia dell’individuo), psicologici (alterazioni della sfera emotiva e percettiva) nonchè sociali (alterazioni delle vita di relazione). Ma soprattutto significa svilire la terapia e cioè l’alimentazione e lo stile di vita gluten free, quasi un voler legittimare il jolly con glutine!
Non è così…. la celiachia è una malattia la cui terapia deve essere seguita in modo rigoroso senza deroghe. La dieta gluten free – il farmaco salva-vita di cui sopra – è in campo medico, uno degli esempi più entusiasmanti dell’efficacia terapeutica sia per il paziente che per lo specialista poiché permette ai soggetti di riappropriarsi e mantenere nel tempo lo stato di benessere psico-fisico. Ciò non toglie che sempre dobbiamo tenere una finestra aperta sulla ricerca di possibili reti di salvataggio o soluzioni alternative!
Da poco la celiachia è stata derubricata dall’elenco delle malattie rare del Ministero della Salute a quello delle malattie sociali (legge 123/05). Questo perché l’epidemiologia ha evidenziato le proporzioni endemiche della crescita di questa intolleranza nella popolazione mondiale. E’ recente inoltre l’acquisizione che a giovarsi di una dieta gluten free non siano solo i celiaci ma anche tutti coloro che vivono i disordini glutine correlati. Il mancato rispetto di una dieta gluten free avrebbe delle enormi ricadute sullo stato di salute e di conseguenza aumenterebbero enormemente i costi sanitari in quanto sappiamo che la mancata osservanza della terapia ha gravi conseguenze sulla salute del soggetto. Si aprirebbe tutto il capitolo delle complicanze della celiachia!
A questo aggiungo anche l’importanza delle ricadute economiche sulla famiglia del celiaco. Gli alimenti gluten free sono, infatti molto più costosi di quelli convenzionali. Ecco un esempio: 1 kg di pasta di frumento costa poco più di un euro, mentre 1 kg di pasta gluten free costa quasi 11 euro!
Insomma che siano tempi di vacche magre o che siano tempi di vacche grasse, occhio a ciò che si fa e sopratutto COME lo si fa.






